ZAIA E SACCONI FIRMANO INTESA PER L’APPRENDISTATO DEI GIOVANI DAI 15 AI 18 ANNI

Il ministro Maurizio Sacconi, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il presidente di Confartigianato del Veneto Claudio Motto

«Sbeffeggiato dai più, ridicolizzato da altri, visto sempre con grande sospetto, grazie all’accordo siglato tra il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi e la Regione Veneto – lo firmerà anche il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini nei prossimi giorni – sugli apprendisti in diritto e dovere, questo straordinario rapporto di formazione\lavoro riemerge dalle nebbie in cui era stato confinato ingiustamente nell’ultimo periodo».

Questa l’opinione espressa a latere della firma a Treviso da Claudio Miotto, Presidente della Confartigianato Veneta che prosegue «sottolineo ingiustamente perché una parte considerevole della imprenditorialità del nostro territorio, quella tanto decantata e studiata e motore del boom economico veneto, ha avuto opportunità di crescita professionale proprio grazie a questo istituto. Di estrema importanza per le aree e i luoghi nei quali, durante i decenni precedenti, il sistema scolastico non era così variegato come quello l’attuale».
È chiaro che il tirocinio dell’apprendistato ha mutato pelle anche grazie all’innalzamento della percentuale di giovani che accedono ai CFP e agli istituti tecnici superiori. E oggi pertanto più che all’acquisizione di una formazione teorica già i giovani puntano verso il “saper fare” che non deriva in maniera automatica dal “sapere” in sé. Ma di fronte a una percentuale crescente di giovani in possesso di titolo di studio – ha ricordato Miotto -, rimane ancora, in particolare nella nostra regione, una fascia di estrema debolezza, in diminuzione sotto il profilo numerico ma sempre fonte di preoccupazione sotto il profilo sociale, data dalla dispersione scolastica ovvero da coloro che abbandonano gli studi in precoce età, spesso già durante la frequenza del ciclo delle media inferiori. È inutile approcciarsi a questo fenomeno in maniera ideologica o con pregiudizi. Il fenomeno non potrà mai essere estirpato attraverso l’adozione di normative vincolanti sull’età minima di accesso al lavoro oppure l’innalzamento degli obblighi scolastici. Rischieremo, come è successo, di imporre standard che risultano comunque impossibili da applicare ai renitenti».
«Ed ecco la positività dell’accordo sull’apprendistato giovani – ha messo in luce il presidente – che segue l’intesa tra Regione Veneto e Parti Sociali del 9 dicembre 2010. Rimettere al centro dell’attenzione una fascia di età, quella tra i 15 e i 17 anni, oggi priva di identità fornendo strumenti per un loro recupero, attraverso l’esperienza lavorativa in azienda. Un’esperienza che voglio sottolineare essere soprattutto formativa. L’ambiente di lavoro diventa luogo di formazione la bottega diventa scuola, recuperando una funzione non direttamente “contrattuale” (scambio lavoro – produzione) dell’impresa oggi, purtroppo, quasi del tutto persa».
Quest’ultimo è un tema ostico. Molte volte l’impresa è stata oberata di oneri e funzioni improprie come se non fosse sufficiente la fatica che deve compiere tutti giorni per rimanere competitiva in un mercato dove è sempre più forte la competizione internazionale basata sulla riduzione dei costi.
«Come imprenditore artigiano – ha concluso – la cui impresa è radicata nel territorio, mi rendo conto che è opportuno favorire uno sviluppo armonico delle nostre comunità anche assumendoci un ruolo non immediatamente riconducibile ai temi propri dell’impresa. Sono altrettanto convinto però, che le imprese che vogliono assumere tale sfida dovranno avere dei vantaggi immediatamente percepibili rispetto alle altre che non hanno rapporto con le comunità locali».
Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, e Maurizio Sacconi, Ministro per le politiche sociali e il lavoro, hanno firmato a Treviso, nella sede di BHR Hotel, il protocollo d’intesa che prevede l’avvio di percorsi formativi in apprendistato (per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione, secondo quanto prevede l’articolo 48 del Dls 276/2003) che segnerà una svolta nell’avvio al lavoro dei quindicenni veneti che non proseguono la scuola e che otterranno una qualificazione professionale spendibile sul mercato del lavoro e ben collegata con una formazione culturale di base. L’intesa fa seguito all’analogo accordo firmato nello scorso dicembre tra Regione e parti sociali. «L’accordo è una grande novità – ha affermato Zaia – perché consentirà ai ragazzi dai quindici anni in su che hanno lasciato la scuola di farsi assumere in un’azienda con un contratto di apprendistato-formazione che li farà lavorare e studiare, constatato che sono 400 le ore previste per le competenze educative di base. Spero che quest’iniziativa abbia la possibilità di intercettarli perché penso con una certa preoccupazione ai quasi 50 mila giovani veneti che non studiano, non lavorano e non partecipano a progetti di formazione. In pratica sono fuori da ogni circuito. Con l’intesa ci sarà un ulteriore incentivo per farli entrare nei processi produttivi del Veneto». Al proposito il Governatore del Veneto ha riepilogato alcuni dati: nel Veneto ci sono tra i 136-137 mila giovani occupati dai 15 ai 24 anni (30% dei giovani in questione); il 59 % dei giovani 15-24 partecipano a processi di formazione e in numeri assoluti sono pari a 267 mila, e poi i quasi 50 mila di cui si diceva, pari all’11% del totale, che non lavora, non studia, non si forma. «La media italiana è del 17% – ha ricordato Zaia – ma ciò non ci consola. Siamo in una regione in cui ci sono problemi di mercato del lavoro, manifestatisi soprattutto a partire dalla crisi; la disoccupazione è al 5%, la crisi ci ha mangiato 65/70 mila posti di lavoro, i disoccupati sono 130 mila. Dati che ci preoccupano perché senza occupazione non c’è crescita sociale, non c’è progetto di vita». Dal canto suo il Ministro Sacconi ha sottolineato che «questi percorsi formativi hanno lo scopo di garantire l’occupabilità di giovanissimi tra i 15 e i 18 anni che hanno lasciato precocemente gli studi e che potranno conseguire una qualifica triennale. L’apprendistato di primo livello, prima che un contratto di lavoro, è uno strumento educativo che riconosce il lavoro come parte del processo educativo e rivaluta la dignità del lavoro manuale. Qui si prevedono 400 ore di contenuto educativo a fronte, ad esempio, delle 120 ore previste per l’apprendistato professionalizzante, quello sopra i 18 anni». Anche l’Assessore regionale alla formazione e al lavoro Elena Donazzan ha rilevato come l’atto d’intesa «risponda a un’esigenza che è sempre stata del nostro territorio, a una cultura sempre presente cioè che “in bottega ci si forma”; oggi lo facciamo con lo strumento innovativo di un contratto di apprendistato, secondo la legge Biagi, per quei ragazzi giovanissimi che non studiano, non lavorano e hanno bisogno di ottenere una qualifica magari usando al meglio l’intelligenza delle mani». Da segnalare che dal 2005 a oggi gli apprendisti in diritto dovere attualmente assunti nel Veneto sono stati 2589 di cui 1871 maschi e 718 femmine (1390 nell’artigianato, 483 nel commercio turismo e servizi, 473 nell’industria e 243 nell’edilizia. La loro suddivisione provinciale è stata la seguente: 599 a Vicenza, 540 a Treviso, 454 a Padova, 430 a Venezia, 347 a Verona, 158 a Belluno, 61 a Rovigo. Nel solo 2009 il dato è stato di 407 apprendisti che sono scesi nel corso del 2010 a 394, a seguito del periodo di crisi.


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