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Dal 2020 al gennaio 2026 per alcuni settori gli aumenti dei costi di energia elettrica hanno toccato punte anche del +60% mentre il gas è arrivato anche a +80%. Cavion: “Sollecitiamo il decreto che taglia gli oneri di sistema, la voce che può fare la differenza e ridurre i costi”

Preoccupano i costi per le forniture di energia elettrica e gas ancora elevati rispetto al periodo pre covid. Un aspetto che riguarda anche le piccole imprese o artigiane che non possono avvalersi dei benefici previsti da alcune opportunità come l’energy release appannaggio delle imprese energivore.
“Da mesi aspettiamo l’emanazione del decreto energia, al quale il Governo sta lavorando, con l’auspicio di una riduzione effettiva dei costi in bolletta come spesso dichiarato dai rappresentanti politici – commenta Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Vicenza-. Siamo consapevoli che la “coperta è corta”, ma è arrivato il tempo delle decisioni.  E’ noto infatti che il costo finale è composto da una parte dai costi della materia prima, su cui si può fare ben poco a livello legislativo, e dall’altra dai costi relativi agli oneri di sistema. Ed proprio su questi che il legislatore può intervenire per ridurne l’impatto. In questo contesto CAEM, il Consorzio di Confartigianato, agisce concretamente negoziando per imprese e famiglie condizioni tariffarie per ridurre i costi dell’energia elettrica e il gas. Ma non basta”.

Per capire l’impatto dei costi dell’energia per le imprese artigiane, il CAEM, consorzio di Confartigianato Vicenza che acquista energia elettrica e gas per conto di circa 7.000 imprese, segnala ad esempio che da gennaio 2020 a gennaio 2026 il costo medio di un’azienda della lavorazione pelle con  390.000 kWh annui passa da 0,181 €/kWh a 0,254 €/kWh (aumento del 60,1%), quello di un’ azienda meccanica con 68.000 kWh annui passa da 0,184 €/kWh a 0,292 €/kWh (aumento del 58,7%), per un’azienda della lavorazione del legno con 200.000 kWh annui passa da 0,239 €/kWh a 0,380 €/kWh (aumento del 58,7 %) e quello di un acconciatore con 3.500 kWh annui passa da 0,357 €/kWh a 0,413 €/kWh (aumento del 15,7%). 
“Stessa cosa vale per il gas”, continua Cavion. E cita gli esempi di una pasticceria con 2.600 mc all’anno nel gennaio 2020 pagava mediamente 0,48 € al mc mentre a gennaio 2026 ne pagherà 0,84 € al mc (aumento del 75%), di un’azienda ceramica con 8.000 mc passa dai 0,49 € al mc del gennaio 2020 ai 0,89 € al mc del gennaio 2026 (aumento del 82%) e di una fonderia con 55.000 mc passa da 0,44 € al mc di gennaio 2020 ai 0,82 € al mc del gennaio 2026 (aumento del 87%).
“La verità sta in questi dati da cui emerge chiaramente l’importanza, e l’urgenza, di un intervento legislativo che comporti benefici alle piccole e alle microimprese – aggiunge Cavion-. Ci sarebbe poi da discutere su altri aspetti come il disaccoppiamento che a nostro giudizio comporterebbe il calo dei costi della materia prima. Nella sostanza il prezzo elevato della materia prima è strutturato in maniera tale che l’energia elettrica sia condizionato da quello del gas. È evidente quindi la stortura legislativa, per la quale sembra non ci siano soluzioni alternative perché “da sempre si fa così in tutta Europa”. “Per ridurre i costi una soluzione sono le rinnovabili installate nelle aziende, un aspetto promosso da tempo da Confartigianato attraverso anche la nostra comunità energetica A-Cert che supporta le imprese verso questa scelta. Ma questa è un’altra storia”, conclude Cavion. 

Comunicato 13