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Iperammortamento, luci e ombre

Cavion (Confartigianato): “Si introducono novità che appesantiscono di nuova burocrazia e ulteriori spese, ma fiscalmente è più stabile rispetto al credito d’imposta 5.0”

È stato varato in questi giorni il decreto attuativo per l’Iperammortamento del nuovo Piano di Transizione 5.0 con alcune novità. La prima è il numero delle comunicazioni obbligatorie che passano da 3 a 5 (due in più rispetto al passato). Per Confartigianato Imprese Vicenza è l’ennesimo aggravio burocratico. Si parte con la comunicazione preventiva, per passare a una di conferma dell’investimento, da inviare entro 60 giorni dalla verifica positiva del GSE, con indicazione anche del pagamento dell’acconto al fornitore per almeno il 20% del totale, e si arriva poi a quella periodica. Quest’ultima va fatta entro il 20 gennaio di ogni anno (a partire dal 2027) per fornire informazioni su: investimenti effettuati; costi sostenuti; previsione di utilizzo del beneficio.

Il successivo step è la comunicazione integrativa (entro il 30 giugno di ogni anno) per indicare il piano di ammortamento utilizzato e le quote dell’incentivo imputate in ciascun esercizio; per finire con la Comunicazione di completamento (entro il 15 novembre 2028) da inviare al termine degli investimenti e dopo l’interconnessione dei beni.
Si prevedono inoltre, precisa Confartigianato, ulteriori oneri documentali obbligatori come la Perizia tecnica asseverata, obbligatoria anche sotto i 300.000 euro (con la “vecchia” 4.0 per gli investimenti di importo inferiore ai 300.000 euro era possibile produrre una autocertificazione) e la certificazione contabile rilasciata da un revisore legale, al fine di attestare il sostenimento delle spese ammissibili.
Il tutto gestito con l’intermediazione del GSE, tramite una nuova piattaforma di cui oggi non si conoscono tempi per l’operatività e la facilità di utilizzo.

Vengono poi escluse dall’incentivo poi le spese per le soluzioni software in cloud erogate attraverso canoni di abbonamento (80% del mercato software), di fatto quindi i beni immateriali.
A fronte di tutto ciò per Confartigianato rimangono aspetti postivi della misura. Per esempio l’eliminazione della limitazione territoriale di provenienza per i beni 4.0, questo significa maggiore apertura alle supply chain globali e maggiore libertà negli acquisti di macchine e tecnologie avanzate. Rimane, invece, il vincolo UE solo per moduli fotovoltaici, che può limitare la scelta del consumatore.
Soprattutto positivo è il ritorno a una misura pluriennale e quindi più stabile, che consente maggiore prevedibilità fiscale e perciò pianificazione degli investimenti.

“Comprendiamo che l’obiettivo è un monitoraggio stringente della spesa pubblica (il costo della misura è di 9,8miliardi di euro nell’arco temporale che va dal 2026 al 2028, ndr), ma questo non significa oberare le imprese che vogliono investire di ulteriore burocrazia che si traduce in altre spese. In più si eliminano dagli incentivi tecnologie che anche le imprese artigiane utilizzano in un’ottica di innovazione e digitalizzazione – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion-. Sono passati già 4 mesi dalla legge di bilancio che annunciava questo decreto e le prenotazioni per accedere alla misura partiranno non prima di un mese, sperando che le aziende colgano l’occasione e non si facciano scoraggiare da queste novità e dai tempi lunghi. Il suggerimento è quindi quello di rivolgersi a chi ha le competenze per evitare di commettere errori o omissioni che potrebbero vanificare i benefici dell’investimento e degli incentivi che restano per le imprese un’opportunità da cogliere”.