Edifici storici veneti: numeri, mercato e opportunità per le imprese artigiane
Nel Vicentino sono 42.852 gli edifici residenziali storici, ben 26.848 dei quali costruiti prima delle due guerre mondiali.
Oltre un quarto poi (27,3%, pari a 11.713) versano in mediocre o pessimo stato, inoltre di questi sono 2.494 i beni architettonici di interesse culturale (pari all’11,1% regionale), di cui più della metà (56,1% in linea con il dato regionale del 57%) sono beni vincolati residenziali. I dati arrivano dalla ricerca “Il mercato del restauro. Potenzialità di intervento nel patrimonio edilizio storico non sottoposto a vincolo”, realizzata da Smart Land per Confartigianato Imprese Veneto, che analizza per la prima volta in modo sistematico il patrimonio storico residenziale e manifatturiero costruito prima del 1945 e non sottoposto a vincolo diretto del Ministero della Cultura, con l’obiettivo di quantificare le opportunità di intervento per le imprese artigiane edili e del restauro.
SCENARIO E OPPORTUNITÀ
In Veneto un edificio su cinque è stato costruito prima del 1945, si tratta di 206.488 edifici residenziali storici, ovvero il 19,5% del patrimonio residenziale totale. Il numero varia a seconda dei territori: Belluno, ad esempio, risulta la provincia con il peso maggiore di edifici storici (il 40% del totale), seguita da Verona e Vicenza. Di questi, 55.000 edifici (27%) risultano in stato manutentivo mediocre o pessimo. Secondo i dati del Ministero della Cultura in Veneto gli immobili storici sottoposti a vincolo sono solo 12.500, circa il 6%; allo stesso tempo si contano 194.000 edifici storici non vincolati. Degli edifici non vincolati la ricerca rileva che 39.300 rivelano caratteri di pregio, dei quali il 27,8 % si trova in uno stato che necessita di interventi per la sua valorizzazione: si tratta di 10.940 edifici, pari a circa il 20% del patrimonio storico complessivo in pessimo o mediocre stato manutentivo.
I caratteri considerati di pregio che la ricerca ha preso in considerazione sono diversi: elementi decorativi simbolici, paraste, fasce marcapiano o cornici, uso della pietra, mattoni e muratura a vista spesso coperti da intonaci grezzi, presenza di elementi accessori contestuali che rafforzano il carattere storico del complesso, finestre spesso ad arco ribassato con cornici realizzate in pietra, mattoni, o semplicemente dipinte; balconcini con ringhiere in ferro o balaustre murarie o in pietra scolpita, ingressi principali spesso con archi a tutto sesto in pietra o mattoni, vista di camini monumentali ben evidenti in facciata.
Accanto al comparto residenziale emerge anche il fronte manifatturiero. Nel 1951 in Veneto erano attivi oltre 3 mila opifici di grandi dimensioni, 48.000 complessivi includendo anche quelli più piccoli; oggi si stimano 2.745 grandi plessi produttivi storici di pregio non vincolati, di cui il 22% nel corso degli anni ha perso il carattere originale per sovrapposizioni o demolizioni, il 26% ha già subito interventi di ristrutturazione.
Di questi, 1.432 necessitano di interventi: 881 richiedono ristrutturazioni parziali o totali, mentre 550 si trovano in stato di degrado o abbandono. È la geografia dell’archeologia industriale veneta – mattoni pieni a vista, grandi aperture ad arco, strutture metalliche – che può tornare a essere spazio produttivo, culturale o residenziale.
La ricerca ha quantificato anche i beni di interesse culturale con vincolo già ottenuto, che, in Veneto, ammontano a 10.530. A questi si aggiungono ulteriori 120 beni in corso di verifica e 11.744 beni di interesse culturale non ancora verificato, che tuttavia devono sottostare alla disposizione di legge fino alla sua verifica. In totale, considerando le tre casistiche, è possibile stimare pari a 22.400 i beni di interesse culturale vincolati e in corso di vincolo presenti in regione. Il Veneto rappresenta la regione italiana con il numero più elevato di beni vincolati, seguita dalla regione Toscana. Il 22% dei beni vincolati ricade in provincia di Venezia.
In Italia sono censiti quasi 3 milioni di beni vincolati, mobili e immobili. Di questi, quasi 220.000 sono gli edifici soggetti a tutela. In realtà gli edifici potenzialmente assoggettabili a tutela, a seguito di verifica di interesse culturale (VIC), sarebbero molti di più. Il potenziale reale del mercato degli edifici vincolati e vincolabili potrebbe superare i 600 miliardi di euro, come dimostrato dalla ricerca condotta la LIUC per Confartigianato Nazionale Restauro. Ad essi vanno aggiunti quelli che costituiscono il patrimonio storico non sottoposto a tutela, ma che comunque meritano attenzione. Dopo anni di stagnazione, il mercato del restauro degli edifici tutelati ha superato la soglia di 1 miliardo di euro annuo nel biennio 2023–2024, spinto dagli investimenti pubblici legati al PNRR e dal crescente ruolo della committenza privata.
Opportunità per le imprese
Nel recente evento padovano di presentazione della ricerca, illustrata da Federico Della Puppa, responsabile area ricerche e analisi di Smartland e curatore della ricerca, era presente anche il vicentino Thomas Fantin, Presidente della Federazione Edilizia di Confartigianato Imprese Veneto, nonché presidente vicentino delle Attività complementari all’Edilizia che spiega: “Questa ricerca dimostra con numeri chiari che il mercato del restauro non si esaurisce nei beni vincolati”. Fantin ricorda anche come il patrimonio non vincolato rappresenti uno spazio di intervento più rapido e meno burocraticamente complesso, ma che richiede comunque competenze specialistiche: “Non si tratta di edilizia generica. Servono artigiani edili con competenze settoriali, capaci di intervenire su materiali storici, su tecniche costruttive tradizionali, su edifici che hanno un’identità precisa”.
Accanto alla filiera dell’Edilizia, questo patrimonio di edifici storici vede impegnate in prima linea le imprese artigiane del Restauro e arti varie: 204 nel Vicentino, 1.428 in Veneto. Presente al convegno di presentazione, Elena Zironda, referente del Gruppo Restauro di Confartigianato Imprese Vicenza, che ribadisce come questo “patrimonio” rappresenti “una ottima opportunità per il settore. Poi, naturalmente, a partire dalla decisione, del pubblico o del privato, di intervenire, è una questione di sensibilità e cultura del committente, cui si somma l’aspetto economico del lavoro. Di certo, affidarsi a professionisti del settore significa ripristinare o dare il giusto valore a un patrimonio che racconta storia e cultura dei nostri territori”. Anche in questo settore però il tema aperto è quello delle competenze, del personale qualificato che si fatica a trovare. “Nel nostro caso si tratta di un settore in cui la presenza femminile è molto forte – spiega Zironda -. In pochi scelgono questo mestiere, quando invece della componente maschile ci sarebbe molto bisogno, perché per alcune lavorazioni il loro supporto sarebbe importante”.
“Noi sosteniamo questo settore in maniera importante, 25 milioni investiti per formare circa 600 addetti – ha dichiarato l’Assessore regionale a Formazione, cultura e competenze, Valeria Mantovan -. L’esempio del Veneto è unico nel suo genere, ma dobbiamo però continuare a portare avanti queste politiche e riteniamo importante la formazione delle figure professionali che lavorano accanto ai restauratori, come i tecnici settoriali, e il dialogo costante tra tutte le professionalità che ruotano attorno al patrimonio storico veneto, in un’ottica anche di prevenzione e conservazione”.

