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Autotrasporto: come selezionare e trattenere gli autisti

Le trappole della mente”, ovvero “Gli strumenti di selezione e gestione dei camionisti e del personale operativo” per il settore dell’Autotrasporto Merci.

Questo l’appuntamento promosso da Confartigianato Imprese Vicenza, con il contributo della Camera di Commercio di Vicenza, che si è svolto a giugno a Quinto Vicentino, e da cui sono emersi interessanti spunti per affinare le competenze trasversali, con riferimento alla selezione e alla valorizzazione del capitale umano. Il workshop, una trentina i partecipanti, è stato suddiviso in 2 moduli: Fotografia dello stato attuale: trend settore autotrasporto, definizione delle «trappole mentali»; Fasi del processo di valorizzazione del capitale umano settore autotrasporto: focus su ricerca, selezione, gestione e crescita delle persone in azienda. Ad accompagnare gli imprenditori in questo percorso due esperti: Gianluca Celeste, psicologo del lavoro e delle organizzazioni, psicologo del traffico, RSPP & safety coach; e Laura Broglio, digital content creator.
Un appuntamento da cui, vista la partecipazione e l’intesse al tema degli imprenditori, è nato uno specifico corso di formazione. A partire dal 21 settembre, quindi, con la collaborazione del Cesar, la Categoria propone una serie di incontri dedicati ai vari aspetti legati alle risorse umane con focus sul colloquio e sulle diverse azioni di miglioramento per lo sviluppo delle risorse umane.

Ecco una sintesi degli interventi.

Osservazioni emerse dal workshop

(la relazione di Gianluca Celeste)
Il workshop dopo le presentazioni introduttive è entrato nel vivo con la condivisione di una breve analisi di dati statistici del settore in ambito europeo, nazionale e regionale (VEDI SLIDE). Tale analisi ha permesso di restituire, con “uno scatto fotografico”, la consapevolezza dello stato attuale, visto non come punto di arrivo ma di partenza per sfatare le “trappole mentali” e i bias cognitivi che comportano il rischio di inficiare il processo di selezione, gestione e valorizzazione del capitale umano.

Le tematiche condivise si sono poi sviluppate nello specifico nella job analysis e nella job description, con attività interattive concentrate rispettivamente sulla composizione in 4 sottogruppi di un identikit del profilo “ideale” del conducente di mezzo pesante, a cui è seguita la creazione di uno specifico annuncio di selezione, articolato in 5 sezioni: chi siamo (descrizione profilo aziendale), mansione prevista (in riferimento alla job analysis), requisiti richiesti (essenziali e graditi), condizioni di lavoro (offerta di lavoro) e come candidarsi (modalità, canali e referenti aziendali).

Il coinvolgimento e il costante confronto tra gli oltre 30 partecipanti è stato significativo, facilitato anche dalla reciproca complementarietà ed alternanza tra elementi teorici/di lavoro in sottogruppi e la testimonianza di Laura Broglio, autista professionista, con focus sull’approccio all’operatività professionale.

Come area di sviluppo è emersa una necessità di approfondimento da parte dei partecipanti degli strumenti utili per riconoscere e approfondire adeguatamente le diverse fasi del processo di selezione e valorizzazione del capitale umano: per favorire tale consapevolezza e conoscenza sarà previsto, a partire da settembre, un secondo passaggio con lo sviluppo delle altre fasi del processo di selezione, con focus sul colloquio e sulle diverse azioni di miglioramento per lo sviluppo del potenziale umano, tra cui un approfondimento sulle “trappole mentali”, prevenzione dello stress sul lavoro, cura del proprio benessere fisico e cognitivo, valorizzazione delle diversità, motivazione, engagement e retention.

(dalla relazione di Laura Broglio)
Identikit del candidato ideale. E se il candidato ideale diventasse l’azienda? (…) Nel corso dell’esercitazione in sottogruppi dedicata alla Job Analysis, i partecipanti hanno costruito il profilo dell’autista ideale, lavorando su quattro aree specifiche: operatività quotidiana, autonomia e responsabilità, competenze digitali e certificazioni, relazione professionale con il cliente. A me è stato chiesto di svolgere la stessa attività, ma con una prospettiva rovesciata: stilare il profilo dell’azienda ideale, non cosa cerca il datore di lavoro, ma cosa si aspetta l’autista da chi lo assume. Un cambio di prospettiva che, nella semplicità del gesto, ha prodotto una delle discussioni più utili della giornata.
(…) Sul piano operativo, l’azienda ideale offre turni fissi con un coinvolgimento attivo dell’autista nella pianificazione, i mezzi in dotazione sono di ultima generazione e soprattutto dotati di webasto, climatizzazione da fermo e sistemi di bordo evoluti. Gestisce le attese con comunicazioni puntuali e attive e fornisce strumenti adeguati anche per i percorsi variabili e le trasferte.

Sul fronte dell’autonomia e della responsabilità, è un’azienda che lascia gestire il lavoro quotidiano con margini reali di libertà, in accordo con il dispatcher e non sotto controllo costante. Riconosce all’autista l’autorità di segnalare anomalie, garantisce un affiancamento on the job all’ingresso e offre prospettive concrete di crescita e di espansione del ruolo nel tempo.
In materia di competenze digitali e formazione, l’azienda ideale non si limita a pretendere competenze, investe in aggiornamento periodico, fornisce app con procedure di check-in chiare e predefinite e considera la formazione continua parte integrante del contratto di lavoro, non un optional.
Il trattamento economico non è solo composto dallo stipendio e dalle trasferte, ma comprende anche welfare e premi.
Nella relazione con il cliente, garantisce all’autista una divisa e gli strumenti aziendali necessari, linee guida chiare per gestire le contestazioni, una procedura definita che lasci però spazio all’autonomia e la possibilità di costruire e mantenere una relazione continuativa con i clienti abituali, ma anche verso l’azienda.
Non un semplice conducente, ma un professionista riconosciuto come tale.
I temi trasversali: ciò che cambia il modo di lavorare

(…) Oltre all’identikit tecnico, il workshop ha fatto emergere alcune aree trasversali che influenzano profondamente la qualità del rapporto tra azienda e autista.

Il tema del digitale è ormai centrale: tecnologia, app e strumenti di bordo non sono più optional. Formare le persone all’uso consapevole di questi strumenti, con un approccio che coniughi responsabilità e autonomia, è una competenza organizzativa prima ancora che tecnica.

La questione delle politiche di genere è entrata nella conversazione in modo naturale: permessi, maternità, accesso al telefono aziendale, sicurezza nelle comunicazioni con i clienti sono elementi che definiscono il livello di civiltà di un’organizzazione prima ancora di essere obblighi normativi.

Sul fronte della diversità, la presenza di lavoratori stranieri ha sollevato la necessità di strumenti di mediazione culturale e di tempi e modalità di risposta adeguati, un aspetto spesso sottovalutato ma determinante per la coesione dei team.

La dimensione umana: perché, passione e appartenenza

Al termine della giornata, ciò che rimane è una convinzione: non si possono costruire squadre solide senza partire dal perché. Perché un autista sceglie questo lavoro, cosa lo tiene dentro quando potrebbe andarsene, cosa lo motiva a fare bene anche quando nessuno guarda?

Saper essere e saper divenire indicano la capacità di un’azienda di accogliere chi è già formato e di accompagnare chi sta crescendo. La relazione diventa il motore della squadra, e la squadra, con una gestione attenta e una capacità osservativa sviluppata, diventa il vantaggio competitivo che nessun concorrente può copiare facilmente.
(…) In tutto questo ragionamento, va considerato che per trovare nuove persone disposte a fare questo mestiere, dobbiamo far stare bene chi già c’è.
Il benessere degli autisti è, infatti, la condizione necessaria perché tutto il resto funzioni.

Un’azienda che si fa carico anche di questo tema, non solo trattiene le persone più a lungo, ma le trasforma in ambasciatori potenziali, capaci di attrarre altri professionisti per il semplice fatto che si vede, da fuori, che lì dentro si lavora con soddisfazione.