Energie e sostenibilità al centro della 22ª Confartigianato High School. Gap extra costo rispetto UE: Veneto al secondo posto in Italia, tra le province Vicenza al 9° posto. Cavion: «Energie rinnovabili e nuovo nucleare la strada da percorrere. Ma non da soli”
C’era anche la delegazione vicentina, guidata da Gianluca Cavion in veste di presidente del Consorzio Caem di Confartigianato Imprese Vicenza, alla 22ª edizione di “Energies and Sustainability Confartigianato High School” che si è svolta in questi giorni a Domus de Maria (Cagliari). Si tratta dell’appuntamento annuale organizzato dal sistema Confartigianato in collaborazione con i suoi Consorzi energia Caem, CEnPI e Multienergia per fare il punto sulle trasformazioni degli scenari geopolitici, economici ed energetici e il loro impatto sul futuro delle imprese. Un appuntamento che riunisce oltre 300 rappresentanti del management delle Associazioni territoriali di Confartigianato e i vertici nazionali della Confederazione che si confrontano con esponenti delle istituzioni, esperti, docenti universitari per analizzare le sfide che stanno ridisegnando il sistema energetico e produttivo e per individuare strumenti e opportunità utili ad accompagnare artigiani e piccole imprese nella transizione verso un’economia più sostenibile.
«Si tratta di un importante momento di confronto e di reciproca crescita per le realtà coinvolte – commenta Cavion-. Condividere problematiche ma soprattutto le esperienze virtuose territoriali, come la Comunità Energetica A-Certa nata nel vicentino, consente di replicarle e di presentarle agli interlocutori istituzionali presenti all’evento. Questo a dimostrazione che ci sono altre strade per le forniture energetiche a patto però che a percorrerle non siano solo le imprese artigiane».
L’evento infatti rappresenta una delle tappe dell’impegno di Confartigianato sui temi della sostenibilità, sviluppato attraverso il brand “Confartigianato Imprese Sostenibili”. Un percorso che proseguirà in autunno con la Settimana per l’Energia e la Sostenibilità, in programma dal 19 al 24 ottobre con iniziative in tutta Italia, quindi anche a Vicenza, rivolte a cittadini, imprese e istituzioni.
Le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, con un peso del fisco in bolletta maggiore del 47,4% rispetto all’UE. E’ quanto emerge dal rapporto di Confartigianato, secondo il quale la bolletta elettrica delle piccole imprese italiane è oggi tra le più costose d’Europa: 25,99 centesimi di euro/kWh, un prezzo che supera del 17,9% la media UE (22,04 centesimi/kWh) e che colloca l’Italia al terzo posto nell’Unione europea, dietro Irlanda (28,33 centesimi) e Germania (26,06 centesimi). A gonfiare il costo dell’elettricità dei piccoli imprenditori contribuisce il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta (accise e oneri generali): superiore del 47,4% rispetto alla media UE, con un carico pari a 5,44 centesimi/kWh, il terzo più alto in Europa dopo Polonia (7,41 centesimi) e Cipro (7,32 centesimi). Il fisco in bolletta cala al crescere dei consumi: le grandi imprese energivore italiane registrano, infatti, un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre le imprese con i consumi minori, inferiori a 20 MWh, subiscono il divario più elevato, pari addirittura al +75,5% nel confronto con l’UE.
Confartigianato ha stilato la classifica delle regioni e province con il maggiore extra costo “elettrico” pagato dalle piccole imprese rispetto alla media europea. In testa alla graduatoria regionale si posiziona la Lombardia con 700 milioni di euro, seguita da Veneto (376 milioni). A livello provinciale, il maggiore divario della bolletta elettrica delle piccole imprese rispetto all’Europa con 66milioni colloca Vicenza al nono posto.
«Il caro-energia – ha ricordato il Presidente di Confartigianato nazionale, Marco Granelli – frena la competitività delle piccole imprese. Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori, perché oggi penalizza le piccole aziende costrette a pagare anche per i grandi energivori. Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa».
«In una situazione in cui si prevede nei prossimi anni un forte un aumento della richiesta di energia elettrica, basta pensare alle esigenze per i data center, è del tutto evidente la necessità di produrla “in casa”. Questo lo si fa con un mix di produzione energetica che dovrebbe includere le rinnovabili e il nuovo nucleare che richiede un approccio realistico -aggiunge Cavion-. Il fotovoltaico è sicuramente di interesse per molte delle piccole imprese che rappresentiamo del settore manifatturiero che operano in edifici e capannoni le cui dimensioni vanno dai 500 a 2.000 metri quadrati, fra i nostri associati c’è inoltre un grande numero di installatori di impianti, e al nostro fianco da sempre abbiamo i nostri consorzi di garanzia e le banche territoriali. La strada dell’autoproduzione e autoconsumo, come proporne A-Certa ad esempio, è quindi ben percorribile. In questo percorso però dovremmo essere affiancati dallo Stato che deve supportare una transizione sempre più necessaria per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese».
Comunicato 112
