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Tecnologia 4.0. e sicurezza sul lavoro: gli esoscheletri occupazionali

Veller: “Ausili abilitanti che interessano molti settori produttivi, anche nel vicentino. Un passo verso la modernizzazione delle imprese e del mondo del lavoro”.

I Disturbi Muscolo Scheletrici (DMS) lavoro-correlati riguardano schiena, collo, spalle, arti superiori o inferiori, e si manifestano spesso con piccoli malesseri e dolori di lieve entità fino ad arrivare a condizioni mediche più gravi che costringono all’assenza dal lavoro per dedicarsi alle necessarie cure mediche. Un’analisi dei più recenti dati sulle malattie professionali relativi ai primi dieci mesi del 2022, condotta dall’Ufficio Studi nazionale di Confartigianato Imprese, conferma come quelle relative al sistema muscolo-scheletrico siano le più diffuse: a livello Italia le denunce per questa tipologia di malattia sono 31.383, pari al 62,7% del totale, con una quota che sale al 70,1% in provincia di Vicenza.  Nell’analisi si stima che nella manifattura e nelle costruzioni in provincia di Vicenza vi siano 44 mila lavoratori con 50 anni ed oltre e operativi nella produzione che risultano maggiormente esposti a queste patologie. 

Nei casi più gravi, i DMS possono addirittura portare a diversi gradi di disabilità o alla necessità di abbandonare il lavoro.  Questo il punto di partenza che ha portato enti, centri di ricerca e imprese, allo studio di ausili in grado di permettere agli addetti di lavorare bene e meglio, in maggiore sicurezza, e di avere tempi di riposo e recupero che siano veramente tali. Nascono così gli esoscheletri occupazioni, ausili tecnologici per i movimenti, il cui mercato da quest’anno si sta aprendo anche con l’integrazione di altri moderni dispositivi per facilitare le attività lavorative quotidiane soprattutto in un contesto occupazionale, quello italiano, in cui l’età media della forza lavoro tende a salire come evidenziano le analisi demografiche. Accanto a questo va aggiunto, continua l’indagine dell’Ufficio Studi, il dinamismo nel Veneto dei settori più esposti ai danni muscolo scheletrici, mentre la trasformazione digitale, accelerata con la pandemia, intensifica la creazione di valore aggiunto dell’Ict e gli investimenti in macchinari. 

“Gli esoscheletri sono uno degli esempi di quelle tecnologie abilitanti, e indossabili, che non vanno a sostituirsi all’essere umano al contrario: lo mettono nelle condizioni si svolgere le proprie mansioni meglio, bene e con minor ‘carico’ fisico – spiega il vice presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, nonché presidente del Sistema Imprese per la Trasformazione Digitale-. Si tratta di strumenti di facilitazione che potenzialmente riguardano, più che a uno specifico settore produttivo, alla tipicità del lavoro. Anche attraverso dispositivi come questi l’azienda compie passi importanti verso la modernizzazione del lavoro anche nel senso di ‘miglior modo di lavorare’.
Non a caso la Commissione Europea ha pubblico il rapporto ‘Industria 5.0. – verso un’industria europea sostenibile, umanocentrica, resiliente”, cui potrebbero seguire piani di investimenti sul benessere e qualità nei luoghi di lavoro sull’esempio del piano Industria 4.0. Infine, non per importanza, queste tecnologie sono la testimonianza concreta di come centri di ricerca e imprese possono, e debbano, interagire in maniera sinergica per favorire l’innovazione del lavoro e delle imprese, a ribadire l’importanza di un continuo scambio e contatto tra mondo della formazione e quello produttivo”. 

Al proposito, sempre dai dati dell’Ufficio Studi si rileva che la struttura imprenditoriale della robotica italiana, pur rappresentando una nicchia del sistema manifatturiero, presenta un marcato dinamismo, con una crescita delle imprese del 3% nell’ultimo anno e del 14,3% in cinque anni, con una maggiore accentuazione a Vicenza: +4,5% nell’ultimo anno e +35,3% in cinque anni. “In questo contesto – afferma Enrico Quintavalle responsabile dell’Ufficio Studi nazionale- Vicenza registra una spiccata specializzazione nella robotica: sono, infatti, 3,2 le imprese che producono robot ogni 10mila imprese vicentine, dato tre volte la media nazionale e che porta la provincia berica al 4° di questo settore. Nel complesso, prevale l’utilizzo di robot industriali, mentre è meno diffusa la presenza di robot di servizio”. 

I dispositivi abilitanti, come appunto l’esoscheletro, rappresentano una tecnologia agli esordi, con un mercato guidato da pochi produttori e molti prototipi, ma sono destinati a evolvere in declinazioni molto diverse tra loro e che si adatteranno a tutte le diverse tipologie di attività manuali. Il mercato nei prossimi anni sarà quindi popolato da varie gamme di esoscheletri occupazionali, in versioni total-body o destinate a specifiche parti del corpo, che si caratterizzeranno ulteriormente con meccanismi di funzionamento attivi o passivi.  Il costo medio per questo tipo di tecnologia varia euro in base al modello e alla tecnologia utilizzata, in ogni caso va inteso come un investimento, considerati i benefici, che un costo per le imprese, senza contare che gli esoscheletri occupazionali rientrano a pieno titolo tra le spese di Innovazione e Industria 4.0. e che la loro adozione può incidere anche sui premi Inail.

“A fronte di un lavoro pesante, infatti, non solo non si trovano lavoratori ma quelli occupati possono dover assentarsi frequentemente per problemi muscolo scheletrici – continua Veller -. Se si pensa che in una micro-piccola azienda un lavoratore rappresenta in media il 25% della forza lavoro si capisce quando un’assenza incida sul ritmo lavorativo dell’azienda e sul peso a carico degli altri lavoratori dovendo distribuire il lavoro di chi è assente”.

“Il DIH e la Confartigianato di Vicenza stanno supportando da diversi anni i propri associati nell’approfondire le tematiche legate agli Esoscheletri, e questo è estremamente promettente. Il fatto che le organizzazioni italiane stiano continuando ad agire per migliorare la vita quotidiana dei lavoratori dimostra quanto è importante per il tessuto imprenditoriale italiano continuare ad innovarsi, combinando in un’unica soluzione l’ambiente della sicurezza con l’ambiente tecnologico”, aggiunge Elisa Stivan di d.EO (Startup vicentina).

In occasione dell’evento organizzato dal DIH di Confartigianato Vicenza, e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Vicenza e di EBAV – Ente Bilaterale Artigianato Veneto, sono stati presentati MATE-XT esoscheletri passivi destinati agli arti superiori. Si tratta di un modello tra i primi immessi nel commercio, con una produzione di massa, e prodotto da un’azienda italiana, Comau spa. L’azienda, parte del gruppo Stellantis, ha fino ad ora sviluppato due modelli per gli arti superiori, e ne ha ora in produzione un terzo destinato agli arti inferiori.  

Alcune evidenze su robotica e danni muscolo scheletrici.
Focus Veneto e provincia di Vicenza.

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Comunicato 184