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Anziani, servono più tutele

Pellizzari (ANAP): «Più risorse per RSA, caregiver e pensioni. Il Veneto non lasci sole le famiglie»

L’emergenza delle liste d’attesa per le RSA, l’invecchiamento della popolazione e la perdita di potere d’acquisto delle pensioni sono tre facce della stessa questione: come garantire una vita dignitosa alle persone anziane, senza scaricare sulle famiglie responsabilità che devono essere condivise dall’intera comunità.

Come ANAP Confartigianato Persone Veneto riteniamo necessario affrontare questa sfida con una visione complessiva. L’invecchiamento della popolazione è una trasformazione demografica che conosciamo da tempo e che richiede scelte conseguenti. Non possiamo intervenire soltanto quando le difficoltà diventano emergenze, quando una famiglia non riesce più ad assistere un proprio caro o quando un pensionato fatica a sostenere le spese quotidiane.

RSA e non autosufficienza

Il Veneto ha costruito negli anni un sistema di servizi sociali e sanitari importante, che oggi deve essere rafforzato per rispondere a una domanda di cura crescente. In Veneto sono circa 11 mila gli anziani in attesa di un posto in RSA. Dietro questo numero ci sono persone non autosufficienti che hanno bisogno di assistenza continuativa e famiglie che si trovano a gestire situazioni sempre più complesse. Non possiamo accettare che la possibilità di ricevere cure adeguate dipenda dalla capacità economica dei figli o dalla disponibilità di un familiare a rinunciare al lavoro.

La mancanza di posti nelle RSA e di un numero adeguato di impegnative di residenzialità non può trasformarsi in un problema privato delle famiglie: è una questione di welfare, equità e responsabilità collettiva.

Chiediamo quindi alla Regione Veneto di continuare a investire nella rete residenziale, aumentando i posti convenzionati e adeguando le impegnative alla crescita dei bisogni. Serve una programmazione pluriennale che garantisca servizi di qualità e consenta alle strutture di affrontare l’aumento dei costi di gestione e del personale. Non possiamo chiedere al sistema di rispondere a una domanda crescente senza risorse adeguate.

In questo quadro, accogliamo positivamente il percorso avviato in Veneto per il riconoscimento e il sostegno dei caregiver familiari. Chi assiste quotidianamente un genitore, un coniuge o un altro familiare svolge una funzione essenziale e merita strumenti concreti di supporto. Ma il caregiver non può diventare il sostituto del welfare: il riconoscimento del suo ruolo deve accompagnarsi a servizi e risorse capaci di alleggerire realmente il carico assistenziale.

Un Veneto sempre più anziano

I dati demografici ci dicono che la pressione è destinata ad aumentare. Il Veneto conta circa 4,85 milioni di abitanti, con un indice di vecchiaia del 203% e un’età media di 47 anni: ogni 100 giovani sotto i 15 anni ci sono oltre 200 persone con almeno 65 anni. Entro il 2050 gli over 65 rappresenteranno oltre il 34% della popolazione regionale, crescerà anche il numero degli over 80, la fascia maggiormente esposta ai bisogni assistenziali. Aumenterà quindi la domanda di servizi sanitari, assistenza domiciliare e posti nelle strutture residenziali.

Dobbiamo prepararci oggi a questa trasformazione, rafforzando l’intera rete di assistenza. La domiciliarità è fondamentale, perché consente alle persone di rimanere nel proprio ambiente di vita quando le condizioni lo permettono. Ma non può sostituire la residenzialità, né tradursi nel trasferimento degli oneri sulle famiglie. RSA e assistenza domiciliare devono essere parti di un unico sistema, capace di offrire risposte adeguate ai diversi livelli di non autosufficienza.

Il potere d’acquisto delle pensioni

Accanto alla necessità di garantire assistenza, c’è un altro tema che riguarda direttamente la dignità delle persone anziane: il potere d’acquisto delle pensioni.

Chi ha lavorato una vita, versato contributi e contribuito a costruire il benessere del Veneto deve poter contare su un reddito adeguato. Eppure, l’aumento dei prezzi, delle bollette, dei carburanti e delle spese sanitarie erode progressivamente il valore degli assegni. Per ANAP non è soltanto una questione previdenziale, ma un tema di equità e di tenuta sociale.

Secondo i dati dell’Osservatorio INPS sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2026, in Veneto i pensionati artigiani percepiscono in media 1.286,17 euro al mese, che salgono a circa 1.476 euro considerando anche le pensioni di reversibilità e di invalidità.

Sono importi sui quali pesano spese difficilmente comprimibili. Le stime indicano che le famiglie devono affrontare aumenti tra i 350 e i 600 euro l’anno per energia e utenze: rincari che rischiano di assorbire un importo fino a venti volte superiore all’aumento medio mensile delle pensioni.

L’adeguamento previsto per il 2026, pari all’1,4% sulla base dell’indice ISTAT, si traduce per un pensionato artigiano veneto in un incremento medio di circa 18 euro al mese. Una cifra che fatica a tenere il passo con il costo della vita. Il problema viene da lontano. Tra il 2009 e il 2025, secondo le stime del rapporto CER-CUPLA, una pensione lorda di 1.200 euro ha perso circa 70 euro al mese di potere d’acquisto, quasi 900 euro l’anno.

Per questo condividiamo le proposte avanzate a livello nazionale dal CUPLA: rivedere i meccanismi di rivalutazione delle pensioni, adottando un indice più aderente alla dinamica dei prezzi e ai consumi delle persone anziane, e valutare interventi fiscali mirati per i redditi medio-bassi, come il bonus IRPEF proposto per le fasce più fragili.

Non chiediamo privilegi, ma una tutela più efficace del reddito di chi ha contribuito per decenni alla crescita economica e sociale del Paese. Una pensione deve consentire di affrontare le spese quotidiane, curarsi e vivere con dignità, soprattutto quando con l’avanzare dell’età aumentano anche i bisogni assistenziali.

Il ruolo di ANAP

È in questo scenario che si inserisce il ruolo di ANAP Confartigianato Persone Veneto. La nostra associazione rappresenta i pensionati e porta all’attenzione delle istituzioni i loro bisogni, ma è anche un punto di riferimento nella vita quotidiana, attraverso servizi, informazione, occasioni di incontro e socialità.

Il nostro impegno riguarda la tutela dei diritti, dalla previdenza alla non autosufficienza, dalla sanità alla sicurezza, ma anche il contrasto alla solitudine e la promozione della partecipazione. Perché la qualità della vita degli anziani dipende non soltanto dal reddito e dall’assistenza, ma anche dalla possibilità di mantenere relazioni, autonomia e un ruolo attivo nella comunità.

Gli anziani non sono un costo da contenere. Sono persone che hanno lavorato, pagato contributi e tasse, cresciuto figli e costruito le comunità nelle quali viviamo. Molti continuano a sostenere figli e nipoti, anche attraverso l’aiuto economico e la cura dei più giovani: a loro dobbiamo rispetto, riconoscimento e risposte concrete.

Come ANAP chiediamo una programmazione capace di guardare ai prossimi decenni: più posti nelle RSA e impegnative di residenzialità, servizi domiciliari adeguati, sostegno effettivo ai caregiver e risorse strutturali per la non autosufficienza. Sul piano nazionale, serve un sistema previdenziale che protegga maggiormente il potere d’acquisto delle pensioni.

Una società si misura anche dalla capacità di prendersi cura di chi è più fragile e di riconoscere il contributo di chi l’ha costruita. Garantire agli anziani assistenza, sicurezza economica e dignità non è soltanto un dovere verso una generazione: è un investimento sul futuro di tutta la comunità.