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Ulteriore stangata per i ristoranti. Malinverni: “Il settore è allo stremo, chiediamo solo di fare il nostro mestiere”

Per il settore della ristorazione questo può ben essere classificato come un anno drammatico

9 dicembre 2020

Entro il 15 dicembre gli operatori della filiera della ristorazione potranno chiedere un contributo a fondo perduto per l’acquisto di prodotti agricoli e alimentari. L’entità di questa misura si aggira, nella maggior parte dei casi, sui 1.000 euro. Di fatto, spiegano gli operatori del settore di Confartigianato Imprese Vicenza, pari all’incasso di due serate in periodo natalizio.

Ma tale ristoro è stato pensato in rimedio alle perdite passate, non a quelle future. L’ennesima magra consolazione per un comparto che ha visto il 2020 iniziare con uno stop a marzo (a ridosso della tradizionale stagione di matrimoni, cresime, comunioni…); saltare a piè pari Pasqua; riaprire a singhiozzo e con forti limitazioni. Per il settore della ristorazione questo può ben essere classificato come un anno drammatico che ha penalizzato in maniera specifica i pubblici esercizi. E i provvedimenti stabiliti con i Decreti degli ultimi giorni mettono definitivamente in ginocchio un comparto già in sofferenza, che ha registrato numerose cessazioni di attività, e che guarda al 2021 con sempre maggiore preoccupazione.
Vietare gli spostamenti nel periodo delle festività e in particolare a Natale, Santo Stefano e Capodanno, significa togliere drasticamente la possibilità di lavorare nell’unico periodo dell’anno naturalmente favorevole per il settore e che avrebbe potuto dare una boccata d’ossigeno ai ristoranti.
“In molti ci chiediamo che senso possa avere aprire il ristorante il 25, 26 e 31 dicembre (in questo caso solo fino alle 18) considerato che gli avventori possono essere esclusivamente i cittadini dei singoli Comuni. Le famiglie poi, pur con tutta la loro buona volontà, al ristorante si recherebbero una sola delle tre giornate. C’è poi la questione dei locali che si trovano in Comuni molto piccoli che potrebbero avere più posti che clienti – commenta Christian Malinverni, Presidente della categoria Ristoranti e bar di Confartigianato Imprese Vicenza -. Le ultime disposizioni sono una vera mancanza di rispetto per chi fa il nostro lavoro: sembra proprio che non si comprenda, o meglio non si voglia comprendere, come lavoriamo. Già il Decreto permette l’apertura dei nostri locali solo a pranzo, dovremmo attrezzarci per ricevere appena qualche famiglia se ci va bene”.
Lo sfogo arriva dagli operatori vicentini che lavorano in una provincia come Vicenza formata da tanti piccoli Comuni e da poche grandi cittadine, cosicché si riduce drasticamente il potenziale bacino di clientela e le prenotazioni per i cenoni natalizi. A questo si aggiunge la chiusura dei centri commerciali nei weekend e altre restrizioni quali la quarantena obbligatoria per chi torna dall’estero: ulteriori aspetti che condizionano i festeggiamenti e di conseguenza tutto il mondo della ristorazione e dell’accoglienza. 
“Senza voler sottovalutare la gravità dell’epidemia, e nel rispetto della salute di tutti, ci chiediamo però quale piano abbia previsto il Governo per il nostro settore da tempo allo stremo – continua Malinverni –. Solo limitazioni? Servono anche segnali di incoraggiamento verso l’opinione pubblica e l’adozione di modelli di fruibilità che premino il grosso sforzo prodotto dalle imprese per adeguarsi alle misure di protezione e contenimento del contagio”.
Da qui alcune proposte dei ristoratori di Confartigianato: ad esempio, che, a fronte di una prenotazione, ci si possa muovere al di fuori dei Comuni per recarsi al ristorante; che sia consentita una maggiore dilatazione degli orari di apertura almeno nella fascia preserale, per favorire una maggiore disponibilità ai clienti e permettere alle famiglie di vivere con serenità questo periodo complesso.
“Allo stato attuale, e senza alcuna previsione di ulteriori ristori, la sopravvivenza di molti ristoranti è concretamente minacciata e con essa, non solo ci rimetteranno tante altre attività legate alla filiera, ma anche la produzione e la promozione dei nostri prodotti tipici e locali. Il nostro auspicio è che si trovino delle soluzioni adeguate e quanto prima possibile, come quelle da noi suggerite, per porre al più presto rimedio ad una prevedibile emorragia di fallimenti nel settore della ristorazione».