Tutta la magia dell’Aida all’Arena di Verona

A Menfi soffiano venti di guerra. Ramfis, capo dei sacerdoti e potenza occulta dello stato, informa Radamès , capitano delle guardie , che gli Etiopi stanno per invadere l’Egitto (…). Mentre la luna piena sorge sullo sfondo dell’impalcatura scenografica, le prime note rompono il silenzio  calato sul pubblico dell’Arena. Va  in scena la tragedia di Aida di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni: la rappresentazione  più classica del palinsesto programmato dalla Fondazione Arena di Verona che ogni anno appare in cartellone.
Al centro domina una grande piramide, costruita con un puzzle di paletti trasversali, in un’illusione dei gradoni arenari originali, che gira e si apre come uno scrigno, sorvegliata e protetta da grandi sfingi. Nell’effetto scenico delle luci, in alcuni momenti, si avverte la sensazione di essere  veramente proiettati nel silenzio e nella maestosità del deserto. Questa edizione, nell’insieme, è stata di una raffinatezza come poche altre, grazie alla regia e scenografia di Franco Zeffirelli, ai costumi di Anna Anni, alla coreografia di Vladimir Vasiliev e al direttore d’orchestra Andrea Battistoni.
Gli interpreti si sono esibiti con grande  trasporto emotivo: Romano Dal Zovo, Judit Kutasi, Susanna Branchini, Walter Fracarro, Gianluca Breda, Amartuvshin Enkhbat, Carlo Bosi, Arina Alexeeva, Beatrice Carbone, Eleana Andreoudi e Davit Galstyan.
(…) Nel Tempio di Vulcano, i sacerdoti chiudono Radamès sotto la pietra tombale. Ad attenderlo c’è  Aida, entrata di nascosto nella cripta per morire con l’uomo che ama. Lui si dispera, lei vede avvicinarsi l’angelo della morte e la gioia eterna. Nel Tempio, invaso dalla luce, Amneris, sconfitta, invoca la pace: una sola nota, ripetuta, cupa. Nell’oscuro sotterraneo in cui vengono sepolti, Aida e Radamès sono immersi in un mare di luce musicale: annuncio di un mondo ultraterreno nel quale si realizzerà la felicità negata in Terra.
L’Arena di Verona, con la magia della storia e dell’arte, riesce sempre ad alimentare nell’animo dello spettatore il fuoco della cultura operistica.