Gli autotrasportatori merci si fermano dal 25 al 29 maggio. Sartori: “Con il gasolio oltre la soglia dei 2 euro il settore è a rischio”
Il settore dell’autotrasporto è ormai al collasso a causa del caro gasolio, con prezzi stabilmente oltre i 2 euro al litro e, senza risposte concrete del Governo, alla categoria non è rimasto che proclamare il fermo. Una scelta, non facile, e che arriva, come afferma Unatras (Unione Nazionale Associazioni Autotrasporto Merci di cui fa parte anche Confartigianato), dopo i ripetuti segnali di allarme lanciati.
Una situazione che nel vicentino tocca 1.284 imprese totali del Trasporto merci per complessivi 7.072 addetti.
“La situazione – commenta Igor Sartori, presidente degli autotrasportatori di Confartigianato Imprese Vicenza- è di giorno in giorno sempre più insostenibile. Solo qualche settimana avevamo già espresso preoccupazione anche a fronte di un rincaro di soli dieci centesimi al litro che si traduce in 3.000 euro aggiuntivi per veicolo.
Oggi la situazione è davvero fuori controllo e le prospettive non sono delle migliori, anzi. Il rischio è che si blocchi la filiera ma questo pare lo comprendano in pochi”.
Il carburante, ricorda Confartigianato, pesa già tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta, e anche variazioni minime, su base annua, comprimono i margini e mettono sotto pressione la liquidità aziendale. Ora con il gasolio oltre i 2,04 euro al litro sulla rete ordinaria, e punte superiori in autostrada, l’aggravio tocca fino ai 9.000 euro annui di extracosti per veicolo pesante, mettendo fuori mercato migliaia di aziende italiane.
Gli autotrasportatori veneti, spiega Confartigianato, chiedono che venga ristabilita immediatamente la carbon tax: il taglio dell’accisa indistinto per tutte le categorie di soggetti che vivono la strada agevola momentaneamente il cittadino ma penalizza l’autotrasportatore. Se si tolgono 25 centesimi all’automobilista alla pompa, per i mezzi pesanti la riduzione dovrebbe essere almeno di 40 centesimi. La categoria poi chiede di prevedere, in via temporanea o strutturale, la possibilità di accesso immediato al rimborso accise, su base opzionale per le imprese, al fine di migliorare la gestione del capitale circolante in una fase di elevata volatilità dei costi energetici. Il tema non è aumentare i ristori, ma ridurre il disallineamento tra esborso e recupero. Il rimborso accise immediato rappresenta una misura a costo invariato per lo Stato, ma ad alto impatto sulla liquidità delle imprese.
Senza un cambio di rotta immediato da parte del Governo – annuncia Unatras – il Comitato Esecutivo ha deciso per fermo nazionale, per difendere la sopravvivenza di migliaia di imprese per cui è diventato impossibile garantire la continuità dei servizi di autotrasporto, fondamentali per la filiera logistica ed economia italiana.
Per scongiurare i devastanti effetti economici che questa decisione può comportare, il coordinamento Unatras ritiene fondamentale che il Governo agisca urgentemente per: l’emanazione dei decreti attuativi sul credito d’imposta già previsto e ristori compensativi del mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistato, interventi a sostegno della liquidità delle imprese quale la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali, l’attuazione dei provvedimenti normativi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’immediata compensazione dei rimborsi accise, l’adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo.
La categoria precisa anche che la volontà del settore non è quella di arrecare un danno al Paese, ma le conseguenze di un fermo sarebbero inevitabili per l’intera collettività, con il rischio concreto di vedere gli scaffali dei supermercati vuoti e le industrie prive di materie prime. Al proposito, Unatras avverte che l’aumento dei costi del trasporto incide in minima parte sul prezzo finale dei prodotti.
Il fermo nazionale Unatras è ufficialmente confermato: dalle ore 00:01 del 25 maggio alle ore 24:00 del 29 maggio come da comunicazione alla Commissione di Garanzia.
Comunicato 48