L’EDITORIALE. UNA MANOVRA ECONOMICA CON IL FIATO CORTO

di Agostino Bonomo
Presidente Confartigianato Vicenza

Di emendamento in emendamento, chissà quanto e come cambierà, da qui alle prossime settimane, la Manovra Economica del Governo per il 2020, che nel frattempo l’Unione Europea ha sì avallato, ma riservandosi un ulteriore esame in primavera, per valutare il pieno rispetto del Patto di Stabilità. Però, al di là di ogni considerazione tecnicistica sul come far quadrare i conti pubblici, una cosa salta comunque agli occhi: che si tratta di una Finanziaria di corto respiro, di orizzonte limitato.
Un esempio sul fronte sociale, prima che ci soffermiamo sulle imprese? Eccolo: è positivo il fatto che siano stati inseriti 600 milioni di euro a favore della famiglia, con una destinazione al 50% per la costruzione di asili nido e il restante per le classi meno abbienti, con un sostegno per il pagamento delle rette delle scuole materne. Però tutto ciò è avvenuto in maniera estemporanea, nell’assenza totale di un programma politico a favore delle famiglie e per contrastare il calo demografico, che resta il problema dei problemi di questa Italia invecchiata.  
Certo, su tutto il complesso dei provvedimenti è pesato il problema della sterilizzazione delle famose “clausole di salvaguardia”, ovvero la necessità di scongiurare l’incremento delle aliquote IVA che avrebbe comportato, anche per il prossimo anno, il blocco del Paese sul crinale della stagnazione e della recessione, mentre il disegno di Legge di Bilancio ne dispone il disinnesco completo per il prossimo anno e, al contempo, ne depotenzia la portata per il 2021 al di sotto dei 19 miliardi di euro. Resta il fatto che il “range” previsto per la variazione del PIL 2020 si colloca nell’insoddisfacente fascia tra lo 0,2 e lo 0,7 (ben che vada…) per cento: a ridosso cioè, ancora una volta, della condizione di stallo. Di qui le preoccupazioni per la mancata crescita prevista e l’urgenza di un rilancio degli investimenti produttivi che sono state espresse in sede nazionale dalle organizzazioni di categoria riunite in Rete Imprese Italia, tra cui Confartigianato, durante l’audizione sulla Manovra presso le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato.
Sul fronte fiscale, proprio Confartigianato ha “bocciato” l’abrogazione delle disposizioni sulla tassazione a imposta sostitutiva del 20% per soggetti con ricavi o compensi compresi tra 65.000 e 100.000 euro che avrebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2020. Sempre in materia fiscale, ha rilevato la mancata semplificazione degli adempimenti, tanto più necessaria in considerazione degli obblighi di fatturazione elettronica e della trasmissione telematica dei corrispettivi e, più in generale, del crescente utilizzo delle tecnologie digitali e del processo di comunicazione dei dati e delle informazioni da parte delle imprese nei confronti del Fisco.
In tema di incentivi, Confartigianato ha apprezzato la proroga per il 2020 delle agevolazioni fiscali per il Sistema Casa, ma ha ribadito come sia indispensabile renderle strutturali e stabili, almeno per tre anni, per consentire a imprese e cittadini la corretta pianificazione degli investimenti. Giudizio altrettanto positivo è stato espresso sulla riproposizione degli incentivi a Ricerca e Sviluppo, così come sulla proroga del credito d’imposta per la formazione “4.0”, accompagnata dalla conferma delle graduazioni a favore delle piccole e medie imprese. Su quest’ultimo fronte, tuttavia, è necessario prevedere un sostegno dedicato alla formazione nel settore delle “tecnologie abilitanti” del Piano Nazionale Impresa 4.0 proprio per gli imprenditori nell’area delle micro, piccole e medie imprese, secondo il modello della deducibilità delle spese di formazione e formazione permanente. Confartigianato ha poi valutato positivamente la proroga dell’iper-ammortamento per i beni materiali tecnologici e del super-ammortamento ma, anche a questo proposito, ha sottolineato la necessità di garantire un “respiro” pluriennale alle disposizioni, funzionale a una consapevole programmazione degli investimenti da parte delle micro e piccole imprese. E ha inoltre sollecitato l’ampliamento dell’ambito del credito d’imposta per la ricerca, prevedendo un sostegno anche alle attività di innovazione di processo e di prodotto.
Dal canto suo, pure Rete Imprese Italia ha notato che la manovra di Bilancio è negativamente contraddistinta – tra l’altro e in particolare – dalla sottrazione (per effetto degli interventi in materia di mini flat-tax) di importanti risorse destinate alla riduzione della pressione tributaria per le piccole imprese, ribadendo l’esigenza di costruire davvero una fiscalità “non distorsiva”.
Anche l’incrocio programmatico tra “Impresa 4.0” e il “Patto Verde” – ha osservato la stessa Rete Imprese Italia – rafforza poi l’urgenza di un sistema di interventi settorialmente più “inclusivo” e più “accessibile” da parte delle imprese di minori dimensioni. Nello specifico, per la costruzione di un corretto “Green New Deal” vanno tenute in debito conto sia l’importanza di un omogeneo quadro regolatorio europeo in materia, e sia l’esigenza metodologica tanto di un confronto costante e strutturato con le imprese, quanto di una compiuta valutazione preliminare sull’impatto delle diverse misure nel tessuto produttivo: le polemiche delle scorse settimane circa la possibile stretta fiscale sulle auto aziendali, o sulle ipotizzate tasse su plastica e zucchero, sono purtroppo la (negativa) conferma di un mancato confronto e di una mancata analisi complessiva. Così come, del resto, è avvenuto nel recente dibattito sulla “local tax”, da un lato vista come strumento di semplificazione, dall’altro considerata come possibile fonte di inasprimenti dei tributi locali. E analoga situazione si è verificata per le prospettate restrizioni sui rimborsi delle accise sul gasolio consumato dall’autotrasporto merci, che hanno prodotto lo stato di agitazione della categoria, ovvero un settore responsabile di meno del 5% delle emissioni “clima-alteranti” totali del Paese, un valore in corso di ulteriore riduzione nel tempo.
Per questi e altri motivi la Manovra Economica – “schiacciata” come detto dall’esigenza di scongiurare l’aumento dell’IVA – appare una sorta di compromesso, che del resto rispecchia la vita non sempre serena (eufemismo) della compagine governativa attuale. Ancora una volta, insomma, è rimandata a chissà quando un’azione di deciso rilancio delle potenzialità di questo nostro Paese dove – per fortuna – le imprese non mollano, ma dove l’unica incrollabile “certezza” resta quella, ahinoi, dell’enorme debito pubblico.