Anche la nostra energia va tutelata

di Gianluca Cavion, presidente Confartigianato Imprese Vicenza

Solitamente, si misura in cento giorni il periodo in cui un nuovo Governo, specie qui in Italia, può e deve dimostrare di che pasta è fatto. È il periodo di quella che una volta veniva definita la “luna di miele” tra eletti ed elettori, in cui questi ultimi concedevano tempo ai primi per poi verificare se e quanto le promesse si tramutassero in atti e fatti concreti.

Ma, vista la situazione attuale, la sensazione è che il tempo a disposizione sia molto, molto più breve che in passato. Urgono provvedimenti tanto tempestivi quanto efficaci per rispondere a una crisi che incalza da più parti, a un’emergenza che riguarda, in primo luogo, i costi pazzeschi raggiunti dall’energia e dalle materie prime. Costi che chi manda avanti un’azienda deve fronteggiare su due fronti: da un lato quello della sua impresa, dall’altro quello della famiglia. Capiremo un giorno il peso della speculazione internazionale che ci ha portato a tutto questo, ben oltre le cause scatenate dall’invasione russa in Ucraina, ma intanto c’è da arginare la “tempesta perfetta”, e a questo è chiamata la compagine che ha preso più voti, per mandare avanti un Paese in cui, quest’estate, l’intempestività politica ha deciso di interrompere il precedente Governo (guidato da un “tecnico” di rango) nel peggior momento possibile.

Confartigianato Veneto ha realizzato un sondaggio, alla vigilia delle elezioni, tra i nostri imprenditori. E quali sono state le loro risposte circa i provvedimenti che vanno presi? In prima istanza, tanto per cambiare, c’è la richiesta di alleggerire il carico di burocrazia che incombe su ogni attività, in sostanza la necessità di una reale semplificazione degli oneri, ivi compresa la pressione fiscale. C’è bisogno di riforme vere, sostanziali (vedi gli appalti, o i tempi della giustizia), c’è l’imperativo di non perdere il treno del PNRR, la richiesta di investimenti nelle energie rinnovabili, c’è ancora la speranza di vedere realizzata quell’autonomia amministrativa – ovvero uno strumento di responsabilizzazione della spesa pubblica nei territori – per la quale il Veneto ha votato in massa e sulla quale finora non sono giunte risposte conclusive.

Quanto agli aumenti stellari dei costi di gas, elettricità e approvvigionamenti, i nostri imprenditori non sono rimasti a guardare: c’è chi ha rimodulato gli orari di lavoro, o cominciato a risparmiare sulla climatizzazione degli ambienti, sull’illuminazione. Inoltre, non va dimenticato quanto la nostra Confartigianato sta mettendo in campo per supportare le aziende: l’azione del Consorzio CAEM per l’acquisto di energia a prezzi sorvegliati, lo svolgimento di pratiche per il credito d’imposta energetico e ogni altro ristoro, la liquidità per il pagamento delle bollette (con le banche e con il Confidi), i servizi per l’evenuale Cassa Integrazione dedicata, la spinta all’efficientamento energetico (autoconsumo, comunità energetiche), all’organizzazione aziendale “sostenibile”.

Ancora una volta, insomma, c’era da rimboccarsi le maniche e tutti noi lo stiamo facendo, in attesa di tempi migliori come durante la pandemia. Nessuno vuole piegarsi, nessuna impresa dev’essere costretta a chiudere per il “caro bollette”, la nostra energia va tutelata.

Riassumendo: a chi è stato delegato a guidare il Paese, Confartigianato chiede di saper guardare e di ascoltare una realtà produttiva italiana, quella costituita dalle micro e piccole imprese, che equivale al 99,2% del nostro tessuto produttivo e dà lavoro al 63,4% del totale degli occupati. Vista nel suo insieme, è la più grande impresa nazionale, un universo che vuole continuare a creare sviluppo e lavoro – specie per i giovani – e a portare l’eccellenza del Made in Italy nel mondo.
Lo abbiamo detto più volte e lo ripetiamo: vogliamo un contesto legislativo, economico, infrastrutturale e “ambientale” nel quale sia possibile, alle imprese e agli imprenditori, avere successo e svilupparsi al meglio, riacquistando fiducia ed esaltando il proprio talento. 
Bisogna perciò che i nostri imprenditori siano liberati dai tanti vincoli e costi che si trasformano in vere e proprie “tasse sulla competitività”; bisogna porre l’artigianato e la piccola impresa al centro degli interventi per rilanciare lo sviluppo e ri-orientare l’attenzione su coloro che hanno dimostrato, anche tra mille difficoltà, di saper creare occupazione, benessere economico, coesione sociale.

Per questo serve una sana “democrazia economica” che torni ad avvicinare la politica e le istituzioni alla reale composizione produttiva del Paese.

Gli artigiani, i piccoli imprenditori – con la concretezza e la determinazione con cui ogni giorno, senza alcun “paracadute”, affrontano i rischi del mercato – vogliono vedere una politica capace di riconoscere il loro ruolo, di investire sulle loro capacità e di offrire risposte efficaci alle loro aspettative di sviluppo, che sicuramente coincidono con quelle del Paese.

“Costruiamo assieme il futuro dell’Italia” è stato lo slogan lanciato da Confartigianato ai politici durante la campagna elettorale, avanzando precise richieste di attenzione e azioni conseguenti.

Come e quanto le proposte della piccola impresa verranno ascoltate, ricostruendo finalmente un patto di fiducia tra imprenditori, politica e istituzioni, non ci metteremo molto a scoprirlo…

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