Restauratori, visita al Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” di Torino

Per Elena Zironda, referente per il Gruppo di Restauro di Confartigianato Vicenza, “è stata un’esperienza costruttiva”

18 ottobre 2022

Confartigianato Vicenza ha organizzato, per i propri soci attivi nella conservazione di beni tutelati e del mestiere delle imprese del verde, una visita al Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” di Torino, fondazione nata nel 2005, nell’ambito dei grandi interventi di riqualificazione del complesso monumentale della Reggia di Venaria.

Il Centro di restauro è situato negli spazi delle ex scuderie e maneggio settecenteschi, progettati da Benedetto Alfieri e nasce dalla volontà di sviluppare in Piemonte un nuovo polo strategico per l’alta formazione e la ricerca nel settore della conservazione del patrimonio culturale.

Il restauro della Reggia e dei Giardini, avviato nel 1999 e terminato nel 2007, è al momento la più grande opera di conservazione di un bene culturale realizzata in Europa. È stato infatti restaurato l’intero complesso, una superficie di 100.000 metri quadrati, sono stati recuperati 9.500 metri quadrati di stucchi e riportati alla luce 1.000 affreschi.

Sono inoltre stati recuperati anche i giardini di origine sei-settecentesca, che nel 1999 non erano più nemmeno percepibili, a causa dell’abbandono della Reggia e del suo uso per scopi militari durante le due guerre mondiali. Nei Giardini sono stati recuperati, e ora sono visitabili, oltre 50 ettari di parco, con 200.000 nuove piantumazioni e 11 milioni di litri d’acqua per il recupero della Peschiera.

Il Centro Conservazione e Restauro, che è dotato anche di laboratori scientifici, è Scuola di Alta formazione per il restauro, grazie all’accordo con l’Università degli Studi di Torino, che gli ha consentito l’attivazione del Corso di laurea magistrale (5 anni) abilitante a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali.

Per Elena Zironda, referente per il Gruppo di Restauro di Confartigianato Vicenza, “è stata un’esperienza costruttiva, il centro è molto ben organizzato; per gli studenti l’attività pratica costituisce almeno il 50% delle ore di didattica e si svolgono nei laboratori, o in cantieri esterni, a stretto contatto con le opere d’arte e con il supporto dei docenti. Almeno l’80% delle attività tecnico-didattiche di restauro viene svolta su manufatti qualificabili come beni culturali ai sensi del Codice dei Beni Culturali”.

Gli studenti possono scegliere tra cinque percorsi formativi, articolati per tipologie di manufatti: PFP1 materiali lapidei e derivati; superfici decorate dell’architettura – PFP2 manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile, manufatti scolpiti in legno, arredi e strutture lignee, manufatti in materiali sintetici lavorati assemblati e/o dipinti – PFP3 materiali e manufatti tessili e in pelle – PFP4 materiali e manufatti ceramici e vitrei, materiali e manufatti in metallo e leghe – PFP5 materiale librario e archivistico; manufatti cartacei e pergamenacei; materiale fotografico, cinematografico e digitale.

“Come restauratori inoltre, abbiamo molto apprezzato la scelta dei fondatori di far emergere il valore della nostra professione, la conservazione di un bene, che per un Paese come l’Italia è di fondamentale importanza sia in termini di attrattività turistica e sia, in termini storici, per il mantenimento del nostro patrimonio culturale, che tutto il mondo ci invidia”.


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