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Le imprese artigiane e la ricerca del personale. Tanti fattori incidono

Ma resta primaria la necessità di adeguati sistemi di formazione (di giovani, disoccupati e degli stessi lavoratori) e la valorizzazione dell’apprendistato

13 agosto 2021

Con le imprese in ripresa emerge con maggior evidenza la problematicità legata alla mancanza di profili professionali qualificati che rispondano ai loro fabbisogni e ne consolidino la competitività anche nei mercati esteri.

“C’è un evidente gap tra offerta e domanda di lavoro che da tempo come Associazione abbiamo messo in evidenza e che in questa fase di ripartenza può davvero diventare penalizzante”, commenta Nerio Dalla Vecchia, vice presidente di Confartigianato Imprese Vicenza.
Un tema, quello delle professionalità mancanti, legato a diversi fattori: “Il primo è demografico, quella italiana è una società in cui ci sono pochi giovani. Il secondo è che tanti di quei giovani non hanno, come detto, le competenze richieste dalle imprese. Il sistema Italia poi risulta poco attrattivo verso figure qualificate, anche provenienti da altri Paesi, rispetto, ad esempio, della Germania”, aggiunge Dalla Vecchia.
Una situazione che necessita di interventi mirati e tempestivi. Il primo, per Confartigianato Vicenza, è intercettare tra i disoccupati (sono 140mila in Veneto) quelle persone che possono avere le qualifiche e le competenze richieste. “Sono molte le persone che, se adeguatamente accompagnate, possono rientrare nel mondo del lavoro”, spiega il vice presidente. Secondo step è creare quindi percorsi di qualificazione per disoccupati ma anche di riqualificazione per gli occupati. “C’è un dovere alla formazione che riguarda tutti: non è più possibile pensare di non acquisire nuove competenze o non aggiornare quelle già in possesso – precisa Dalla Vecchia-. Chi si ferma rischia di essere estromesso dal mercato e non fa certo un buon servizio alla struttura, o azienda, in cui lavora e alla comunità in generale. In questo senso le imprese artigiane sono un passo avanti. In realtà produttive dove i dipendenti sono pochi una fetta importante della produttività è legata alle competenze e formazione del personale. Questo vale anche per gli artigiani: chi vuole crescere, affacciarsi sui mercati internazionali, innovare, non può pensare di non acquisire nuovi strumenti”.
Altro tassello importante per Confartigianato Vicenza è l’apprendistato sia professionalizzante che duale: il primo è finalizzato all’ottenimento della qualificazione contrattuale; il secondo consente ai giovani di conseguire il titolo di studio. Dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza emerge che nei primi 3 mesi del 2021 nelle imprese vicentine c’è stata una crescita congiunturale dei contratti di apprendistato pari al 15,2% rispetto al IV trimestre del 2020. Dall’Ufficio Gestione Risorse Umane dell’Associazione emerge un altro dato interessante: da gennaio a maggio, nelle imprese artigiane gestite sono stati 236 i contratti di apprendistato (20,3% del totale assunzioni). Numeri in risalita dopo la contrazione del 2020, basta vedere i settori maggiormente interessati (tra cui orafo e ricettività ristorazione).
“L’apprendistato è un importante strumento per avvicinare i ragazzi alla realtà dell’azienda, permettendo loro di toccare con mano il proprio futuro, per questo riteniamo che ‘vada’ incentivato con un’adeguata informazione, e non solo, a partire dalle istituzioni del territorio”, commenta Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Vicenza.
Proprio del futuro si tratta, non solo quello immediato legato alla ripresa post pandemia, ma anche quello a più lungo termine considerata l’uscita dal mondo del lavoro di quanti hanno raggiunto i requisiti per la pensione.
“Molti dei nostri dipendenti sono in azienda ‘da sempre’ e sono cresciuti con essa. Ora tanti di loro andranno in pensione lasciando un vuoto professionale, oltre che umano, difficile da colmare. Così in molti casi vengono richiamati come collaboratori per trasferire ai neo assunti saperi e competenze che si acquisiscono con l’esperienza. È il momento – conclude Cavion – di sostenere politiche del lavoro che sviluppino in modo compiuto la ‘filiera’ dell’apprendistato. Quest’ultimo all’interno del Sistema Duale rappresenta solo uno degli strumenti contrattuali a disposizione delle imprese per l’inserimento lavorativo dei giovani. Non dimentichiamo infatti che l’apprendistato professionalizzante è da sempre la linfa vitale delle professionalità ‘su misura’ nelle nostre imprese. I due strumenti non possono essere scissi ma sono fra loro complementari e necessitano di adeguate misure agevolative. Le imprese artigiane sono pronte ad accogliere la creatività e l’energia dei giovani offrendo loro contratti e formazione garantiti, diversamente ne rimetteranno tutti. È bene ricordare infatti ai nostri politici, territoriali e nazionali, che le PMI rappresentano il 98% del tessuto produttivo italiano”.