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Nel vicentino sono 9.133 le imprese artigiane che subiscono concorrenza sleale. Si tratta soprattutto delle aziende dei settori edilizia e benessere. Lovato e Ferron: “Un danno per chi opera nel rispetto delle norme e per tutta la comunità”

E’ di 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL, il valore dell’economia sommersa, di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Lo rileva il 20esimo rapporto Galassia di Confartigianato Imprese. Alla fine del 2024 sono 9.133 le aziende artigiane vicentine registrate nei settori che sono più sotto pressione per la concorrenza sleale dell’abusivismo. In percentuali quelle imprese rappresentano il 40,4% dell’artigianato, in linea con la media regionale del 40,8%. I mestieri maggiormente esposti alla concorrenza sleale, considerati nella perimetrazione, sono muratore (1.763 imprese vicentine), acconciatore ed estetista (2.156), manutentore e riparatore di autoveicoli (in particolare carrozzieri ed elettrauto, 1.055), elettricista (1.042), idraulico (949), pittore edile (1.046), tassista (138), potatori e giardinieri (360), fotografo (153), vide operatore (30) e traslocatore (5), oltre ai riparatori di beni per uso personale e per la casa (436).

Numeri che piazzano Vicenza al terzo posto in Veneto per numero di imprese nei settori sotto pressione per concorrenza sleale.
“Quello della concorrenza sleale è un tema sul quale da sempre Confartigianato mantiene alta l’attenzione non solo perché va a colpire direttamente chi lavora nel rispetto delle regole. Il risultato è quindi che chi opera nel rispetto delle norme si trovi via via a veder eroso il proprio lavoro e quindi la crescita della propria azienda. Va poi ricordato un fattore molto importante: la mancanza di tutele e sicurezza per i lavoratori che operano in situazioni poco chiare”, commentano Giovanni Lovato e Valeria Sylvia Ferron rispettivamente presidente Mestiere Edili e del Sistema Benessere di Confartigianato Imprese Vicenza.
“I dati confermano una situazione che come edili denunciamo da tempo: il lavoro sommerso continua a rappresentare una concorrenza sleale pesantissima per le imprese che operano nel rispetto delle regole, della sicurezza e dei contratti – spiega Lovato-. Nel Vicentino il fenomeno colpisce in modo particolare il sistema casa, dove l’irregolarità si insinua soprattutto nei piccoli lavori di ristrutturazione e manutenzione, spesso affidati a soggetti improvvisati o completamente fuori da ogni controllo.
Questo non solo danneggia le imprese artigiane sane, ma espone i cittadini a rischi concreti in termini di qualità del lavoro, sicurezza dei cantieri e responsabilità legali. Sotto quest’ultimo aspetto va ben chiarito che il committente si espone ad accuse penali e/o pene pecuniarie di una certa consistenza. Oltre che rafforzare i controlli è fondamentale quindi anche lavorare su una cultura della legalità che valorizzi chi opera correttamente e tuteli il cliente finale”.
“È da anni che noi imprenditori e imprenditrici del settore benessere accusiamo una situazione estremamente diffusa come il lavoro sommerso – aggiunge Ferron-. Continuiamo a confrontarci con lavoratori abusivi che svolgono attività illegittime e non autorizzate, spesso a domicilio, e che riescono a promuoversi indisturbati attraverso i social network. Questa situazione non penalizza solo le imprese sane, ma espone anche i clienti a rischi concreti legati alla salute, cosa che invece noi vogliamo proteggere. Le nostre imprese rispettano normative, regole e contratti proprio per garantire un servizio di qualità a tutela della clientela. Accanto al necessario rafforzamento dei controlli, è fondamentale promuovere una cultura della legalità che valorizzi la professionalità e tuteli il consumatore finale”.

“Contrastare il sommerso significa difendere il lavoro qualificato, la sicurezza e la credibilità degli artigiani che fanno il proprio lavoro con passione e serietà”, concludono Lovato e Ferron.

Comunicato 01