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Welfare aziendale nelle piccole imprese: parte un progetto promosso dal Cesar (Confartigianato Vicenza) finanziato dalla Regione Veneto

Tiziana Pettenuzzo (Cesar), Francesca Rizzi (Asilo Il Pulcino) e Agostino Bonomo (Confartigianato)

Il sistema artigiano veneto avvia la sperimentazione di modelli e strumenti innovativi che possano favorire le pari opportunità nelle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di raggiungere benefici per il Pil del territorio, la produttività e i fatturati delle aziende coinvolte.

Si tratta del progetto “Modelli e strumenti di welfare aziendale per le comunità di piccole imprese” promosso dal Cesar, l’ente di formazione di Confartigianato Vicenza, che la Regione Veneto finanzia attraverso il bando “Pari opportunità nel lavoro che cambia”. Un progetto importante per il sistema delle Pmi, visto che sarà la prima vera e articolata sperimentazione di sistemi di conciliazione lavoro-famiglia.  
All’iniziativa aderiscono, a oggi, 66 aziende di diverse province, ma si prevede che almeno altre 20 si uniranno. Il progetto può contare su una rete regionale che unisce pubblico e privato, i cui partner operativi sono, fra gli altri, le Confartigianato di Vicenza, Padova, Treviso, Verona, la Cisl e la Uil vicentine, la Consigliera di Pari Opportunità della Provincia di Vicenza e alcuni enti locali (Unione Montana Astico, Comuni di Asiago, Foza, Enego, Conco e Schio).
Il progetto si svilupperà in due anni e prevede un percorso articolato con lo scopo di promuovere nuovi e innovativi modelli organizzativi a supporto della conciliazione fra i tempi e gli spazi dedicati al lavoro con quelli dedicati alla famiglia, accompagnando le imprese che intendono realizzare o sviluppare piani di flessibilità o nuove forme di organizzazione del lavoro per arrivare a sperimentare azioni di welfare aziendale.
“È la prima volta – sottolinea Tiziana Pettenuzzo, direttrice del Cesar – che nella nostra regione così tante imprese di piccole e medie dimensioni sperimentano un nuovo sistema di welfare. In senso più ampio, con questo progetto miriamo a ‘valorizzare le differenze’ in azienda. Si tratta di un cambiamento prima di tutto culturale, perché cambia il modo di vivere l’impresa: infatti, proprio le Pmi e gli imprenditori ne saranno i primi protagonisti. Avere collaboratori qualificati e motivati è fondamentale per il successo di un’attività, e la soddisfazione dei collaboratori dipende prevalentemente dalla misura in cui essi riescono a conciliare la professione, la famiglia e il tempo libero”.
“Un imprenditore che offra a se stesso e ai suoi collaboratori condizioni di lavoro ‘family friendly’ costruisce un importante incentivo alla motivazione, che a lungo termine sarà sempre vantaggioso per la ditta – conclude Pettenuzzo -. Questa sperimentazione, tuttavia, per realizzarsi necessita del supporto fondamentale anche dei lavoratori e delle istituzioni locali, le cui scelte hanno un forte impatto sulla quotidianità di vita delle famiglie”.
Nel concreto, il progetto si articola in tre direttrici: l’informazione alle imprese con l’apertura di uno sportello di consulenza e per l’individuazione dei percorsi, la realizzazione di nuovi sistemi di welfare e, infine, l’avvio di politiche di conciliazione che coinvolgano uomini e donne.
Le aziende partner saranno accompagnate nella realizzazione di nuove forme di organizzazione del lavoro rispetto agli orari (turnazioni, flessibilità, congedi parentali, pause, permessi), ai processi (come la distribuzione delle competenze, il lavoro in team, i sistemi di delega, gli orari delle riunioni, le priorità, i carichi e la pianificazione) e ai luoghi (sperimentando ad esempio forme di telelavoro, lavoro decentrato, mobilità verso il posto di lavoro e “smart working”). Informazione, formazione, consulenza, accompagnamento, sperimentazione e “buone pratiche” saranno le parole d’ordine.
“Le nostre aziende – aggiunge Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza – sono una sorta di ‘famiglia allargata’, date le loro dimensioni, dove il titolare ha un rapporto unico e particolare con i suoi collaboratori. Perciò, studiare e mettere in pratica un welfare aziendale vuol dire dare un nuovo riconoscimento a quanti collaborano per il successo dell’azienda e, nello stesso tempo, rendere l’impresa più ‘appetibile’ da parte di nuovi lavoratori. Se fino a qualche anno fa sopravviveva un tipo di welfare assistenzialista, costoso nella misura in cui il denaro veniva erogato senza controlli o sistemi di equità reale, oggi i tempi anche in questo settore sono cambiati: le persone chiedono attenzione e servizi tagliati sulle loro necessità. Il progetto che ci vede protagonisti va in questa direzione, a dimostrazione di una responsabilità sociale che non è fatta di parole”.


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