RITARDI DI PAGAMENTO: SEMPRE PIÙ GRAVE IL FENOMENO DEI “CATTIVI PAGATORI”

Torniamo a parlare dei ritardi di pagamento, un malcostume di cui l’Italia ha il primato negativo in Europa e che mette in ginocchio i piccoli imprenditori.

E poco importa che si tratti di una transazione tra imprese, tra un privato e un fornitore di beni e servizi, oppure che riguardi la pubblica amministrazione, per le piccole imprese incassare puntualmente è comunque diventata una chimera.
L’ennesimo allarme legato ai ritardi, o addirittura ai mancati pagamenti alle imprese artigiane, arriva dalla Confartigianato Imprese del Veneto. Nel periodico sondaggio telefonico di monitoraggio della crisi su un campione di circa 1.000 imprenditori della regione emerge che, nel corso dell’ultimo semestre, circa il 37% degli intervistati ha accusato un ulteriore ritardo nei pagamenti, aggravando i problemi di liquidità già evidenziati nelle precedenti rilevazioni. Tale appesantimento si concentra particolarmente nelle aziende dell’edilizia e dei servizi alle imprese (proporzioni intorno al 45%), mentre nel manifatturiero e nei servizi alle persone si assiste ad una maggiore stabilità.

Rispetto al 2010, nel 1° semestre  2011 i tempi medi di pagamento dei clienti privati sono:


Non sa / non risponde 0,8%

Il confronto dell’andamento dei tempi di pagamento tra clienti privati e pubblica amministrazione rivela nel corso del 1° semestre 2011 una situazione di maggiore stabilità per quanto riguarda gli enti pubblici con oltre due imprese su tre che non ha riscontrato particolari allungamenti e con un maggior numero di imprese che ha registrato una diminuzione dei tempi (9%), seppure in termini reali il divario tra le due tipologie di clientela si mantiene ancora notevole.

I tempi di pagamento delle amministrazioni / aziende pubbliche,
nel 1° semestre 2011 sono:
(confronto con l’andamento dei tempi di pagamento dei clienti privati)

Non sa / non risponde 0,9%

«Situazioni da Far West – denuncia Giuseppe Sbalchiero, presidente della Confartigianato Regionale -. Farsi pagare è sempre più difficile e il livello di sofferenza delle imprese sta diventando insopportabile. Se poi uno non vuol pagare, per qualsiasi motivo, non c’è nulla da fare. Il problema – prosegue Sbalchiero – è che nel nostro Paese i furbetti sono tutelati e gli imprenditori corretti no. Fioccano i contenziosi per fallimenti, decreti ingiuntivi, srl che si volatilizzano, per non dire del paradosso dei tribunali che di norma affidano i beni pignorati al debitore per la loro custodia. Questi il più delle volte li vende per fare cassa e il creditore così perde ogni possibilità di recuperare il credito».
Per incassare, una piccola impresa deve attendere in media 79 giorni se il pagatore è un privato, 96 se è un’altra impresa, e 180 giorni se si tratta della PA. Se tutto va bene, chiaramente, perché se si rivolge a un tribunale potrà attendere fino a più di tre anni per far valere i suoi diritti.
«Tra il 2010 e il 2011 – conclude Sbalchiero – i tempi dei pagamenti dei privati sono saliti di 9 giorni e quelli delle imprese fornitrici di sette, a conferma che la crisi ha peggiorato la situazione. In leggera controtendenza solo i pagamenti della pubblica amministrazione in flessione di sei giorni. Una recente direttiva europea approvata lo scorso febbraio, pone un freno a tali ritardi prevedendo misure particolarmente efficaci soprattutto nei casi in cui il cattivo pagatore è la pubblica amministrazione. L’Italia, maglia nera per i pagamenti a livello UE, non si è ancora mossa per dare attuazione alla direttiva. Ha tempo fino al 2013. Speriamo che non attenda l’ultimo minuto».


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