Passaggio generazionale: il “Worker Buyout” è una delle soluzioni

Nel prossimo decennio un’impresa familiare veneta su 5 sarà interessata dal passaggio generazionale. Nel solo Vicentino saranno 3.508.

E non è per nulla scontato che a raccoglierne il testimone sia un membro della famiglia. Allora cosa fare? Lasciar morire tante eccellenze? Rinunciare a un anello fondamentale del tessuto territoriale? Per rispondere a queste domande, analizzare la situazione e individuare adeguate soluzioni, Confartigianato Imprese di Vicenza, con il contributo di Banco BPM, e la consorella di Padova hanno commissionato uno studio all’Università degli Studi di Padova (Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno) cui ha collaborato, per la parte vicentina, l’Ufficio Studi provinciale di Confartigianato. Un’analisi della realtà imprenditoriale locale per arrivare a concrete proposte con il fine di salvaguardare, come detto, un patrimonio di competenze e realtà imprenditoriali che favoriscano anche lo sviluppo e il benessere dei territori.
“Stiamo parlando – spiega il prof. Paolo Gubitta che ha realizzato l’indagine – di imprese robuste, intraprendenti, resilienti. Molte di esse sono guidate da imprenditori che hanno iniziato a lavorare negli anni ‘70/’80, quando c’era una visione molto diversa sia del lavoro che dell’essere imprenditori, e di questo mostrano estrema consapevolezza. Non dimentichiamo poi che molti di loro hanno fatto in modo che i propri figli studiassero, facessero esperienze anche all’estero, quindi dandogli la possibilità di rompere il vecchio schema. Infatti, se prima era quasi ‘naturale’ che l’azienda passasse di padre in figlio, oggi questo non è scontato”.
Secondo il vicepresidente Confartigianato, Nerio Dalla Vecchia, “prima che con l’imprenditore ‘vada in pensione’ anche l’azienda è necessario preparare il terreno per la sua continuità. D’altronde, va anche considerato che il figlio non sia all’altezza, o non sia interessato a seguire le orme del padre e che, se lo fa, dev’essere preparato e avere adeguate competenze”.
In tutti questi casi va pensato a un nuovo modello di trasmissione d’impresa, e uno di questi è il “Worker BuyOut” (WBO), ovvero il coinvolgimento dei dipendenti nella proprietà e direzione dell’azienda, in considerazione anche di alcuni fattori. (2.123)

Lo scenario

L’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza ha tracciato il quadro del prossimo futuro partendo da quanto sta accadendo. Nell’ultimo ventennio la popolazione vicentina è aumentata del 7%, a fronte di un calo delle nascite del 29,6%. La popolazione attiva, rappresentata da chi ha tra i 15 e i 65 anni, è cresciuta solo dello 0,7% nello stesso periodo, creando problematiche per la sostenibilità del sistema pensionistico. Questi trend comportano, inevitabilmente, un aumento dell’età media lavorativa che passa dai 40,5 anni del 2002 ai 44,9 del 2021. Cresce anche l’indice di vecchiaia, che oggi è 171 mentre vent’anni fa era 113; tradotto, significa che ci sono 171 “over 65” per ogni 100 bambini sotto i 14 anni. Altro dato significativo: nel 2021 c’è stato il sorpasso della popolazione “over 60” sugli “under 30”. Tutto ciò ha inevitabili riflessi sul mondo produttivo e, nel caso specifico, lo studio analizza l’impatto sulle imprese artigiane. Anche tra gli imprenditori artigiani vicentini, infatti, si assiste a un invecchiamento: negli ultimi 10 anni la quota di “over 60” è aumentata di 8 punti percentuali arrivando al 19,4%, cioè 1 imprenditore su 5, corrispondente a 6.005 persone, mentre gli imprenditori con meno di 35 anni sono calati di 7 punti percentuali. Quindi, una impresa familiare veneta su cinque nel prossimo decennio sarà interessata dal passaggio generazionale (3.508 le vicentine).

SCORRI LE SLIDE DATI DI CONTESTO (Ufficio Studi Confartigianato Vicenza)

La ricerca

Le imprese del campione appartengono per il 57% (28 casi) al comparto Manifatturiero, per il 27% (13 casi) ai Servizi a imprese e persone e per il 16% (8 casi) a Costruzioni e Impianti. Quasi il 60% di tali imprese è costituito in forma di società di capitali (Srl). Si tratta di imprese che hanno un’età media di 33,5 anni, con punte di 37,1 anni per le società di persone, mentre quelle di capitali hanno alle spalle 31,9 anni di attività. In termini di organico, la media generale del campione è 12,5 persone, con punte di 14 per le imprese operanti nel comparto Manifatturiero. Il 37% opera sul mercato sia nazionale che internazionale, mentre il 63% ha un mercato prettamente nazionale (ma risentedelle dinamiche internazionali, in quanto i principali clienti, ancorché con sede nel territorio italiano, operano sui mercati globali). Il 75% del campione (37) ha in programma investimenti in tecnologia nei prossimi 5 anni, mentre il 65% (32) intende compiere investimenti in ambito di sostenibilità. Nel complesso, si tratta di imprese marcatamente orientate alla crescita nei prossimi anni (61%, 30 imprese) e solo il 6% prevede la cessazione dell’attività.

Tra le opzioni più gettonate per garantire la continuità competitiva dell’impresa, spicca il 37% (18 casi) che dichiara la disponibilità a passare il testimone a un collaboratore interno all’azienda ma non appartenente alla compagine familiare, e il 57% (28 casi) che valuta “laicamente” l’ipotesi di stipulare alleanze o la cessione della proprietà a terzi al fine di garantire la continuità del business.

“Abbiamo considerato – sottolinea il prof. Paolo Gubitta – le imprese artigiane a rischio continuità, ovvero quelle guidate da leader che hanno almeno 55 anni: persone con una lunga esperienza alle spalle e che potrebbero incontrare più difficoltà di altri ad affrontare le sfide di oggi (dalla digitalizzazione, alla sostenibilità, al rapporto con le filiere globalizzate) e a gestire il passaggio del testimone. Il quadro che emerge è incoraggiante. Quasi la totalità del campione indica nella continuità d’impresauno dei fattori critici nel prossimo quinquennio e si dichiara disponibile ad affrontarla anche in modo inedito. Se, da una parte, c’è un terzo del campione che ammette di avere figure interne alla famiglia che possono prendere le redini dell’impresa, dall’altra ci sono segnali di un cambiamento epocale: un terzo dei rispondenti è aperto all’ipotesi di cedere la proprietà dell’impresa a un collaboratore interno, mentre oltre la metà si dichiara disponibile a valutare alleanze con altre imprese, o anche la vendita ad altre imprese come percorso per garantire la continuità”. Conclude Gubitta: “Si tratta di un atteggiamento nuovo, che si accompagna anche a una maturazione della famiglia imprenditoriale artigiana, sempre più disponibile ad affrontare in modo pragmatico l’ipotesi che il passaggio del testimone coinvolga persone esterne alla compagine familiare. È un segno dei tempi, che fa ben sperare per il futuro del sistema artigiano”.

SLIDE CONTINUITÀ DELL’IMPRESA ARTIGIANA
(Paolo Gubitta – Università degli Studi di Padova & Osservatorio Professioni Digitali e Lavori Ibridi)

Il “Worker BuyOut” (WBO)

Dall’indagine, emerge che un’alternativa al passaggio dell’azienda all’interno della famiglia potrebbe essere rappresentato dal Worker BuyOut (WBO), ovvero il coinvolgimento dei dipendenti nella proprietà e direzione dell’azienda, in considerazione anche di alcuni fattori. Il primo è che tanti occupati nelle micro e piccole imprese (MPI) spesso sono più giovani rispetto ai colleghi delle medio-grandi aziende: infatti, nelle MPI i dipendenti “under 30” sono il 19,8%, contro il 12,5% nelle medio-grandi aziende, mentre la quota di dipendenti con 50 anni e più è pari al 25,2% nelle MPI e sale al 31,4% nelle medio-grandi aziende. Il secondo fattore è che tra i collaboratori si trova un ventaglio di competenze che possono fare la differenza: accanto a quelle pratiche, ci sono quelle acquisite con percorsi formativi ad hoc, a cui si possono affiancare quelle di natura più tecnologica utili all’innovazione di prodotto e di processo. Proprio questi aspetti ha voluto approfondire la ricerca, che ha analizzato un campione di 49 aziende vicentine (vedi Nota metodologica) rappresentativo delle circa 8900 imprese artigiane beriche con dipendenti delle quali il 53,2% ha un imprenditore con oltre 55 anni. 

Il sostegno di Confartigianato

“Siamo da sempre impegnati ad affiancare gli imprenditori nella crescita aziendale in termini di mercato e di gestione ottimale del business – dichiara Nerio Dalla Vecchia, vicepresidente di Confartigianato Imprese Vicenza -. Molti sono i casi nei quali abbiamo già assistito i nostri soci a concretizzare un passaggio di testimone, attraverso consulenze mirate ad assicurare la continuità d’impresa. I numeri ci dicono che il fenomeno sarà sempre più rilevante e le nostre ‘antenne’ ci hanno profilato un tema specifico: sempre più spesso il passaggio non trova spazio all’interno della famiglia. Da qui l’indagine mirata dell’Università di Padova, perché era necessario avere ogni elemento possibile per strutturare un servizio che cogliesse appieno il bisogno. Dobbiamo ragionare in un’ottica di sistema economico-sociale in cui l’impresa è il fulcro; anche per questo attiviamo nuovi servizi per una ‘mappatura’ delle imprese, dei loro punti di forza e delle aree di miglioramento”.

“I dati ci dicono – spiega a sua volta Francesco Giacomin, segretario generale di Confartigianato Vicenza – che la realtà imprenditoriale artigiana vicentina è ben strutturata, resiliente e guarda avanti. I numeri di chi intende crescere e svilupparsi sono significativi, ed è sulle modalità con le quali questo cammino può avvenire che si inserisce il supporto di Confartigianato: per esempio dando il giusto valore all’impresa, spesso non conosciuto dallo stesso titolare. Dobbiamo rendere appetibile l’azienda artigiana, che rappresenta il 99% delle realtà produttive nel nostro Paese. Non solo. Nel passaggio del testimone, ma anche dopo, gli imprenditori evidenziano che servizi professionali qualificati e strumenti finanziari adeguati sono le voci di maggior interesse: questo significa che con gli istituti di credito va consolidata una virtuosa sinergia. Strutture come la nostra offrono alle imprese servizi di gestione aziendale che poi possono diventare attivi attraverso le banche. Il merito di questa analisi è dunque anche quello di aver fatto emergere la necessità di una reciproca consapevolezza, tra istituti di credito e corpi intermedi, sulle esigenze delle imprese”. 

“Un esempio – conclude il vicepresidente Dalla Vecchia – sono gli investimenti in tecnologia e in sostenibilità che nei prossimi 5 anni la maggior parte degli intervistati dichiara di voler fare. Due ambiti sui quali Confartigianato Vicenza, con il Digital Innovation Lab e con il progetto #èimpresasostenibile, sta da tempo ponendo attenzione per affiancare le imprese in transizioni che non possono fare senza risorse finanziarie, meglio se studiate ‘su misura’. Tornando alla trasmissione d’impresa ai collaboratori, si tratta una soluzione che va valutata e sulla quale anche le istituzioni, in primis la Regione, possono positivamente intervenire, sia a livello legislativo che con supporti e strumenti finanziari ad hoc”.

… e delle banche

La ricerca ha trovato sin da subito il sostegno di Banco BPM. Spiega Alberto Melotti, responsabile della Direzione Territoriale Verona e Nord Est: “La vocazione di Banco BPM alla vicinanza ai territori si traduce, nei fatti, nel sostegno alle famiglie e alle aziende soprattutto nei momenti più delicati della vita aziendale come, appunto, il passaggio generazionale. Iniziative come questa, messa in campo da Confartigianato Vicenza, sono importanti perché ci aiutano a migliorare la qualità del nostro servizio, con l’obbiettivo di cogliere e soddisfare le reali necessità degli imprenditori, e ci consentono di essere per loro il giusto partner per le sfide che intraprendono”. 

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