Click Day: ora basta!

Denunciare un sistema non funzionale, poco chiaro, penalizzante e iniquo.

È l’azione intrapresa da Confartigianato Imprese nazionale che ha raccolto le criticità lamentate dall’Associazione vicentina e inviato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato un esposto per denunciare un sistema sempre più utilizzato dalla Pubblica Amministrazione per assegnare incentivi alle imprese: quello del Click Day. Un sistema, prove alla mano, inefficiente e che produce effetti distorsivi nella concorrenza tra imprese.

Il Click Day individua gli aventi diritto di incentivi e fondi in base all’ordine temporale di presentazione telematica delle domande. Un metodo che più volte Confartigianato Vicenza ha criticato per l’evidente inefficienza e per l’effetto distorsivo della concorrenza tra imprese. 

“Per ogni Click Day abbiamo espresso la nostra contrarietà perché non è possibile affidare a circostanze esterne, e quindi con un grado di casualità elevato, l’accesso a contributi e incentivi da parte delle imprese – commenta il presidente dell’Associazione provinciale, Gianluca Cavion-. Se la logica è fornire a tutte le imprese le medesime opportunità, a fronte dei requisiti richiesti, il fatto di essere costretti davanti a un pc per schiacciare un bottone in pochi nano secondi non sembra certo il modo migliore”.

Le variabili in gioco per la buona riuscita dell’invio delle richieste, infatti, dipendono da molti fattori che, alternativi o sommati, di fatto favoriscono alcuni a scapito di altri e quindi mettendo i primi in condizioni concorrenziali migliori rispetto ai secondi. Le imprese che accedono a contributi e fondi, in pratica, hanno un vantaggio non da poco potendo rientrare delle spese, o contare su incentivi per crescere o innovare.

“Se le richieste fossero basate solo sulla presenza di requisiti certi e documentati non ci sarebbe nulla da obiettare, anzi – aggiunge Cavion- ma qui siamo di fronte a una situazione per cui ‘vince’ chi è più veloce, o più attrezzato. La connessione a internet, non uguale in tutti i territori, l’incidenza del digital divide che tocca aziende meno strutturate, l’intasamento delle infrastrutture informatiche in occasione dei Click Day che rallentano le procedure, sono alcuni fattori che fanno la differenza. Non a caso con il Click Day hanno preso vita società di servizi specializzate, attraverso sofisticate apparecchiature informatiche, per aumentare le possibilità di ‘arrivare primi’. Naturalmente tutto questo ha un costo che non tutti possono permettersi. Risultato: ammesse le imprese più veloci o più attrezzate”. 

Confartigianato ricorda il bando di Invitalia per le risorse “Impresa sicura”, che prevedeva rimborsi per le spese di prevenzione e diffusione del contagio da Covid. In ‘palio’ 50milioni di euro esauriti dopo un secondo dall’apertura del portale con il record della prima impresa attestato a 0,000237 secondi. O il bando per l’imprenditoria femminile di cui si è parlato per tre anni e che ha messo sul piatto 400milioni di euro ‘sbancati’ in 20 secondi. 

“Capire chi si aggiudica quei soldi poi è impossibile perché in molti casi non esistono graduatorie pubbliche. In questa situazione ben di capisce perché molte micro e piccole imprese (circa 80% di quelle che avevano manifestato interesse sulla misura agli uffici di Confartigianato Vicenza) non partecipino neanche più ai Click Day visti i costi,  il tempo richiesto per la predisposizione della documentazione, e le bassissime probabilità di riuscire a spedire la domanda in qualche decimo di secondo”.

“Affidare l’accettazione o l’esclusione delle domande a circostanze aleatorie va contro i principi di trasparenza e imparzialità e quindi contro il principio della libera concorrenza tra soggetti economici”, conclude Cavion. Su questi presupposti Confartigianato è intervenuta affinché l’Autorità assuma le iniziative previste dagli articoli 21 e 21-bis della legge 10 ottobre 1990 n. 287 che prevedono la possibilità, per la stessa Autorità, di segnalare a Parlamento e Governo, affinché adottino le azioni necessarie per rimuovere o prevenire le distorsioni segnalate o, in alternativa, nei casi più gravi, di agire in giudizio contro gli atti amministrativi e i provvedimenti di qualsiasi amministrazione pubblica che vìolino le norme a tutela della concorrenza e del mercato.

Articolo aggiornato al 29 luglio 2022