Transizione 5.0, credito d’imposta ridotto
Con l’ultimo Decreto del 27 marzo al 15,75%. Cavion (Confartigianato): “Sconcertante come non ci sia percezione degli effetti delle scelte sulle PMI”
“Da quando è uscita la notizia è stata tutta una chiamata per capire come agire davanti a una situazione che definire paradossale è dire poco. Vorremmo sapere chi adesso spiegherà alle nostre aziende che gli investimenti in Transizione 5.0 dovranno sostenerli praticamente in toto. Parliamo di aziende che complessivamente hanno sborsato 5milioni di euro per un credito d’imposta di 2.250 milioni ridotto a 787mila euro. In pratica, se mediamente prima un’azienda poteva vedersi ‘tornare indietro’ 225mila euro, ora può contare su soli 78mila euro di credito d’imposta”.
È il commento del presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion, sulle ultime novità sulla misura Transizione 5.0, il piano di incentivi per promuovere l‘efficienza energetica e l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, integrando tecnologie avanzate nei processi produttivi.
Il Decreto del 27 marzo concede, alle aziende rimaste in lista d’attesa a fine 2025, solo il 35% del credito d’imposta spettante. Il che significa il 35% del 45% previsto per interventi con obiettivo più alta efficienza energetica. In pratica un recupero massimo del 15,75% della somma investita.
“Diciamo che la notizia del Decreto è stata accolta con disappunto e sconcerto – continua Cavion-, anche se le avvisaglie di un progressivo svuotamento della misura erano nell’aria. Ben prima, come si vorrebbe far credere per giustificare tagli e ritocchi, che si aprisse il conflitto nel Medio Oriente”.
Vale la pena di ricordare, spiegano da Confartigianato, che il 7 novembre 2025 veniva comunicato che le risorse a disposizione per il Piano erano state esaurite e l’unica scelta per le imprese era mettersi in lista d’attesa. Poi il 27 novembre venivano chiuse le prenotazioni, un mese prima della scadenza fissata al 31 dicembre, data entro la quale, per legge, comunque l’investimento andava completato.
Quanto alle risorse, i 6,3 miliardi di euro originariamente previsti dal piano, son diventati poi 2,5 con la rimodulazione PNRR, insufficienti per una domanda che da giugno a novembre 2025 aveva superato i 3 miliardi di euro. Da qui le liste d’attesa.
E non è finita, perché sarà il GSE (gestore dei servizi energetici) ora a comunicare all’Agenzia delle Entrate l’esatto ammontare del “nuovo” credito d’imposta che l’azienda potrà utilizzare.
“Evidentemente si fanno delle scelte senza avere bene presente le conseguenze. Forse un investimento che va dai 200 ai 400 mila euro può sembrare poco, ma per un’impresa artigiana è un passo importante, sia dal punto di vista strategico che finanziario. Continuiamo a dire ai nostri imprenditori quanto sia importate programmare, quanto il futuro vada nella direzione dell’innovazione e sostenibilità soprattutto per chi è inserito in filiere di valore. E poi? Il primo a non programmare è il Governo. Qui non si tratta solo di denari ma di fiducia, di un patto cittadino – Stato che viene meno con cambiamenti continui, e in corsa, delle norme”, prosegue Cavion. “È sconfortante vedere come evidentemente ci siano altre logiche, e non quelle di politica industriale, dietro alcune scelte. Nessuno si è mai chiesto: per quanto possono reggere le nostre imprese? Quante di loro tradite nel sostegno agli investimenti in tecnologia, si troveranno a mettere in discussione anche le assunzioni, impoverendo comunque il tessuto imprenditoriale?” conclude il presidente.
Una voce, quella di Confartigianato, che assieme a quella delle altre associazioni di categoria arriverà al 1° aprile a Roma dove è previsto un incontro al Mimit.