“SE L’AUTOTRASPORTO PROCLAMA UN ALTRO FERMO DI PROTESTA L’AUMENTO DEI PREZZI NON ANDRA’ CERTO NELLE TASCHE DEI CAMIONISTI”

25/06/2008"SE L'AUTOTRASPORTO PROCLAMA UN ALTRO FERMO DI PROTESTA L'AUMENTO DEI PREZZI NON ANDRA' CERTO NELLE TASCHE DEI CAMIONISTI"«Se si arrivasse a un nuovo fermo di protesta appena sei mesi dopo il precedente, noi autotrasportatori per primi ce ne rammaricheremmo chiedendo scusa ai cittadini, ma vorrebbe dire che qualcuno non ha rispettato i patti» afferma Maria Teresa Faresin, presidente provinciale degli Autotrasportatori dell'Assoartigiani Vicenza. «Inoltre è giusto si sappia – prosegue la dirigente – che i costi aggiuntivi che la collettività eventualmente dovrà sostenere per approvvigionarsi anche di certi prodotti alimentari come frutta e verdura non saranno incassati dai trasportatori, ma da altri attori della filiera. Portare quotidianamente e puntualmente la merce sui banchi dei mercati ortofrutticoli costa sempre di più, per questo il Governo deve trovare un sistema per calmierare l'aumento del gasolio».L'accordo di dicembre prevedeva dei fondi da destinare a particolari progetti, come ad esempio incentivi all'utilizzo delle "autostrade del mare" e altri interventi, primo fra tutti, appunto, un prezzo controllato del gasolio, il maggior di costo per un'azienda di trasporto. «Ma a distanza di sei mesi – osserva Faresin – gli incentivi non ci sono mai stati e il carburante aumenta costantemente: dai 1,302 euro al litro di allora ai 1,546 di oggi, con un aggravio pari a circa il 34% sui costi totali aziendali. Da tempo chiediamo di avere il gasolio "professionale", con un prezzo più basso direttamente alla pompa, ma non ci è concesso. Eppure altre categorie economiche sono agevolate da anni: perché? Se poi anche i pagamenti fossero effettuati in tempi ragionevoli, almeno a 30 giorni da quando si effettua il viaggio, non saremmo così in sofferenza. Anche questo rientra nel non voler riconoscere il ruolo fondamentale che il trasporto ha nel sistema economico nazionale e internazionale».«Inoltre – conclude la presidente Faresin – le aziende del settore non ce la fanno più ad assorbire gli effetti negativi di una annosa inadeguatezza infrastrutturale, di una logistica inesistente con zone industriali disorganizzate e inadeguate alle  esigenze del mercato, la mancanza di visione strategica della classe dirigente, l'incapacità a fare squadra delle amministrazioni locali, dove ognuno pensa al proprio orticello e che gli altri si arrangino».


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