Il Tavolo Intercategoriale Orafo incontra i parlamentari vicentini per porre alla loro attenzione i problemi tecnici e formali che potrebbero vanificare i vantaggi della Convezione di Vienna

Un incontro con i parlamentari vicentini per fare il punto sulla definizione dell’iter di adesione dell’Italia alla Convenzione di Vienna. Lo ha promosso il Tavolo Intercategoriale Orafo, che riunisce Confartigianato, Confindustria, CNA e Apindustria Confimi. All’incontro, che si è svolto (lunedì 6 maggio, ndr), nella sede della Camera di Commercio di Vicenza, sono intervenuti Maria Cristina Caretta (Fratelli d’Italia), Erik Umberto Pretto (Lega) e Daniela Sbrollini (Partito Democratico).
L’Italia, è stato ricordato, è terzo produttore mondiale e primo europeo (28% del mercato, per un valore di 1,8 Mld c.ca) di prodotti orafi, ma a tutt’oggi per commercializzarli nei mercati dell’Unione europea è necessario ottemperare alla legislazione di ogni singolo paese (es. requisiti tecnici, titoli dei prodotti) e ai relativi sistemi di controllo (es. controllo a “priori”).
A livello internazionale, però, esiste un unico trattato che consente la libera circolazione dei prodotti orafi ed argentieri tra gli Stati che ne sono membri. Si tratta della “Convenzione sul controllo e la marchiatura degli oggetti in metalli preziosi”, nota anche come “Convenzione di Vienna”. Con l’ingresso dell’Italia nella Convenzione, che verrà ratificato a breve, verrà permessa la libera circolazione di prodotti orafi italiani, senza ulteriori controlli, nei venti mercati dei Paesi aderenti, attraverso l’apposizione del marchio comune di controllo a cura di un laboratorio nazionale certificato e abilitato.
Attualmente l’unico Laboratorio accreditato e operativo per queste attività è quello della Camera di Commercio di Vicenza, mentre sarebbe il caso di creare una “rete” di strutture tecniche dotate delle necessarie risorse e tecnologie in grado di supportare l’incremento della domanda, conseguente alla Convenzione di Vienna, almeno nei tre distretti produttivi orafi di Vicenza, Arezzo e Valenza.
Ed è proprio a tal riguardo che le quattro Associazione vicentine dei produttori orafi si sono allineate e compatte per esprimere la loro voce e preoccupazione attraverso il Tavolo Intercategoriale. Una preoccupazione che i presidenti della categoria di Confartigianato, Onorio Zen; Confindustria, Enrico Peruffo; CNA, Arudino Zappaterra; e Apindustria Confimi, Andrea Fabbian; oltre che Giorgio Xoccato ed Elisabetta Boscolo Mezzopan rispettivamente Presidente e Segretario Generale della Camera di Commercio; ed Elio Poma, direttore del Laboratorio Metalli Preziosi; hanno espresso al Parlamentari vicentini.
“Abbiamo voluto incontrare i nostri parlamentari per illustrare loro l’urgenza di intervenire presso il Ministero dello Sviluppo Economico per ottenere un atto formale che metta, ad esempio, il laboratorio della Camera di Commercio di Vicenza nelle condizioni di avviare la necessaria operatività – ha spiegato Onorio Zen, in rappresentanza del Tavolo Intercategoriale -. Abbiamo inoltre sottolineato quanto motivi tecnico burocratici potrebbero, mai come in questo caso, creare un tangibile danno alle imprese. Infatti, con l’ingresso dell’Italia nella Convenzione di Vienna la funzione dei laboratori accreditati a certificare e marchiare gli oggetti, si estenderebbe ai 20 mercati dei Paesi aderenti. La nostra preoccupazione – conclude Zen- è che quando verrà ratificato l’ingresso del nostro Paese nella Convenzione non avremo un network di Laboratori strutturati per affrontare la domanda che perverrà dalle imprese e dal mercato con non poche conseguenze”.
L’incontro si è concluso con un concreto e comune impegno dei parlamentari presenti a portare le istanze del Tavolo nelle sedi preposte.