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ALL’ASSEMBLEA SOCI DELL’ASSOARTIGIANI DI VICENZA. PAROLA D’ORDINE: REAGIRE ALLA PAURA

02/12/2008ALL'ASSEMBLEA SOCI DELL'ASSOARTIGIANI DI VICENZA. PAROLA D'ORDINE:  REAGIRE ALLA PAURA «Il 2008? Per l'Associazione Artigiani Confartigianato di Vicenza è stato un anno positivo dal punto di vista della rappresentatività». Con queste parole il presidente provinciale Giuseppe Sbalchiero ha aperto lunedì l'affollata Assemblea dei Soci al Centro Congressi. E ha spiegato: «Un nostro dirigente, Claudio Miotto, è diventato presidente della Confartigianato regionale e, successivamente, vicepresidente nazionale. E siamo l'unica organizzazione in Italia che può vantare tre rappresentanti nella giunta della Camera di Commercio locale». Proprio Miotto ha portato il saluto della Confartigianato nazionale: «La mia nomina stata è un riconoscimento per Vicenza. E il presidente nazionale Giorgio Guerrini mi ha incaricato di dirvi che, nonostante il periodo sia difficile, le Pmi hanno i numeri per resistere e che, soprattutto, non bisogna avere "paura della paura"».Dopo la presentazione della nuova Giunta Esecutiva Provinciale, Sbalchiero e il segretario Carmelo Rigobello hanno illustrato le linee programmatiche per il 2009, inserite e aggiornate nell'ambito del quadriennio 2008-2011. Fondamentali vengono ritenuti i processi di aggregazione tra imprese, come i consorzi, per stare sul mercato, così come si sta lavorando nelle Categorie e nei Mandamenti per diversi progetti di sviluppo.Il richiamo fondamentale, per l'Associazione, oggi più che mai è a quel mondo di valori che intrecciano lavoro e famiglia. Da questo punto di vista le banche devono tornare a servire l'economia «reale» e non più quella di «carta», il fisco deve rendersi conto che in un periodo come questo non può imporre gli automatismi degli studi di settore, la burocrazia non può continuare a porre ostacoli, il Welfare deve garantire la dignità delle persone anche dopo il lavoro. Tra gli obiettivi per il 2009, si intende affrontare l'attuale emergenza con scelte prioritarie, oltre che nel campo del credito, anche nella formazione, nell'innovazione, nelle ricerche verso nuovi mercati.Gli Studi di Settore sono tornati al centro dell'attenzione, tra risultati ottenuti e ulteriori richieste, nell'intervento del tributarista dell'Assoartigiani Giovanni Rigoni, il quale ha ribadito la necessità che essi possano venire "corretti" in questo periodo che vede le aziende esposte a imprevisti cambiamenti dei fattori di reddito. E lo stesso presidente Sbalchiero ha confermato l'impegno in tal senso dell'Assoartigiani: «Difenderemo le aziende che risultassero particolarmente "vessate" dal fisco, affiancandole anche con dei ricorsi-pilota».Dopo che Enrico Quintavalle, responsabile dell'Ufficio Studi Confartigianato, ha illustrato i motivi dell'orientamento "federalista" dei piccoli imprenditori offrendo significativi dati numerici sugli eccessivi divari attualmente esistenti in Italia tra regione e regione, la parola è passata al prof. Lorenzo Gai, docente di Intermediazione Finanziaria all'Università di Firenze.Ricapitolati i motivi della crisi finanziaria internazionale (un mercato senza regole dove sono mancati correttezza, prudenza, e l'avidità dei banchieri è andata di pari passo col flop di tutti gli organismi di controllo), l'economista ne ha analizzato le ricadute, manifestatesi in recessione, minori investimenti, contrazione dei consumi, default a catena delle cosiddette "banche d'affari". Tutti effetti che nel nostro Paese sono stati finora mitigati dalla presenza di piccole e medie imprese radicate nel territorio e da una minore esposizione internazionale del sistema creditizio.Stabilito che una delle poche armi per uscire dalla crisi sarà quella di un significativo taglio dei tassi da parte della BCE, Gai ha messo in luce come diventi ora davvero fondamentale il ruolo dei Confidi – vedi il caso di ArtigianFidi Vicenza – quale "cinghia di trasmissione" per non interrompere l'accesso al credito da parte delle aziende, fornendo essi le garanzie necessarie sia al sistema produttivo e sia alle banche, agendo da intermediari affidabili e da valvola di compensazione alla riduzione degli impieghi. In sostanza, i Confidi "convengono" tanto alle singole imprese, perché se ne fanno garanti, che alle banche, in questo momento "obbligate" a evitare la clientela più rischiosa. Le quali banche sembrano aver capito la lezione dopo il crack generatosi negli Usa: meno economia "di carta", acrobazie finanziarie, e maggior attenzione al cliente reale. Ma uscirne sarà dura.