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“Superstrada Pedemontana Veneta: la sfida della sostenibilità e le aspettative degli attori del sistema territoriale vicentino”. Le evidenze emerse da un’indagine promossa condotta dall’Università Bicocca-Milano

La Superstrada Pedemontana Veneta si avvia alla sua conclusione, stimata da qui a due anni. Un’arteria che, intersecandosi anche con altre direttrici del traffico, rappresenta per il territorio vicentino un’opera davvero importante. Ma quanto? 

Con l’obiettivo di cogliere “le aspettative degli attori del sistema territoriali vicentino” nonché la “sfida alla sostenibilità” che rappresenta la SPV, Confartigianato Imprese Vicenza ha commissionato un’indagine a un team di esperti dell’Università di Milano Bicocca. La ricerca è stata condotta, oltre che con audit esplorativa sul campo, attraverso interviste ai diversi attori del territorio distribuiti nelle province di Vicenza e Treviso: comprendenti amministratori locali, rappresentanti di categoria, giornalisti e scrittori del territorio, dirigenti pubblici nei settori della mobilità (mobility manager e responsabili di settore), per cogliere opinioni e aspettative sul ruolo dell’opera nello sviluppo del territorio interprovinciale.

I risultati di questo lavoro  – presentati nel corso di un convegno a Bassano del Grappa aperto dai saluti del presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion, dal presidente del Raggruppamento Confartigianato di Bassano del Grappa, Sandro Venzo, e dal vice sindaco di Bassano, Andrea Zonta-  ha visto impegnato il gruppo di lavoro formato dai dott. Mario Boffi, Simone Caiello, Sharon Romano e Sarah Taranto, coordinati dal prof. Matteo Colleoni, e rientra nel più ampio progetto CI.TE.MO.S. (Città Tecnologia Mobilità Sostenibile). 

L’indagine in parte evidenzia nuovi elementi ma di fatto rafforza l’idea che gli imprenditori di Confartigianato Vicenza siano convinti dell’utilità di questa nuova infrastruttura in considerazione del fatto che può generare una significativa riduzione della pressione del traffico sulla rete stradale ordinaria (statale, provinciale e locale) e contribuire alla crescita economica del territorio. Gli artigiani non hanno poi dubbi sul fatto che, per garantire la sostenibilità economica dell’opera, vadano sfruttati anche i flussi turistici, oltre alla progressiva crescita, in termini di fruizione dell’opera, da parte di chi si sposta per esigenze lavorative e dei residenti. A tale scopo sarà comunque il caso di studiare meglio i meccanismi delle tariffe. 

“Per fare delle considerazioni puntuali si deve attendere il completamento dell’opera, quindi il collegamento ad est con la A27 e a ovest con la A4 (e a Nord con il completamento della Valdastico Nord). Di sicuro c’è il tema dei costi del tragitto (biglietto e carburante) mediamente più alti per percorrere la SPV del costo carburante utilizzato per raggiungere la stessa meta sulla viabilità ordinaria – spiega Cavion- . Da questo punto di vista manca, a nostro avviso, una politica che incentivi l’utilizzo della Pedemontana. Se vogliamo che la SPV sia di servizio al territorio, anche in chiave turistica, si deve ripensare al piano tariffario. Anche perché l’alternativa, passare per i centri abitati con scorrimento lento e a singhiozzo più inquinante rispetto a una mobilità fluida, in termini di inquinamento ambientale ha non poche ricadute in quei territori per non parlare della sicurezza, il maggior numero di incidenti si verifica infatti nelle strade secondarie”.

“Quanto al completamento delle opere accessorie (bretelle e opere di mitigazione) da qualcuno attese, vanno fatte alcune considerazioni. In un’area in cui gli insediamenti, anche produttivi, sono a “macchia di leopardo” secondo la logica “casa-capannone”, e che sconta una crescita repentina mal governata e senza una vera e propria visione, i collegamenti alla SPV dalle zone artigianali-industriali avvengono da strade secondarie, di conseguenza congestionate. Per risolvere questi ‘nodi’, di indubbia importanza, ci vogliono anni forse decenni. Non solo, realizzare ulteriori opere di adduzione, per quanto utili per ‘sgravare’ la viabilità ordinaria, è impensabile da un punto di vista economico che ambientale – prosegue Cavion- . Siamo dell’avviso che se tagli vanno fatti, meglio intervenire sulle tariffe che sono, attualmente, il vero ostacolo per un utilizzo abitudinario della SPV”.
Conclude Cavion: “Non c’è alcun dubbio che la Pedemontana sia un’opera attesa da tempo, su cui si è investito molto, non solo in termini di denaro ma anche di sinergie tra i territori.  In questo senso una più efficace azione collettiva degli enti e attori locali, anche e soprattutto nell’ottica di promuovere politiche di mobilità sostenibile, sarebbe senza dubbio auspicabile. Come Confartigianato Vicenza abbiamo già da tempo espresso la nostra disponibilità ad essere soggetto attivo e collaborativo rispetto alle PA territoriali, andando, ove possibile, ad “integrare” l’azione dei mobility manager sia pubblici che privati. Da questo punto di vista l’esperienza maturata negli anni attraverso il Festival CI.TE.MO.S. è stata senza dubbio utile ed abbiamo ora la volontà di dare concreta attuazione ai vari e diversi stimolo che abbiamo raccolto nel tempo”. 

“Pedemontana Veneta è l’infrastruttura più grande d’Italia che in questo momento si sta realizzando – ricorda Elisabetta Pellegrini, Direttore Coordinamento e sviluppo in materia di infrastrutture, mobilità, lavori pubblici, Superstrada Pedemontana Veneta, Demanio Regione Veneto, presente al convegno bassanese -. Un’opera importante che sta per essere ultimata, le previsioni sono che nella primavera del prossimo anno sarà tutta in esercizio, e che va a servire un’area tra le più fervide, da un punto di vista economico, del Veneto. Una tratta di 100km, 34 Comuni, 14 caselli, un investimento di 2miliardi 258milioni, e si stima che il lavoratori che si trovano a una distanza da Pedemontana di circa 30 minuti siano ben 600mila, che vuol dire sulla popolazione del Veneto oltre il 10%”.
“Con la SPV si completa in sostanza l’anello centrale del Veneto che insieme quindi alla A4 va a ricomprendere Vicenza, Padova e Treviso, lambendo Venezia, per andare a servire il nucleo centrale del Veneto – aggiunge Pellegrini-. Ovvio che per rendere efficace questo anello sarà necessario nel futuro completare o implementare le adduzioni, che in parte ci sono già e in parte potrebbero avere ulteriori sviluppi. Il territorio attraversato da SPV avrà, una volta messa in esercizio l’infrastruttura, un’opportunità più unica che rara nel senso di una facilità di accessibilità a quel territorio darà delle potenzialità enormi rispetto a quelle che comunque sono già ampiamente sfruttate da un punto di vista produttivo, industriale ma anche turistico, culturale ed enograstronomico di tutta la zona”. 

Vedi sintesi rapporto

Comunicato 169


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