L’occupazione vicentina cresce nel 2021 ma non tocca i livelli del 2019

Imprese più strutturate, nuove professionalità e competenze adeguate. Uno sguardo ai giovani ma anche alla riqualificazione di chi è già in azienda

Comunicato 67 – 29 aprile 2022

In linea con il trend regionale i dati dell’occupazione vicentina 2021 recuperano sul 2020 ma restano sotto i livelli del 2019. Dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza, infatti, nel 2021 gli occupati sono aumentati del 5,5% rispetto al 2020 (+16mila unità) ma non hanno recuperato i livelli pre-pandemia del 2019 (-1,8%) cumulando un calo di 6mila700 posti di lavoro. 

Rispetto al 2019 sono in particolare difficoltà gli indipendenti che registrano un -10,3%, mentre i dipendenti hanno recuperato i livelli pre crisi (+0,6%). A livello settoriale tiene il manifatturiero esteso (-0,4%) mentre sono in ritardo sia le Costruzioni che i Servizi. L’analisi dei principali indicatori del mercato del lavoro, indica per il 2021 il tasso di occupazione (15-64 anni) a 66,6%, superiore al tasso regionale che è pari a 65,7%, che migliora crescendo di 2,9 punti percentuali rispetto al 2020 ma rimane inferiore di 1,5 punti rispetto al livello del 2019. Interessante notare come la componente femminile in provincia abbia recuperato meglio (-0,6 punti del tasso di occupazione) di quella maschile (-2,4 punti percentuali).

Fin qui il quadro della situazione, ma l’Ufficio Studi vicentino, sulle stime Unioncamere-ANPAL e confrontando le analoghe voci a livello regionale, aggiunge che per il trimestre aprile–giugno 2022 la provincia di Vicenza avrà difficoltà di reperimento per 1 lavoratore su 2 (50%), pari a 9.655 entrate delle 19.310 totali previste con picchi del 55% per quanto riguarda gli operai specializzati e i conduttori di impianti e macchine; sono particolarmente difficili da assumere i Conduttori di mezzi di trasporto (74,6%), gli Operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche (64,9%) e gli Operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (55,4%). E con la situazione internazionale, i costi di materie prime ed energia, che non permettono alcuna prevedibilità, questi dati sono destinati a variare in maniera altrettanto imprevedibile.

“I dati testimoniano ancora una volta che la domanda di personale da inserire nelle nostre imprese va nella direzione di una maggiore strutturazione delle stesse, di una spinta alla digitalizzazione e uno sguardo alla sostenibilità – commenta Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Vicenza-. Le aziende cercano figure dal profilo ben delineato da impiegare in precise fasi produttive ma devono fare i conti con due variabili: i dati demografici e le competenze. Sul primo poco si può fare a livello di rappresentanza imprenditoriale (se non quello di fare pressing sul Governo), essendo le politiche della famiglia a carico dello Stato che necessitano investimenti mirati come accade in altre parti d’Europa. Vanno anche pensate soluzioni per l’inserimento di lavoratori qualificati provenienti da altri paesi al fine di non perdere la capacità produttiva; quanto invece alle competenze l’area di intervento è più ampia. Le professionalità di cui abbisognano le imprese devono essere formate attraverso percorsi di studi adeguati al nuovo contesto economico sociale, per questo Confartigianato, insieme ad altre rappresentanze economiche, da tempo ha avviato un dialogo e progettazioni condivise con gli istituti tecnici e professionali presenti sul territorio oltre a rilanciare l’importante ruolo degli ITS (istituti tecnici superiori) quale ulteriore cinghia di trasmissione tra mondo dell’istruzione e mondo del lavoro”. “Sempre sul fronte delle competenze Confartigianato è attenta anche a proporre percorsi di aggiornamento e di riqualificazione dei lavoratori presenti in azienda – continua Cavion-. In questo il centro di formazione dell’Associazione (Cesar) propone una serie di corsi a tale scopo. Non solo, con il nuovo percorso Obiettivo Capitale Umano Confartigianato offre agli imprenditori i giusti strumenti per individuare i reali bisogni di risorse umane, affrontare la ricerca del personale e saper trattenere e valorizzare, il personale già in azienda”. 

“Ma soprattutto – conclude il presidente – le imprese richiedono una forte motivazione personale a fare meglio, a migliorarsi e qualificarsi. I denari spesi per il reddito di cittadinanza o l’assegno per la disoccupazione dovrebbero essere accompagnati, per essere veramente produttivi, in percorsi di qualificazione al fine del reinserimento nel mondo lavorativo. Tali scelte della politica devono essere chiare, il mondo dell’artigianato non può sopportare più ritardi di tempo magari legati alla creazione di consenso elettorale”.