Saldo positivo del numero di imprese artigiane

Notizie positive sul fronte della dinamica recente delle imprese artigiane: l’Ufficio Studi della Confartigianato vicentina rileva che nel 2021 c’è stata una tenuta.

Nonostante la dinamica sia inferiore rispetto alle principali province venete, che mostrano saldi positivi più consistenti, i dati vicentini sono confortanti e indicano il primo saldo non negativo degli ultimi undici anni. Bisogna infatti tornare al 2010 per avere un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni non d’ufficio di imprese artigiane vicentine, pari a +147 unità. Un risultato apprezzabile, considerata la situazione pandemica ma anche fattori esogeni quali il lievitare dei costi di materie prime ed energia. Crescono quindi le aperture di nuove imprese (+11,9%) dopo la forte contrazione dell’anno precedente (-21% nel 2020) dovuta all’incertezza della situazione sanitaria, anche se sono ancora lontani i livelli del 2019 (-11,6%), mentre le cessazioni registrano una nuova contrazione (-14,1%). A fine 2021 le imprese artigiane registrate nella provincia di Vicenza erano 23.151, con un saldo positivo di 2 unità in più rispetto all’anno precedente, dato da 1.277 nuove iscrizioni e 1.275 cessazioni, e registrano quindi un tasso di variazione nullo, in miglioramento rispetto al -1,4% del 2020. L’analisi, realizzata con cadenza annuale, individua poi l’andamento dei diversi settori e delle dinamiche nelle diverse aree provinciali.

Dinamiche dei settori

Naturalmente le dinamiche cambiano da settore a settore, complici anche fattori esterni. Ecco allora che i diversi incentivi sulle ristrutturazioni portano il comparto Costruzioni a registrare una crescita più intensa (+0,9% rispetto al 2020) con un saldo positivo di 72 unità. Tali dati suffragano le osservazioni di Confartigianato quando, in tema di bonus edilizi, si vanno a modificare in corsa le regole. È successo con la questione della cessione del credito, sulla quale Confartigianato ha portato avanti la propria posizione perché c’era il rischio che tante aziende dell’Edilizia si trovassero inattive o a rischio chiusura. Bene i controlli, bene stanare i soliti furbetti, ma non a scapito di chi si è impegnato, finanziariamente e professionalmente: questo il messaggio lanciato. Quello dell’Edilizia è infatti un settore che può fungere da volano per tutto il Sistema Casa, quindi con ricadute positive anche su altri comparti.
Variazioni positive ma più contenute per i Servizi alle Persone (+0,3% su 2020, pari a +13 unità) e i Servizi alle Imprese (+0,2% pari a +6 unità), mentre il Manifatturiero, con un saldo pari a -90 unità, registra una variazione negativa pari a -1,3%, dinamica dimezzata rispetto al -2,5% del 2020.  

Nel caso della Manifattura pesa il periodo di difficoltà, si spera terminato, del settore Moda. Certo è che al comparto Manifatturiero non sono d’aiuto per la ripresa fattori esogeni quali costo delle materie prime e di luce e gas, a cui si sommano le difficoltà legate alla situazione geopolitica. Si tratta ora di capire come reagire, e come reagirà anche il Governo, di fronte alla crisi russo-ucraina.

Forma giuridica delle imprese

Esplorando il dettaglio della forma giuridica, si osserva, per la prima volta nell’ultimo decennio, un saldo positivo tra aperture e chiusure di ditte individuali, pari a +28 unità, oltre alla consueta e inarrestabile crescita delle società di capitali (+62 unità, pari a una variazione del +0,9% rispetto al 2020), che conferma la tendenza verso una maggiore “strutturazione” delle realtà produttive vicentine per affrontare meglio le sfide prossime e future. In contrazione, invece, le società di persone, che segnano una variazione pari a -2,2% rispetto a un anno prima.

Dinamiche territoriali

Quanto alla distribuzione a livello territoriale, la variazione più intensa si registra nell’Ovest vicentino (+0,3%, pari a +12 unità); seguono l’area di Vicenza (+0,1%, pari +9 unità) e il Nord est vicentino con un tasso nullo (-1 unità); l’Alto vicentino, invece, presenta un tasso di variazione negativo pari a -0,4%, con un saldo tra aperture e cessazioni di -20 unità. Quanto ai Mandamenti, si evidenziano i tassi maggiori a Valdagno (+1,1%) e Arzignano (+0,8%), mentre le flessioni più consistenti si osservano ad Arsiero (-3,0%), Lonigo (-1,9%) e Asiago (-0,9%). Nel confronto con il 2020 si osserva un miglioramento del tasso di variazione in 72 Comuni della provincia (63,2%); in 33 Comuni si verifica un peggioramento (28,9%), mentre nei restanti 9 si osserva stabilità (7,9%).
Va ricordato che la capacità di un territorio di fornire politiche e infrastrutture a sostegno delle imprese gioca un ruolo attrattivo fondamentale. Laddove esistono poi realtà storicamente vocate all’artigianato, vanno promossi interventi a loro sostegno, così come nelle realtà più periferiche vanno trovati elementi di rilancio, per esempio il turismo, o messe in campo soluzioni che le integrino in aree più vaste. In tal senso la capillarità, con Mandamenti e delegati comunali, di Confartigianato sul territorio permette di avere un riscontro reale e puntuale di come vanno le cose, così come di tessere un dialogo continuativo con le Amministrazioni di riferimento. Non solo: le politiche dei Distretti e quelle di rete sono argomenti da sempre all’attenzione dell’associazione, che in esse vede un elemento importante a sostegno delle imprese e della loro competitività.

I “driver”

L’analisi dell’Ufficio Studi pone in evidenza anche i settori “driver”dell’artigianato, ovvero quei settori che mostrano una dinamica positiva nonostante il trend generale in contrazione. Nel 2021 sono stati individuati 16 settori “driver”dell’artigianato, che con le loro 11.725 imprese registrate rappresentano la metà (50,6%) del comparto. Di nuovo, un contributo consistente in fatto di numero di imprese è rappresentato dal comparto dei Lavori di Costruzione specializzati, che da solo rappresenta quasi un terzo (30,8%) di tutto l’artigianato. I 16 settori presentano un saldo positivo nell’anno pari a +200 unità, in esatta opposizione al saldo di -198 unità registrato dagli altri settori. 

Tra i “driver”principali, con almeno 50 imprese artigiane registrate, il più dinamico risulta Silvicoltura e Utilizzo di Aree Forestali (+12,3% rispetto al 2020); seguono: Attività di Servizi per Edifici e Paesaggio (+4%); Produzione di Software, Consulenza informativa e attività connesse (+3,6%); Riparazione, Manutenzione e Installazione di Macchine e Apparecchiature con +1,3%; Lavori di Costruzione specializzati (+1,2%) e Commercio all’ingrosso e al dettaglio e Riparazione di Autoveicoli (+1,2%).
Questi numeri sono eloquenti: parlano di Ambiente, Nuove tecnologie e Sostenibilità, le grandi sfide del futuro, quelle transizioni su cui le imprese stanno investendo e dovranno investire per poter restare sul mercato. Ma si tratta anche di tre voci che porteranno alla nascita di nuove professionalità, di nuove realtà imprenditoriali, che ora sono probabilmente in fase di incubazione. Confartigianato ha dimostrato di essere “#sempresulpezzo”, nel senso che spazi come il Digital Innovation Hub, servizi dedicati sulla Sostenibilità, percorsi di aggiornamento e formazione, mirano a fornire agli associati, e alle aziende in generale, le chiavi di lettura dell’impresa del futuro. Nel frattempo – ed è l’altro grande tema di questo momento – si dovranno cercare le competenze e le professionalità per far crescere e traghettare nel prossimo futuro le aziende.

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