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Territori che custodiscono: il ruolo delle imprese nella transizione green e nella sostenibilità ambientale con un occhio anche ai costi energetici. “Prendersi cura di un territorio vuol dire prendersi cura anche delle comunità”

Al recentemente Forum sulla Sostenibilità promosso da Confartigianato, tra i temi affrontati c’è stato anche quello dei “Territori che custodiscono”. Considerate le temperature di questi giorni, gli ‘allerta’ che accompagnano i fenomeni temporaleschi, che il 10% del territorio veneto (2,8% vicentino) è esposto a pericolosità da frana elevato e lo 0,7% (0,8% vicentino) è allagabile con elevata probabilità, la riqualificazione del patrimonio edilizio e la transizione green richiede una visione che metta al centro comunità e il loro tessuto economico.

«Custodire un territorio significa prendersi cura non solo dell’ambiente, ma anche delle persone, delle imprese e delle identità locali. Una sostenibilità autentica nasce proprio dalla capacità di rafforzare questi legami, trasformando le peculiarità dei territori in una risorsa per lo sviluppo futuro», commenta Cristian Veller, vice presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, con delega alla Sostenibilità.

In questo contesto, le micro e piccole imprese e le imprese artigiane rappresentano un attore strategico nel miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio. Il loro contributo è infatti determinante per accompagnare la

transizione verso modelli più sostenibili, intervenendo anche sulla riqualificazione degli edifici. I dati, presentati al Forum dall’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza, evidenziano l’entità della sfida: il 60,4% delle abitazioni vicentineoccupate sono state costruite oltre 40 anni fa, secondo standard energetici ormai superati; il 45,8% degli immobili dotati di Attestato di Prestazione Energetica (APE) appartiene alle classi energetiche meno efficienti (F-G).

«Intervenire su questo patrimonio immobiliare significa anche creare occupazione e valore economico, presidiare il territorio, tutelando e rafforzando le competenze che rendono unici molti territori, in particolare quelli montani e delle aree interne, in cui MPI e l’occupazione artigiana hanno un peso maggiore rispetto alla media provinciale», aggiunge Veller. Confartigianato ricorda inoltre che gli occupati delle micro e piccole imprese vicentine rappresentano il 76,4% dell’occupazione complessiva, una quota nettamente superiore alla media provinciale del 69%; analogamente, nelle aree interne l’occupazione artigiana raggiunge il 32% del totale, quota più elevata della media provinciale, pari al 28,6%.

Nel dettaglio poi, ad accompagnare famiglie, imprese e territori nella transizione verso la sostenibilità, ci sono molte realtà artigiane. Nel Vicentino ci sono 12.005 imprese (di cui 74,8% artigiane) maggiormente coinvolte nella protezione e cura dei territori (ad esempio imprese delle costruzioni e attività di servizi per edifici e paesaggio), 1.408 imprese (di cui 70,9% artigiane) della filiera delle energie rinnovabili e 2.720 imprese (76,0% artigiane) dell’economia circolare.

«Quando si pensa alla sostenibilità si pensa al futuro, ma il futuro si costruisce a partire da ciò che siamo capaci di custodire oggi: le oltre 6.700 imprese storiche, attive in Veneto da oltre 50 anni (1.565 nel Vicentino), testimoniano proprio come sia possibile coniugare tradizione e capacità di adattamento, mantenendo vivo il legame con il territorio e con le comunità – spiega Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Imprese Vicenza-. Ma la sostenibilità si costruisce anche attraverso la collaborazione. Aumentano le imprese che condividono, con il diffondersi delle reti d’impresa che permettono di creare sinergie di mercato: il 44,8% delle imprese vicentine opera in relazione con altre imprese, un modello collaborativo che si sta estendendo con successo anche alla sostenibilità, ne sono un esempio anche le comunità energetiche rinnovabili (95 comunità in Veneto, 17 in provincia di Vicenza)». Tra queste, A-Certa, la comunità energetica del sistema Confartigianato nata a Vicenza nel 2024. A-CERTA si basa sul modello dell’autoconsumo collettivo: la parte di energia prodotta (da impianti fotovoltaici) e non auto consumata sul posto dai membri, viene immessa in rete (e comunque valorizzata al prezzo di mercato) e resa virtualmente disponibile agli altri membri coprendone il fabbisogno e riducendo l’energia prelevata dalla rete nazionale. Non solo, l’energia condivisa all’interno della comunità genera un incentivo gestito dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici): per ogni kWh condiviso di energia rinnovabile che un membro della comunità consuma e che proviene da un altro membro produttore, il GSE riconosce un contributo monetario. L’incentivo viene raccolto da A-CERTA e ridistribuito ai membri. Infine, una parte degli incentivi viene destinata per finanziare iniziative collettive nel territorio (es. progetti sociali o ambientali). Praticamente A-CERTA agisce come soggetto coordinatore: si occupa di tutte le pratiche tecniche e burocratiche necessarie per far funzionare la comunità.
«L’aumento della bolletta, ovvero costo della materia prima più oneri vari, è aumentato, nell’ultimo mese, ovvero luglio su giugno, in media del 10% per le imprese della manifattura e del 9% per quelle dei servizi. E se confrontiamo luglio 2026 con luglio 2025 gli aumenti sono sull’ordine di oltre 30% per la manifattura e 8,7% per i servizi. In termini assoluti ad oggi paghiamo per le forniture energetiche il doppio rispetto al 2019 – aggiunge Cavion-. E la situazione non va in migliorando, viviamo praticamente da anni in una situazione emergenziale. Trovare soluzioni è difficile, ma pianificare è possibile. Ed è questo il tempo giusto per le decisioni: vale per le imprese e i cittadini e per il Governo. L’obiettivo è abbattere i costi delle bollette utilizzando quanto più possibile l’energia auto prodotta».

Comunicato 98