Il “dopo Brexit” per le imprese vicentine

Cosa cambia per le imprese, soprattutto quelle che esportano, nelle relazioni commerciali tra Vicenza e Regno Unito

“Le nostre imprese, attraverso l’azione dell’Ufficio Internazionalizzazione di Confartigianato Vicenza, hanno compreso da tempo l’importanza di conquistare nuovi mercati e di arrivarvi quanto più preparate. Uno di questi era, appunto, il Regno Unito, che ufficialmente dal 1° gennaio 2021 è uscito dall’Unione Europea – commenta Nerio Dalla Vecchia, vicepresidente di Confartigianato Imprese Vicenza -. Adesso, con la definizione degli accordi, finalmente si elimina un elemento di incertezza che ha caratterizzato il 2020; si tratta ora di capire tutti dettagli nel nuovo assetto, per valutare il tipo d’impatto che avrà sull’export delle imprese”.

Con la Brexit viene ristabilita la dogana tra UK e Mercato Europeo cambiando lo scenario nel quale, da decenni, le imprese vicentine erano abituate a lavorare. Di fatto, molte delle preoccupazioni che gli esportatori italiani avevano prima del raggiungimento degli accordi tra Regno Unito e Unione Europa sono state fugate, in particolare quella sull’introduzione di dazi, che è stata esclusa. Dall’incertezza quindi che ha caratterizzato il finale del 2020, ora si tratta di capire e fare i conti con eventuali problematiche dovessero presentarsi dal nuovo anno. 

Da un punto di vista tecnico ci saranno di sicuro degli impatti a livello di certificazione per le imprese, in particolare per tutti quei prodotti che fino al 31 dicembre 2020 erano coperti da marcatura CE e Direttive Europee, se non altro quelli legati alle certificazioni d’origine. Molta della legislazione britannica dovrà inoltre essere armonizzata e su questo l’Ufficio Internazionalizzazione di Confartigianato Imprese Vicenza si aspetta dei risvolti non particolarmente gravi soprattutto per le aziende, in specifico quelle piccole e medie, già abituate a lavorare con l’estero. A oggi i dati, spiega Confartigianato, parlano più di un effetto Covid che per la Brexit a livello di esportazioni dal Vicentino.
Al proposito spiccano due dati: il primo riguarda la Moda, settore in cui c’è stata una flessione del 16%, e l’altro è il +12% legato ai prodotti di Stampaggio plastico. Il primo dato si legge sicuramente tenendo conto delle difficoltà odierne del consumatore di accedere liberamente ai punti vendita, proprio a causa delle norme anti-contagio; il secondo invece si può presumere sia legato a un più complicato e a un maggior costo delle forniture e dei trasporti nei mercati orientali (leggi: Cina), per cui i compratori si sono rivolti al mercato italiano. In questo quadro, si inseriscono i prodotti Alimentari, settore che per primo avrà problemi con l’introduzione dello sdoganamento a seguito della Brexit. Attualmente però, le notizie che arrivano dagli associati sono confortanti, perché pare che tutto il sistema di sdoganamento e dogana venga fatto già nel momento di trasferimento della merce.

I dati e il valore dell’export verso il Regno Unito

L’export manifatturiero verso il Regno Unito vale per Il Veneto il 2,2% del valore aggiunto (superiore alle in media nazionale, l’1,4%, e dietro solo a Emilia-Romagna e Toscana), con il particolare che Vicenza (con il 3,1%) è tra le province che mostrano una maggiore propensione a esportare su quel mercato. Forte di questi dati, dopo un anno segnato dalla pandemia (con tanto di ‘variante inglese’) e complice l’incertezza della Brexit, l’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza ha analizzato la situazione. La questione non è di poco conto, se si considera che quello del Regno Unito è un mercato che nel 2019 era al 5° posto tra le destinazioni delle esportazioni manifatturiere della provincia di Vicenza, per un valore complessivo di 938,3 milioni di euro, ovvero in crescita del 5,4% rispetto all’anno precedente. Naturalmente, i traffici commerciali hanno risentito dell’emergenza sanitaria tanto che, dai dati relativi ai primi nove mesi del 2020, si rileva che Vicenza passa dal 4° al 6° posto tra le principali province italiane esportatrici verso il Regno Unito, registrando un calo delle esportazioni oltre Manica pari a -18,4%, flessione più intensa rispetto al -16,2% nazionale. Quanto ai settori merceologici manifatturieri, l’Ufficio Studi evidenzia che, sempre nel 2019, i prodotti maggiormente esportati in Regno Unito sono stati: Articoli di Abbigliamento con 154,4 milioni di euro, pari al 16,5% dell’export totale; Macchinari e Apparecchiature con 150,1 milioni di euro, pari al 16,0%; seguono articoli in Pelle e simili con 148,5 milioni di euro, pari al 15,8%; prodotti della Metallurgia con 69,9 milioni di euro, pari al 7,4% e prodotti Farmaceutici di base e preparati farmaceutici con 49,5 milioni di euro, pari al 5,3%.
E veniamo al 2020. La pandemia si è fatta sentire sul trend di forte crescita (+5,4% nel 2019 rispetto all’anno precedente), tanto che nei primi nove mesi del 2020 le esportazioni manifatturiere vicentine verso il Regno Unito sono calate del 18,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Flessione più intensa per i settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese, che registrano un -23,1% contro il -14,0% degli altri settori manifatturieri. Si rilevano, tuttavia, tre settori in controtendenza, e sono: gli articoli in Gomma e Materie plastiche (+12,2%), Legno e prodotti in legno e sughero (+1,0%) e prodotti Chimici (+0,6%).

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