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AL CENTRO ESPOSITIVO VIART, IN OCCASIONE DI VICENZA JAZZ, DUE MOSTRE DEDICATE A “LA VOCE DELLA MUSICA” E ALLE FOTO DI PINO NINFA

Paolo Fresu (foto Pino Ninfa)
Paolo Fresu (foto Pino Ninfa)

Con le due mostre che vengono inaugurate venerdì 27 aprile (ore 17.30) anche ViArt, il centro espositivo dell’artigianato artistico vicentino, torna a essere uno dei “luoghi” del festival Vicenza Jazz.

Due sono le mostre che, allestite negli spazi di Palazzo del Monte, in Contrà del Monte, accompagneranno il cartellone dei concerti fino al 13 maggio.
La prima mostra, intitolata “La voce della musica”, offrirà ai visitatori una galleria di fonografi, grammofoni, strumenti musicali, apparecchi radio e di “precinema” provenienti dallo straordinario Museo Tibaldo di Trissino, una collezione tutta dedicata alla Storia della Comunicazione dal 1700 al 1970, compresa ovviamente la storia della diffusione e della riproduzione musicale.
A cominciare dai “piani a cilindro”, industria che nasce nel Novarese e si espande poi in molte altre parti del paese. Agli inizi erano piani a sedia con caratteristiche simili ai piani a coda, pesavano circa 45 kg ed erano trasportati a tracolla dai suonatori ambulanti assieme a un cavalletto sul quale venivano appoggiati. Questi strumenti, a seconda delle varie regioni, prendevano definizioni diverse: ad esempio a Napoli erano chiamati “pianini”, in Lombardia e Francia “organetti da barberia”, nel Veneto “verticali”, in altri luoghi semplicemente “organi” o “pianole”. Si passò presto alla costruzione dei piani a cilindro verticali, dotati di leva a mano e, successivamente, di motore a manovella. Per il cambio dei brani musicali, in un primo momento si ricorreva a un perno che poi venne sostituito da una leva che comandava una camme a volte chiamata “lumaca”. Il nuovo sistema consentiva di poter scegliere con una certa rapidità, attraverso l’indicazione di un numero, il brano musicale da ascoltare. Agli inizi del ‘900 i cilindri vennero completati con l’aggiunta del suono delle campane, della batteria, delle nacchere e dei mandolini. Strumenti così complessi venivano noleggiati o venduti ai gestori di locali pubblici e tale industria continuò a svilupparsi fino ai primi anni ’20 ma a partire dal 1877, con l’invenzione del fonografo e successivamente del grammofono, il destino di uno tra i più romantici degli strumenti musicali, attorno al quale oltre un secolo di vita sociale era trascorsa, era praticamente segnato. Comunque, fu l’antenato del juke-box. Basta comunque visitare il sito www.museotibaldo.it per farsi affascinare da questa e altre storie.
La seconda mostra in programma a ViArt, “Round About Township”, vedrà invece allestita una galleria fotografica di Pino Ninfa, professionista dell’obiettivo tra i più attivi nella ritrattistica di artisti jazz e, al tempo stesso, fedele “testimone” sui luoghi della rassegna vicentina.
E proprio la sequenza delle immagini di Ninfa, allineata nella Sala del Capitolo di ViArt, farà da sfondo all’incontro in programma domenica 6 maggio, alle ore 18, con la poetessa sudafricana Natalia Molebatasi, che assieme a Marco Fazzini leggerà alcune sue pagine accompagnata dal sassofono di Claudio Fasoli e dal contrabbasso di Simone Serafini.


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