Welfare aziendale: lo stato dell’arte e le prospettive nelle pmi

Per verificare lo stato di applicazione e, soprattutto, l’aspettativa in termini di welfare aziendale, Confartigianato Vicenza ha promosso una ricerca (condotta da Luca Romano di Lan Servizi) sulle piccole imprese artigiane e industriali in Provincia di Vicenza. Il campione intervistato è stato di 1.000 imprese con distribuzione ponderata sia di tipo territoriale che settoriale. Di seguito alcune evidenze emerse.

Le imprese che hanno già intrapreso azioni di welfare aziendale sono il 12,8% e sono soprattutto dei settori della meccanica e dei servizi alla persona. Le attività si sono concentrate sul sostegno economico ai dipendenti e sulla sanità integrativa; per metà di queste aziende il tramite è stato l’Associazione di categoria, per il 34% il proprio consulente. I due obiettivi raggiunti maggiormente sono stati: il miglioramento del clima aziendale e l’adempimento di una normativa contrattuale.
Nel caso di imprese con dipendenti donne che superano la metà, la percentuale si alza dal 12,8% al 19,4% con altre variabili correlative: sono soprattutto dell’Area di Vicenza, fanno parte di settori manifatturieri non meccanica, emerge la richiesta di sanità integrativa.
Il dato interessante è che nell’87,2% dei casi le pmi che non hanno intrapreso percorsi di welfare aziendale non lo hanno fatto perché non ne erano a conoscenza e/o non sanno come attivare questi strumenti.
Molto ridotta, infine, la percentuale delle aziende che “non ne vuole sapere”.

Ad essere interessato a introdurre il welfare in azienda è il 21,3% del campione che adduce come obiettivi prevalenti il miglioramento del clima aziendale e i vantaggi fiscali. Le aree più recettive sul tema appaiono l’Alto e l’Ovest vicentino, mentre il settore più disponibile è quello dei servizi alle imprese.
Ma per quali tipi di servizio si introdurrebbe il welfare aziendale? Sanità integrativa, formazione, previdenza complementare, sicurezza, assistenza e conciliazione, sono i primi. Ben tre quarti di queste aziende si affiderebbero all’Associazione di categoria per attivare questi interventi, solo una su quattro al consulente o a una piattaforma di welfare provider. E sono soprattutto quelle sotto i cinque dipendenti, nell’edilizia e nei servizi alle imprese. Di nuovo nelle aziende che hanno più del 50% dei dipendenti donne, la percentuale si alza dal 21,3% al 34,7%, e, soprattutto, incrementerebbero il welfare legato al sostegno economico, conciliazione, servizi di assistenza, welfare territoriale.

Al campione è stato anche chiesto di segnalare i servizi di welfare maggiormente carenti sul territorio: quasi il 40% ha indicato i trasporti pubblici e quasi il 30% gli asili nido e i servizi per l’infanzia. Anche in questo caso spostando l’analisi sulle aziende con più dipendenti “rosa”, il tema degli asili passa al primo posto e acquistano posizioni la conciliazione e l’assistenza.

Infine è stato rilevato che quasi il 5% del campione è interessato a svolgere un ruolo di fornitore di beni e servizi di welfare con una spiccata preferenza a fare rete con imprese del proprio territorio.