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DEON, PRESIDENTE NAZIONALE E VENETO DELL’ALIMENTAZIONE DI CONFARTIGIANATO: “SCANDALOSA INTERPRETAZIONE ITALIANA DI UNA NORMA EUROPEA, CHE FINISCE PER IMPORRE BALZELLI INVECE DI CONTROLLI”

06/02/2009DEON, PRESIDENTE NAZIONALE E VENETO DELL'ALIMENTAZIONE DI CONFARTIGIANATO: "SCANDALOSA INTERPRETAZIONE ITALIANA DI UNA NORMA EUROPEA, CHE FINISCE PER IMPORRE BALZELLI INVECE DI CONTROLLI""Chiamiamo le cose con il proprio nome: il Governo ha introdotto una nuova tassa sulla produzione e sul commercio all'ingrosso di prodotti alimentari, con un'interpretazione estensiva e cervellotica di una norma dell'Unione europea, la 882 del 2004. Con buona pace degli impegni tanto sbandierati di lotta alla burocrazia e di abbattimento del carico fiscale e del federalismo fiscale". Giacomo Deon, presidente regionale e nazionale del comparto alimentare di Confartigianato, non usa mezzi termini per condannare il decreto legislativo 194 del novembre 2008 uscito dal superministero del Welfare, che recepisce il regolamento CE 882/2004: "Siamo di fronte all'ennesima, scandalosa interpretazione all'italiana di una norma europea: il regolamento CE in questione era mirato all'effettuazione di controlli sanitari per una serie di attività dell'agro alimentare, l'applicazione italiana introduce un balzello generalizzato di 400 euro per molti operatori, che con i controlli non c'entrano niente. Di fatto, si tratta di un aggravio dell'imposizione fiscale".Chiede il presidente.  "Visto che la nuova norma è stata introdotta di fatto, senza consultare le categorie interessate e quasi all'insaputa delle Regioni, è indispensabile che il provvedimento venga sospeso, per poterlo calibrare correttamente, ritornando al rispetto della normativa CE".L'impatto per il mondo artigiano della trasformazione alimentare, tra l'altro uno dei pochi che sta reggendo a fatica alla crisi, è rilevante. Stiamo parlando di almeno 3.500 imprese coinvolte, il 40% delle oltre 8mila operanti nella Regione Veneto, che diventano trentamila su tutto il territorio nazionale. I conti sono presto fatti: nelle casse dello Stato entrerebbero come minimo 12milioni di euro l'anno.   Il reg. CE 882/2004 all'art. 27 comma 5 recita che "nel fissare le tasse gli Stati membri tengono conto dei seguenti elementi:a) il tipo di azienda del settore interessata e i relativi fattori di rischio;b) gli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva;c) i metodi tradizionali impiegati per la produzione, il trattamento e la distribuzione di alimenti;d) le esigenze delle aziende del settore situate in regioni soggette a particolari difficoltà di ordine geografico."Riteniamo – afferma Deon – che questi criteri siano vincolanti, ma completamente disattesi con la individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, perché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre nella prima fascia vengono considerate alla stessa stregua ditte individuali senza dipendenti con quelle con capacità produttiva di tipo industriale, penalizzando fortemente le prime". "E proprio a queste, che sono la stragrande maggioranza, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli, a prescindere dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse". "Quindi – conclude Deon – a nostro parere siamo di fronte alla riscossione di una vera e propria imposta disattendendo del tutto il principio della progressività delle imposizione fiscale in quanto in considerazione degli importi forfetari le imprese inserite nella prima fascia pagano proporzionalmente in misura molto superiore a quelle delle altre due fasce, andando contro le più elementari logiche di mercato generando una grave penalizzazione per le piccole imprese nella concorrenza sia in ambito nazionale che comunitario".