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Guai se resterà un libro dei sogni

di Gianluca Cavion, presidente Confartigianato Imprese Vicenza

Sarà che siamo ancora alle prese con gli effetti della pandemia, ma l’impressione è che non tutti, nel nostro Paese, abbiano finora compreso il momento storico che ci attende. Eppure, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede investimenti per 220 miliardi, un ammontare di risorse che non s’era mai visto, neanche ai tempi del Piano Marshall dopo l’ultima guerra mondiale. In sostanza, e giova ribadirlo, è un’occasione irripetibile per delineare il futuro dell’Italia, quella che affideremo ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Sapremo farla fruttare, una tale opportunità? E, soprattutto, il nostro sistema politico-amministrativo è pronto a gestire un tale patrimonio? Viene da chiederselo perché purtroppo non sono mancati, finora, gli esempi (anche clamorosi, specie in alcune aree del Paese) in cui i fondi europei sono stati non solo spesi male, ma addirittura non impiegati, e quindi restituiti al mittente.

C’è quindi da augurarsi (anzi, da pretendere) un autentico, sostanzioso, definitivo cambio di passo.  

Per quello che ci riguarda come imprenditori, l’essenziale è soprattutto che il Recovery Plan non rimanga un libro dei sogni. L’artigianato e le MPI (Micro Piccole Imprese), che rappresentano il 99% del sistema produttivo occupando circa 71mila addetti, hanno infatti bisogno non solo di sostegni straordinari per tutto il 2021, ma anche e soprattutto di un vero cambiamento delle condizioni di contesto in cui si trovano a operare: con leriforme del fisco, della Pubblica Amministrazione, del mercato del lavoro, del welfare, del sistema della giustizia civile.

Come “Tema” di questo numero di FareImpresa, abbiamo perciò pensato fosse utile dedicare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza un approfondimento per valutarne (intanto) le linee di fondo, i motivi ispiratori. 

Come potranno capire i nostri lettori, il disegno generale del PNRR è di amplissima portata, ricco di idee, di spunti per il domani. Ma, al di là delle enunciazioni di principio, dei titoli e dei capitoli, la cosa essenziale sarà vedere in che modo le strutture ministeriali e commissariali delegate all’attuazione del Piano sapranno “mettere a terra” quelle direttrici di marcia indicate sulla carta, sapranno accendere un processo destinato a durare anni. 

E, occhio, non dimentichiamoci che l’Europa chiederà una regolare rendicontazione dei passi che verranno compiuti, ne verificherà l’efficacia, pena la sospensione delle erogazioni. Ecco: è questa l’eventualità che il “sistema Italia” non potrà e non dovrà permettersi, non solo dal punto di vista del rischio economico, ma anche e soprattutto perché qui c’è davvero in gioco il destino dello sviluppo o della “retrocessione” della nazione, quindi la vita delle nuove generazioni. 

In tutto questo, non possiamo nemmeno dimenticare che nel 2020, complice il dramma della pandemia, hanno chiuso 79mila ditte artigiane, e che entro la fine di quest’anno il 32% dei piccoli imprenditori è previsto a rischio sopravvivenza

Ecco dunque che il PNRR (come la stessa Confartigianato ha ribadito incontrando il premier Mario Draghi) è l’occasione per rilanciare anche l’attività delle micro, piccole e medie imprese, e per “accompagnarle” nella nuova economia post-Covid: come detto sopra, sia con misure strutturali di riduzionedella pressione fiscalee semplificazionedegli adempimenti burocratici, sia facilitando il loro accesso ai nuovi strumenti di finanza d’impresa, alla ricerca e ai progetti di innovazione digitalee tecnologica, alle opportunità/necessità di transizione ecologica, di internazionalizzazione, a interventi per la formazione professionale e il trasferimento d’impresa e di competenze ai giovani, a partire dal rilancio dell’apprendistato quale canale privilegiato di ingresso nel mondo del lavoro.

Inoltre, Confartigianato ha richiamato l’attenzione del Governo sulla necessità di efficaci investimenti in infrastrutture – materiali e immateriali – di collegamento delle persone, delle merci e delle informazioni, così come ha chiesto la proroga del superbonus 110% a tutto il 2023, estendendolo a tutti gli interventi e tipologie di edifici e rendendolo stabile negli anni successivi, pur riducendo le percentuali di detrazione.

Riassumendo, le leve finanziarie europee (sono 750 i miliardi complessivi messi in campo dal piano Next Generation EU) devono essere usate anche per ilsostegno e il rilancio di quelle piccole e medie imprese che, come ha riconosciuto di recente la stessa presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, “hanno dimostrato la loro resilienza reagendo alla pandemia e dimostrandosi pronte a reinventarsi per rimanere sul mercato”.

Qui a casa nostra, i fondi europei vanno impiegati per imprimere una svolta epocale, cambiando ciò che non va con riforme veramente profonde. La prima delle quali è quella che le imprese si aspettano ogni giorno: il sollievo dalla burocrazia inutile, la liberazione da tutte quelle procedure assurde, complicate, estenuanti, che qualcuno non si stanca di inventare.

Perciò, il primo vero atto della “rivoluzione” da far coincidere con l’avvento del Recovery Plan sarebbe quello di chiudere, per sempre, l’italianissimo “U.C.A.S.”, ovvero l’Ufficio Complicazione Affari Semplici.