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Confartigianato Vicenza sull’accordo India – Unione Europea. Nei primi 9 mesi del 2025 esportazioni beriche aumentate del 26%. Vanno però fatte alcune valutazioni per i settori oro e ceramica

È stato siglato in questi giorni il patto tra Europa e India. In pratica saranno abbattuti i reciproci dazi e quindi ‘alleggeriti’ gli scambi tra due realtà che da sole coprono il 25% della popolazione mondiale. Un’intesa che negli obiettivi dell’UE dovrebbe portare entro il 2032 a raddoppiare le esportazioni verso l’India. Un impatto che tocca anche le PMI vicentine. I dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza indicano l’India quale 16° mercato di destinazione per l’export manifatturiero vicentino. Export che, con un valore di 321,2 milioni di euro negli ultimi 12 mesi (ottobre 2024-settembre 2025) è in crescita del 26% nei primi 9 mesi del 2025, a fronte di un calo dell’1,7% del made in Vicenza. Quanto ai prodotti vicentini principalmente venduti in India, in testa ci sono macchinari ed apparecchiature (25% dell’export), seguono Prodotti della metallurgia (23,7%), Prodotti chimici (13%), Prodotti orafi e altre manifatture (9,8%) e Articoli in pelle (9,1%).

“L’accordo rappresenta, sul piano politico e macroeconomico, un passaggio rilevante nella strategia di diversificazione dei mercati internazionali. Tuttavia, benefici e costi dell’intesa saranno distribuiti in modo asimmetrico nei diversi settori”, commenta il presidente di Confartigianato Vicenza, Gianluca Cavion.

I comparti che trarranno vantaggio dall’accordo sono prevalentemente quelli già inseriti in filiere industriali strutturate e globalizzate, come già rilevato dai dati, meccanica, metallurgia, componentistica avanzata e chimica specialistica. La riduzione delle barriere tariffarie e doganali facilita l’ingresso nelle catene del valore dell’industria indiana e rafforza posizioni competitive fondate su tecnologia, know-how e capacità di integrazione produttiva. Si tratta però, nella maggior parte dei casi, di settori in cui operano imprese di dimensione medio-grande o già abituate a operare in contesti multinazionali.

“Diversa e più problematica è invece la ricaduta sulla manifattura che rischia di “pagare il conto”. Quello orafo, che vive già una fase complessa, ad esempio è il comparto maggiormente esposto”, precisa Cavion.

Negli ultimi anni l’oreficeria ha dovuto affrontare una combinazione di fattori penalizzanti: dazi e barriere su diversi mercati extraeuropei, un contesto valutario sfavorevole legato alla debolezza del dollaro e costo della materia prima che ha raggiunto livelli difficilmente sostenibili, comprimendo margini e liquidità.

Spiega Piero Marangon, Presidente del gruppo di mestiere orafi di Confartigianato Vicenza: “L’accordo potrebbe aprire le porte ai concorrenti asiatici mettendo a rischio la fascia più bassa della produzione dove il Veneto è più vulnerabile. Il Made in Italy del gioiello non fa ancora presa sul mercato asiatico ancora molto attratto dall’etnico; infatti, il saldo della bilancia commerciale con l’India è ancora negativo seppur l’export stia dando segnali di crescita. Questo accordo potrebbe spingere aziende indiane ad acquisire realtà venete come già accaduto”. 

C’è poi la ceramica artistica altro settore, altra situazione. “Per la nostra produzione – spiega Maria Teresa Maroso, presidente del Mestiere Ceramica e Vetro-, la concorrenza di prezzo proveniente dall’India non sembra rilevante. Il valore del prodotto dell’artigianato non è nella standardizzazione o nei volumi (per esempio produzioni di piastrelle), ma nell’unicità, nel design e nel legame culturale con il territorio. Per la ceramica artistica, l’accordo quindi non rappresenta un vantaggio diretto, ma neppure una minaccia immediata: il comparto “si salva” se mantiene un posizionamento sull’alta gamma”.

 “Si dovrà quindi fare attenzione che l’accordo non scarichi i costi dell’apertura commerciale sulle manifatture artigiane più esposte, concentrandoli su filiere diverse e su imprese già strutturate su scala globale. È necessario accompagnare perciò il dibattito con una valutazione realistica degli impatti e con strumenti di supporto mirati, in grado di evitare che un accordo internazionale si traduca, per alcuni comparti chiave del territorio, in un ulteriore fattore di pressione anziché in un’opportunità”, conclude Cavion.

Comunicato 11