Servizi alla persona: anche da Vicenza (2.500 imprese, oltre 5.000 occupati) l’appello di Confartigianato ai parlamentari del territorio per la riapertura immediata delle attività

Comunicato 52  –  25 marzo 2021

È partita anche da Vicenza la lettera appello inviata dagli operatori del settore servizi alla persona della Confartigianato e indirizzata ai parlamentari vicentini con la richiesta urgente della riapertura immediata delle attività. La lettera, inviata contestualmente dalle altre sei associazioni territoriali di Confartigianato ai parlamentari dei rispettivi territori, ha già ottenuto i primi positivi riscontri e l’auspicio è che il sostegno, già manifestato al settore da alcuni parlamentari, venga poi anche ribadito nelle sedi istituzionali (ovvero in Aula).

“È da oltre un anno che lavoriamo a ‘singhiozzo’ una situazione che, al di là dei danni economici a carico delle imprese e che difficilmente il Decreto Sostegni coprirà, non fa che favorire attività irregolari e abusive. Non trova giustificazione la scelta prima di tenerci aperti in zona rossa e poi improvvisamente chiusi: come se d’un tratto non fossero più efficaci tutte le misure di protezione che scrupolosamente adottiamo da un anno a questa parte ”, spiegano Renata Scanagatta e Valeria Sylvia Ferron, presidenti delle categorie Acconciatori e Estetica, firmatarie vicentine della lettera assieme al presidente provinciale, Gianluca Cavion.

A nome degli gli imprenditori del settore (acconciatura, estetica, tatuaggio e piercing) nella lettera viene posta l’attenzione su una serie di criticità che interessano il comparto con l’approvazione dell’ultimo DPCM e la conseguente sospensione delle attività nelle zone rosse. Per Confartigianato è quanto mai incomprensibile, quindi, l’imposizione alla chiusura di attività quando solo all’interno di saloni e centri di bellezza i trattamenti possono essere eseguiti in sicurezza, sia per quanto riguarda l’utilizzo di dispositivi medici di protezione per il personale addetto ai servizi e l’impiego di materiali adeguati alle prestazioni eseguite, sia sotto il profilo del contingentamento delle persone, oltre che per il rispetto delle distanze per la clientela.
“Una scelta illogica perché, soprattutto alla vigilia delle festività pasquali e con l’apertura della stagione primaverile, la richiesta di servizi di bellezza è in aumento e, con la chiusura degli esercizi, ne giovano inevitabilmente coloro che in maniera abusiva si recano a domicilio degli utenti: con il rischio, in questo caso davvero concreto, di aumentare i contatti non protetti in ambienti non sanificati e dunque favorire la diffusione del virus COVID 19, anche in considerazione dell’impossibilità di effettuare idonei controlli da parte delle autorità preposte”, aggiungono Scanagatta e Ferron. 

Nell’appello rivolto a più riprese al Governo e ai parlamentari, Confartigianato evidenzia inoltre il ruolo fondamentale che i professionisti di bellezza rivestono verso i loro clienti, garantendo anche benessere psicofisico e di prevenzione di possibili patologie: una funzione che si aggiunge a quella della garanzia di sicurezza dei trattamenti, così come imposti dai protocolli di settore (in primis, il “Protocollo per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori dal possibile contagio da nuovo coronavirus” del 14 marzo 2020, integrato il 24 aprile dello stesso anno). 
Altro punto riguarda la temuta possibilità di assembramenti: saloni e centri estetici non possono in alcun modo essere intesi quali luoghi di aggregazione, per rigoroso rispetto degli indirizzi operativi riportati nell’Allegato 9 al D.P.C.M. 02 marzo 2021 per i singoli settori di attività, che consentono l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione (su appuntamento) e il mantenimento dell’elenco delle presenze per almeno 14 giorni.  L’ultimo punto della lettera pone l’attenzione sul fatto che: “Permettendo la regolare apertura delle attività le imprese potrebbero contare sugli introiti derivanti dai servizi e dalle prestazioni resi alla propria clientela, senza gravare sui conti pubblici per gli ammortizzatori sociali ma anzi contribuendo in quota parte alla fiscalità generale”.
“Nel vicentino operano (dati riferiti a fine 2020) circa 1800 attività di acconciatura; 500 di estetica; 200 di tatuaggio e piercing; che occupano un totale di 5100 operatori. Dal marzo 2020 teniamo duro anche per i nostri collaboratori e i nostri clienti. Dietro ogni impresa ci sono persone e famiglie, imprenditori che investono per crescere, altre aziende legate alla filiera (pensiamo solo al servizio lavanderia legato al nostro settore), giovani che si formano e che saranno gli imprenditori di domani. Chiudere un’attività quindi non vuol dire solo ridurne le entrate, quanto non decretarne una morte lenta ma scatenare una reazione a catena che andrebbe meglio ponderata. Speriamo di aver chiarito ai nostri parlamentari questi concetti e che si cambi rotta”, concludono Scanagatta e Ferron.