Credito d’Imposta in Ricerca e Sviluppo: le imprese si chiedono se ne vale la pena

Ridotta la percentuale del credito d’imposta, aumentate le “carte” da presentare, metodo di sanzione non chiaro

16 agosto 2021

Brutta sorpresa per le imprese che guardano agli investimenti in Ricerca e Sviluppo per il consolidamento o, come è probabile in questo periodo, per il rilancio dell’attività.

A partire dal periodo di imposta 2020 infatti le cose cambiano: il credito di imposta per tali spese cala nella percentuale (6% per innovazioni di prodotto e processo, 10% per transizione digitale ed ecologica), è richiesta una asseverazione tecnica al progetto di ricerca (prima previsto in forma libera), il credito può essere utilizzato in compensazione in tre quote annuali di pari importo (non più in unica quota). Varata circa 10 anni fa, la misura fino al 2019 prevedeva un credito del 50% delle spese sostenute in Ricerca e Sviluppo, l’utilizzo di detto credito in un’unica soluzione, fino ad esaurimento, quindi in genere in compensazione per le imposte e i tributi nell’anno successivo a quello di competenza delle spese.
Dall’Osservatorio di Confartigianato Imprese Vicenza emergono i primi effetti di questi cambiamenti: le imprese continuano a svolgere attività di ricerca ma, a fronte di un credito più basso di 40 e oltre punti percentuali, non spendono liquidità per fare pratiche sempre più complesse. Per il periodo di imposta 2020 quindi solo il 15% delle imprese ha deciso di beneficiare del credito di imposta, seppur ridotto, le altre hanno rinunciato, anche per effetto dei controlli “minacciati” da una circolare dell’Agenzia delle Entrate, contenente le linee di indirizzo delle azioni di controllo 2021.
E a proposito di controlli, sul tema pesa la diversa connotazione dell’eventuale contestazione relativa al credito: in qualche caso l’Agenzia si limita ad un controllo documentale, in altri si spinge senza averne competenza tecnica a sindacare sul progetto di ricerca e i requisiti dell’innovazione. Come se non bastasse, c’è la questione di come debba essere qualificata una eventuale contestazione: in alcuni casi l’Agenzia dichiara il credito inesistente, con la conseguente restituzione del beneficio maggiorato della sanzione 100% (in definitiva, restituzione per una somma pari al doppio del credito), in altri lo considera un “semplice” credito non spettante, gravato da una sanzione del 30%.
“É evidente che di fronte a tali incertezze normative e ad un beneficio ridotto nell’entità, le imprese siano portate a non spendere per pratiche macchinose e a ‘rischiare’ controlli da parte dell’Agenzia per poche migliaia di euro di credito – commenta Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Imprese Vicenza -. Quel che più lascia perplessi è che tale misura sia stata ‘ritoccata’ in un momento in cui le imprese hanno bisogno di tutto l’ossigeno possibile, di semplificazioni, e di certezze per poter ripartire in sicurezza. Con decisioni come queste invece non si fa che fiaccare la già provata fiducia degli imprenditori, il tutto a danno del valore del nostro tessuto economico. Un ultimo punto: per il credito Ricerca e Sviluppo è incomprensibile che ci siano aliquote differenziate di beneficio tra diverse parti del Paese. Condividiamo gli investimenti a favore delle regioni del Sud dove l’aliquota è attualmente pari al 45% ma auspichiamo che con la prossima Legge di Bilancio la misura venga potenziata per tutti”, conclude Cavion.


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