Anche a livello di riforme ripartiamo dall’essenziale
di Gianluca Cavion, presidente Confartigianato Imprese Vicenza
È stato approvato in via definitiva, da parte del Senato, il Ddl annuale per le Piccole e Medie Imprese il cui ultimo, decisivo passo è l’attuazione delle deleghe da parte del Governo per la riforma della Legge Quadro sull’Artigianato vecchia ormai di quarant’anni. Un aspetto molto apprezzato della riforma riguarda le misure a tutela della denominazione “artigiana”: il termine potrà essere utilizzato esclusivamente per prodotti e servizi realizzati da imprese regolarmente iscritte all’Albo delle Imprese Artigiane. Non solo: viene anche riconosciuto il fatto che il lavoro artigiano non si esaurisce con quello di tipo manuale, ma comprende anche attività di natura ideativa, progettuale, creativa e tecnico-operativa. Di fatto intercettando, così, tutte quelle imprese che operano in settori innovativi come quelli della comunicazione o della tecnologia.

Alle solide radici del passato si unisce quindi visione del futuro, quanto serve per affrontare l’attuale momento storico. Tra l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale, che suscita opposti sentimenti, e una situazione geopolitica complessa, che lascerà tracce sugli equilibri economici tra diversi Paesi, ciò che si può fare è mantenere la calma e la rotta. Ridefinirsi continuamente, come azienda e come Associazione, non è semplice ma il momento storico che stiamo vivendo richiede questa capacità. Se quello che facciamo oggi domani è già passato, d’altronde su questa “rapidità” la politica internazionale ci ha dato più di una dimostrazione: bisogna andare all’essenziale.
In primis dal senso “essenziale” di un’impresa, che è quello di restare sul mercato, cercare di non soccombere economicamente, e di produrre benessere. Ed è a questi pilastri che si ispira anche l’attività di Confartigianato attraverso iniziative e azioni sindacali. Tra le ultime, per esempio, il dialogo con i referenti istituzionali per un intervento sulle accise, senza dimenticare tutta l’attività rivolta a intercettare misure di sostegno e incentivanti.
Accanto però a questo impegno quotidiano, vorremmo un’Europa più rappresentativa, forte nelle decisioni e determinata nel sostenere le imprese. Pur comprendendo la difficoltà di far convergere interessi diversi e di mediare con gli altri Paesi extra UE, spesso si ha l’impressione che l’Unione sia un vaso di coccio tra tanti di ferro. Eppure, è bene ricordarlo, quello europeo è un mercato di dimensioni interessanti, con capacità di spesa, attento ai valori che portano con sé prodotti e servizi, dove le PMI sono l’ossatura portante.
La relatrice di un recente incontro ha evidenziato come “vendere” pezzi di Paese, la sua sicurezza, la gestione di alcune infrastrutture, voglia dire di fatto mettersi nelle mani di altri. Questo, come l’ormai risaputo problema demografico, rimanda però a scelte operate nel passato (più o meno recente) di cui ormai abbiamo coscienza e alle quali dobbiamo trovare una soluzione, piuttosto che continuare ad analizzare. Se questo è il tempo delle trasformazioni, è anche il tempo giusto per capire i propri errori, cercando di non dimenticarli ma di farne tesoro.
Accanto alle problematiche contingenti, come il costo della benzina o delle materie prime, restano infatti annosi ostacoli che frenano le imprese: inefficienza della spesa pubblica e scarsa qualità dei servizi amministrativi. Sono fattori che incidono direttamente sulla competitività delle aziende, in particolare quelle di micro e piccole dimensioni. Le criticità si riflettono direttamente sulle attività: nel 2025 il 74% delle imprese considerava la complessità delle procedure amministrative un grave ostacolo, mentre il 79% segnalava l’instabilità normativa come problema rilevante. Il quadro è aggravato da un’eccessiva produzione legislativa: oltre 120mila atti normativi vigenti negli ultimi cento anni, pari a una media di tre provvedimenti al giorno. Sul fronte digitale, nel 2024 solo il 41,9% dei cittadini italiani ha utilizzato i servizi di e-government, contro una media UE più elevata. In Veneto la percentuale sale al 49,8%, ma resta insufficiente per sostenere un reale processo di semplificazione.
In questo contesto, per Confartigianato è centrale l’applicazione concreta del principio europeo del “Once Only”: una sola istanza, una sola piattaforma, una risposta definitiva e controlli concentrati, senza duplicazioni, perché i tempi per l’impresa sono fondamentali. Va anche rafforzato il SUAP come unico punto di accesso effettivo per le imprese, superando le attuali disomogeneità territoriali attraverso la standardizzazione regionale di procedure, modulistica e tempistiche.
Il Veneto ha l’opportunità di diventare regione pilota di una Pubblica Amministrazione più snella, efficiente e digitale. Confartigianato conferma la piena disponibilità a collaborare con la Regione per tradurre queste linee guida in misure operative concrete e rapidamente attuabili e rilancia l’opportunità di un Consiglio regionale dell’Economia, una sorta di Cnel della Regione, così come indicato nel documento presentato ai candidati alle elezioni regionali.
Iniziamo da qui. Dall’essenziale.