LAVORO

Sbalchiero, Confartigianato: “Adesso Basta! Burocratizzazione,
centralismo e prese in giro. Le imprese muoiono e la politica gioca!”

“La misura è colma. Non sono le imprese che devono andarsene da questo Paese ma la sua classe politica e burocratica che, presi armi e bagagli, può benissimo espatriare verso lidi più confacenti! Lo sfogo è di Giuseppe Sbalchiero, presidente di Confartigianato Imprese Veneto rimasto esterrefatto dal susseguirsi di provvedimenti imbarazzanti sul fronte del lavoro. “Non basta –spiega il Presidente- il recentissimo provvedimento che risolve solo a metà il problema delle migliaia di dipendenti inseriti nelle liste mobilità (ex L.236) per imprese sotto i 15 dipendenti, l’impennata di burocratizzazione e centralizzazione nelle relazioni sindacali è decisamente troppo!”
Sapete quanti incontri sindacali aziendali ha “gestito” solo la Confartigianato Imprese Veneto –per il tramite delle sue oltre 140 sedi territoriali sparse in tutta la regione- l’anno scorso? Oltre 3500! Tremilacinquecento appuntamenti (in gran parte per la CIG in deroga) tra titolari, collaboratori ed organizzazioni sindacali e datoriali per valutare e decidere come affrontare al meglio le crisi aziendali e l’accesso agli ammortizzatori. Ebbene è notizia di queste ore che il Ministero del Lavoro, anche se senza guida, in un delirio indecente di massima burocratizzazione e centralizzazione, ha in animo di obbligare gli attori di questi accordi a trovarsi a discutere in una sede terza di “tipo istituzionale”, individuata nei locali della Regione Veneto e quindi, a Venezia.
“Una scelta da impero Ottomano –sbotta Sbalchiero- che, oltre a mettere in difficoltà la stessa Regione, obbligherebbe sindacalisti, titolari e loro dipendenti ad impegnative (e costose!) trasferte a Venezia che, in base alle richieste di CIG in deroga già pervenute nei primi due mesi e mezzo del 2013, sarebbero già state 6mila! Il tutto senza un logico motivo od una condivisibile giustificazione”.
“Se il Ministero pensa, con questo ambaradan, di risparmiare risorse attraverso un condizionamento degli accordi realizzati, scoraggiando ad esempio un’impresa con tre dipendenti a “scendere” a Venezia, ha sbagliato tutto. In realtà –dichiara Sbalchiero- non cambierebbe nulla. Tutte le imprese chiedono, infatti, la copertura massima di 180 gg lavorativi per poi “consumare” le giornate necessarie. Nel Veneto, ad esempio, il rapporto è di 20 ore utilizzate su 100 richieste”.
Vogliono per caso dissuadere le imprese ad attivare lo strumento degli ammortizzatori? Si chiede Sbalchiero: “potrebbe essere…visto il percorso ad ostacoli che stanno improntando. Abbiamo dimostrato negli ultimi 30 anni come le relazioni sindacali, in particolare quelle nel mondo artigiano veneto, abbiano spiccato il volo nel momento in cui le Parti Sociali sono state libere di trattare a livello territoriale. Esperienze come le Casse Edili, l’Ente Bilaterale EBAV, le consolidate contrattazioni integrative di categoria, sino alla gestione delle previdenza integrativa hanno portato il Veneto all’avanguardia con piena soddisfazione di imprese e maestranze che, qui e solo qui, hanno ricavato da tale territorialità notevoli opportunità. Non ci sono soldi per finanziare la CIG in deroga? Lo dicano ma trovino anche il modo di risparmiare subito su altri capitoli di spesa improduttiva come i rimborsi ai partiti”.
“Basta carte, basta centralismi basta giochetti –conclude Sbalchiero-. Ci si concentri nel dare “benzina” al sistema, finanziando in modo consapevole anche la CIG in deroga ed i fondi per i licenziati. Stiamo assistendo alle pagliacciate politiche dello scaricabarile sulle responsabilità. Invitiamo i neoparlamentari veneti ad attivarsi per contrastare con forza queste norme stupide che vanno contro le imprese, i lavoratori ed il buonsenso”.