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APPROVATO ALL’UNANIMITÀ IL DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL’ASSEMBLEA ORGANIZZATIVA ANAP/CONFARTIGIANATO CHE SI È SVOLTA A SAN VINCENZO 17-18 GIUGNO 2013 (LIVORNO)

Ecco l’ANAP del futuro. Crescere in una logica di Sistema è stato il tema dominante dei lavori dell’Assemblea organizzativa Anap/Confartigianato che si è svolta a San Vincenzo 17-18 giugno 2013 (Livorno) a cui ha partecipato una nutrita delegazione veneta guidata dal Presidente regionale Valerio De Pellegrin. Crescere verso l’esterno perché Anap ritiene che la contrattazione sociale territoriale sarà in futuro il banco di prova della capacità di rappresentanza e di tutela della categoria, ma anche verso l’interno. L’associazione chiede a Confartigianato il riconoscimento del “valore associativo” degli iscritti all’Anap, perché ne aumenta la rappresentatività, consente all’Organizzazione di rafforzare la propria presenza nella società civile, può favorire lo sviluppo associativo, organizzativo e dei servizi dell’Organizzazione. La filosofia di intervento di ANAP si basa su tre punti fondamentali: convinzione, concretezza, capacità. Convinzione: significa che tutte le parti del Sistema, “coinvolte” nella crescita dell’Anap, siano davvero convinte di questa opportunità o esigenza . Convinzione occorre anche e soprattutto da parte di tutte le componenti Confartigianato affinchè condividano le iniziative che sono alla base della crescita (formazione, marketing, sensibilizzazione delle Associazioni e “stimolo” nei confronti degli operatori dell’Inapa e del Caaf). Concretezza: significa che alle parole, e cioè ai programmi che di anno in anno vengono approvati dagli Organi dell’Anap, seguano i fatti. Se non si portano avanti e realizzano le iniziative progettate è impensabile poter avere un riscontro associativo adeguato. Occorre che i gruppi territoriali Anap sottopongano all’Associazione di riferimento e concordino con essa, in attuazione di quanto previsto dallo Statuto, i programmi delle attività da svolgere a difesa e tutela della categoria rappresentata. Se così fosse, l’Anap si assumerebbe la piena responsabilità delle proprie azioni e dei risultati. Capacità : significa che Dirigenti e Coordinatori devono essere idonei a ricoprire i rispettivi ruoli. Il discorso è quello della scelta delle persone, della loro formazione, del loro aggiornamento, della verifica dell’impegno. Su piano organizzativo ecco le direttrici di marcia:
  • una struttura più capillare, orientata al territorio. Ad oggi sono pochi i Gruppi Provinciali che si articolano nel territorio di competenza;
  • azioni di marketing associativo anche direttamente dal centro;
  • anagrafica unica di Confartigianato persone;
  • una struttura più coesa e che si dia dei modelli organizzativi adeguati;
Tra le cause della disomogeneità territoriale tre sono quelle che sono state evidenziate:
  1. La scarsa “esperienza” di alcuni Presidenti territoriali per quanto attiene al ruolo che sono chiamati a svolgere. La gestione di un Gruppo Territoriale Anap non è semplice. Anche chi ha alle spalle un’attività pluriennale di Dirigente sindacale nel campo degli “attivi” trova difficoltà ad entrare in un mondo, così variegato e complesso, come quello degli anziani.
  2. Il senso di “lontananza” tra chi opera nel territorio e chi è al centro. I presidenti ed i coordinatori devono partecipare alle occasioni di incontro che non sono poche (Assemblee, Conferenze programmatiche, Festival della Persona, Festa del Socio, ecc.) Inoltre l’incontro diretto l’utilizzo delle circolari, della rivista, e degli altri mezzi di comunicazione dovranno servire a colmare questa sensazione di lontananza.
  3. L’insufficiente “circolarità” delle esperienze e delle iniziative territoriali (assenza di condivisione delle “buone pratiche”).
In tema di previdenza. L’invecchiamento della popolazione, un fenomeno positivo, è però un fatto determinante sia sulla spesa previdenziale che sanitaria. Diventa quindi urgente occuparsi seriamente della spesa previdenziale e della sua tenuta. Se vogliamo evitare la pericolosa spirale di aumento contributivo per far fronte al pagamento delle pensioni occorre principalmente applicare integralmente l’oramai famoso art. 37 sulla separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale. Dal momento che la Previdenza deve essere rivolta alle persone e non alle “categorie”, l’unica deroga all’età pensionabile deve essere quella motivata dai cosi detti “lavori usuranti”. Anche in questo caso i benefici devono essere uguali per tutti (lavoratori autonomi, dipendenti, uomini e donne). Per i lavoratori che andranno in pensione con il calcolo contributivo della pensione al fine di non creare una futura classe di “pensionati al trattamento minimo”, per l’esiguità delle prestazioni a cui avranno diritto dobbiamo fare in modo che decolli, anche obbligatoriamente, la previdenza integrativa (rendendola inoltre appetibile con facilitazioni fiscali ed oggettive). Stesso discorso deve valere per la previdenza complementare. La salvaguardia del potere di acquisto delle pensioni, che hanno subito una rilevante perdita negli ultimi venti anni, resta una delle nostre principali rivendicazioni, tanto più che adesso l’inflazione è superiore al 3% (addirittura superiore al 4% per i beni di più largo consumo). Le proposte:
  • la revisione del paniere ISTAT per la rivalutazione dei trattamenti, adattandolo alla peculiarità del pensionato-consumatore;
  • la neutralizzazione del drenaggio fiscale,
  • è necessario eliminare tutte le discriminazioni tra lavoro dipendente e lavoro autonomo: assegni familiari, accesso al pensionamento, etc., anche perché con il calcolo contributivo per tutti e con l’aumento delle aliquote contributive per i lavoratori autonomi, non sono più giustificabili trattamenti differenziati.
In tema di Sanità ed assistenza. È necessario interrompere la spirale che c’è stata in quest’ultimo decennio, che ha visto man mano sottrarre pezzi di Welfare pubblico ai cittadini e un notevole ridimensionamento dello Stato sociale. Occorrono scelte lungimiranti, che facciano tesoro della preziosa conquista dell’allungamento della vita media e che tengano conto delle modifiche radicali avvenute negli ultimi 50-60 anni nel modello familiare. L’Anap ritene inoltre, ampiamente insufficiente il rifinanziamento dei fondi sociali e della non autosufficienza. E’ fondamentale fissare costi standard per la sanità e potenziare la prevenzione.
Le proposte:
  • integrare ulteriormente lo stanziamento dei fondi nazionali di carattere sociale (non autosufficienza, politiche sociali, etc.);
  • dare applicazione completa alla legge 328/2000 e in questo ambito riattivare sul territorio servizi sociali, sanitari e assistenziali integrati con regole rigide per la razionalizzazione della spesa e il pareggio di bilancio;
  • riqualificare le misure locali di intervento per le non autosufficienze, nonché tutte le provvidenze economiche ai bisognosi, eliminando incongruenze e abusi, assicurando contemporaneamente un sostegno vero ed efficace a chi è in stato di bisogno;
  • restituire ai medici di base un ruolo primario con la costituzione sul territorio dei pool di medici multidisciplinari;
  • superare il regime provvisorio dell’intramoenia, che purtroppo ha tenuto conto più delle richieste dei medici che non delle esigenze dei pazienti;
  • colmare i divari qualitativi e quantitativi tra regioni e territori;
  • stabilire i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (LIVEAS);
  • rivedere i criteri per l’assegnazione della Social Card che, ai fini della sua efficacia, va rivista anche nell’importo;
  • prevedere forme di sostegno economico alle famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani o familiari disabili o non autosufficienti, anche per sopperire alle carenze e difficoltà dell’assistenza pubblica.
Va anche sottolineato come, secondo i dati Istat, il fenomeno della non autosufficienza coinvolge in Italia circa 2 milioni e ottocentomila persone la maggior parte delle quali sono anziane. Vi è poi il fenomeno delle nuove povertà che interessa principalmente gli anziani e le donne . Va promossa ed incoraggiata ogni forma di partecipazione attiva degli anziani alla vita economica e sociale della comunità. Ciò è di fondamentale importanza per permettere agli anziani di svolgere un ruolo integrato nella società e per evitare che si determinino marginalizzazioni che sono dannose non solo all’economia, ma anche alla salute stessa degli individui. E’ necessario che venga diffuso nella società un messaggio positivo dell’apporto degli anziani, specialmente riguardo al rapporto con le nuove generazioni, con le quali è possibile costruire una comunione di interessi in molteplici campi, da quello tipico familiare a quello del lavoro dipendente (part-time temporaneo del giovane assunto e del lavoratore anziano per il trasferimento delle conoscenze), a quello dell’impresa (trasferimento d’impresa), a quello formativo e scolastico (insegnamento professionale nelle scuole), a quello della cultura (esperienze e tradizioni). Infine l’Anap sottolinea l’opportunità di rivisitare le norme statutarie e regolamentari al fine, se necessario, di assicurare una maggiore aderenza dell’Associazione non solo alla nuova realtà ma anche in vista delle prospettive che ci sono innanzi.

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