Il 15 aprile: Giornata del Made in Italy rappresentato a Vicenza da 10.869 imprese. Cavion: “E’ nostro compito sostenere il valore dell’artigianato e del Made in Italy soprattutto in questo contesto di tensioni internazionali”
“Festeggiamo il Made in Italy per ribadirne l’importanza nell’economia nazionale, regionale e locale. Un ‘tesoro’ che non può essere disperso”. Così il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion, alla vigilia della giornata (15 aprile, ndr) dedicata appunto alle produzioni che meglio rappresentano il territorio, anche vicentino. Sono 10.869 imprese provinciali manifatturiere con 149.807 addetti, di queste, 5.542 sono artigiane, pari al 51,0%, con 24.179 addetti. I settori più numerosi per imprese artigiane sono Metallurgia, metalli e minerali con 1.942 imprese artigiane (pari al 56,8% delle imprese del settore), Moda con 910 imprese artigiane (il 47,4% delle imprese del settore), Legno e arredo con 783 imprese artigiane (70,0% delle imprese del settore). Con esportazioni pari a 22 miliardi 203 milioni di euro di prodotti manifatturieri, di cui 9 miliardi e 765 milioni di euro di prodotti dei settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese (gioielleria, moda, legno e mobili, alimentari e prodotti in metallo), Vicenza si conferma la 4ª provincia italiana per export.
“In questi ultimi giorni, a fronte di uno scenario internazionale che rischia di bloccare il presente e ipotecare il futuro delle nostre imprese, ricordo che sono state approvate due importanti misure a tutela dei prodotti artigianali. La prima è contenuta nella Legge annuale delle PMI che dal 7 aprile mette, finalmente, uno stop all’ambiguità legata ai termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’ a favore di un riconoscimento di chi artigiano lo è realmente – ricorda Cavion-. Una norma che va a favore anche dei consumatori facendo chiarezza sui prodotti, e servizi, che si acquistano. ‘Artigianato’ e ‘artigianale’, infatti, non potranno più essere usati con leggerezza o, peggio, in modo ingannevole, magari per fare concorrenza sleale. L’utilizzo è da ora riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo, con sanzioni fino all’1% del fatturato (minimo 25.000€) per chi usa i termini in modo improprio. Per Confartigianato si tratta di un risultato importante raggiunto dopo anni di battaglie. Si riconosce così che ‘artigiano’ è un prodotto effettivamente frutto del lavoro, dell’ingegno e della passione degli imprenditori. In particolare, la novità tutela proprio i settori simbolo della manifattura Made in Italy quali ad esempio, l’alimentare, la moda, l’artigianato artistico e tradizionale”.
“L’altra novità, che va sempre sotto il segno della tutela del lavoro artigiano e del Made in Italy, è un Disegno di Legge che introduce una definizione rigorosa di “pane fresco” – continua il presidente-. La denominazione potrà essere quindi usata esclusivamente per i prodotti realizzati attraverso un processo produttivo continuo, senza congelamento o conservazione, e venduti entro tempi ben precisi dalla cottura. Anche in questo caso lo scopo è duplice: tutelare, da un lato gli artigiani del settore, dall’altro eliminare le ambiguità che confondono non poco i consumatori”.
Il DDL, quindi, mette in chiaro che il pane fresco dovrà essere ben distinto da quello ottenuto da impasti surgelati o precotti, con scaffali separati e informazioni trasparenti. Anche in questo caso sono previste sanzioni per chi viola le regole: l’uso improprio della dicitura “pane fresco” sarà equiparato a una frode, con conseguenze fino alla sospensione dell’attività.
“L’attuale congiuntura politica ed economica rischia però di vanificare i migliori intenti. A fronte di un riconoscimento del lavoro artigiano sono però gli stessi artigiani e le imprese artigiane ad essere a rischio, e con loro produzione e occupazione. Dai trasporti, come emerso nell’ultima assemblea pubblica regionale del settore, alla manifattura, dalla ceramica alla moda, passando per tutto il sistema casa: le ripercussioni di quando sta accadendo sullo scacchiere internazionale vanno infatti a incidere pesantemente sui costi energetici e delle materie prime”, conclude Cavion.
Comunicato 46