STUDI DI SETTORE: FORTE ATTENZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ARTIGIANI PER UNA LORO CONCRETA REVISIONE

07/01/2009STUDI DI SETTORE: FORTE ATTENZIONE DELL'ASSOCIAZIONE ARTIGIANI PER UNA LORO CONCRETA REVISIONE«Chiediamo la sospensione degli accertamenti da studi di settore o almeno l'utilizzo di questi strumenti puramente a livello "orientativo", avviando l'eventuale rettifica del reddito solo a seguito di gravi riscontri concreti, che evidenzino una pesante sottrazione di imponibile». In avvio di questo incerto 2009, torna a farsi sentire la voce dell'Associazione Artigiani Confartigianato Vicenza che, attraverso il presidente provinciale Giuseppe Sbalchiero, ricorda la necessità di affrontare con concretezza la revisione dello strumento fiscale «non per qualunquistiche aspirazioni a "non pagare le tasse", ma perché spesso questi studi si basano su meccanismi presuntivi e teorici». A maggior ragione oggi, l'organizzazione di categoria chiede che «l'applicazione degli studi di settore venga sterilizzata o, quanto meno, che venga valutata in modo tangibile la crisi in corso».  L'attuale fase di ripensamento della quale sono fatti oggetto gli studi – stabilita a seguito della difficile situazione economica italiana e internazionale – dovrà muoversi, insistono gli Artigiani, secondo due prospettive: «Da un lato – spiega Sbalchiero – sollevare le aziende da accertamenti automatici e penalizzanti, dall'altro creare le condizioni per un'applicazione degli studi che consideri in modo davvero concreto l'effetto della crisi. A tale scopo – continua il presidente – riteniamo necessaria la creazione di efficaci correttivi congiunturali che, nel definire il risultato degli studi, tengano conto, ad esempio, di eventi come repentine contrazioni di ricavi, vistosi rincari di materie prime, aumenti dei costi dell'energia senza il relativo incremento dei consumi e simili. Sarebbe anche necessaria una più razionale considerazione del valore dei beni strumentali utilizzati in relazione alle singole attività svolte. Inoltre, riteniamo utile la valorizzazione dell'Osservatorio Regionale sugli Studi di Settore, organismo preposto al monitoraggio territoriale e strumento importante per un percorso che favorisca la realizzazione del federalismo fiscale».L'attività di protesta e di proposta svolta dalla Confartigianato in sede locale, regionale e nazionale ha già favorito il raggiungimento di alcuni risultati: per esempio la SOSE (Società per gli studi di settore) ha messo on line un questionario nel quale viene chiesta una serie di elementi indicativi della crisi ai soggetti che applicano gli studi (manifatture, servizi, professionisti e commercio); obiettivo è che i dati raccolti risultino significativi e si arrivi a definire possibili interventi in tempo per la compilazione di Gerico fra maggio e giugno. Tali dati, insieme a quelli delle reti esterne, saranno utilizzati per elaborare a marzo i primi correttivi di cui i contribuenti potranno tener conto in sede di dichiarazione dei redditi. Un successivo intervento di valutazione sarà effettuato dopo le elaborazioni delle dichiarazioni dei redditi. Altro risultato dell'azione sindacale è l'assicurazione da parte del governo che non ci saranno accertamenti automatici sulla base degli studi di settore e che per arrivare a  un accertamento occorreranno elementi ulteriori a quelli di Gerico. «Sono – commenta Sbalchiero – affermazioni rilevanti, ma purtroppo manca ancora un intervento sulla "natura della presunzione" e il confronto con gli Uffici locali è complesso. Resta inoltre aperta la partita degli Indicatori di Normalità Economica (INE), che ci vede impegnati a sostenere il riconoscimento della natura di "presunzione semplice" (come per il 2006) anche agli Indicatori applicati per gli anni successivi».Intanto, la revisione dello studio di settore della Metalmeccanica si è avviata sotto buoni auspici: circa il 30% delle aziende "non congrue" nel 2006 con il nuovo studio rientrerebbero nei parametri di congruità. Un'attenzione particolare è stata riservata alle aziende più dimensionate, con ricavi superiori ai 500mila euro, e alle aziende che operano per conto terzi. I risultati sono da verificare, ma la sensazione iniziale non è comunque negativa.«In definitiva – conclude Sbalchiero – il fronte è aperto. Noi diciamo "no" a studi di settore con gli stessi parametri territoriali, senza differenziazione fra strutture aziendali deboli e forti e con fatturati presunti basati su statistiche e valutazioni induttive ben lontane dalla realtà. E "no" agli Indicatori di Normalità Economica che prendono corpo solo da dati statistici e meccanismi presuntivi che si basano, a loro volta, su un'altra presunzione.Per questo, eventuali situazioni che risultassero manifestamente vessatorie saranno comunque tutelate dalla nostra Associazione che ne farà dei casi-pilota».