Orientare i ragazzi nella complessità

In questi ultimi anni, la sensazione è di aver smarrito certe coordinate, con il rischio di “perdersi”. Ma uscirne è possibile, soprattutto per aiutare i giovani a capire quale primo passo compiere verso il mondo che li attende.

Viviamo la stessa sensazione di chi, dopo aver girato su sé stesso, si ferma di colpo e, un po’ disorientato, rischia di cadere. La similitudine, efficace per illustrare quanto sta accadendo in questo ultimo periodo, non solo ai ragazzi ma anche ai loro adulti di riferimento, è di Daniela Lucangeli, docente Ordinario di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Padova, ospite del primo dei cinque incontri “Il talento porta lontano”, iniziativa promossa da Confartigianato e Confindustria Vicenza per accompagnare genitori e figli nella scelta consapevole della scuola superiore. Lucangeli parte proprio dal disorientamento/disequilibrio prodotto da tanti, imprevedibili eventi che in breve tempo ci hanno coinvolto e travolto: “Se non capiamo il presente, non vediamo il futuro e ci mancano le guide, che facciamo? Ascoltiamo il primo che passa, perché, se non sappiamo scegliere e orientarci, prendiamo vie che non sono le nostre. Ciò vale soprattutto per i ragazzi, ma accade anche agli adulti, genitori o insegnanti. Da qui una progressiva difficoltà di scelta della scuola superiore”. Questa la constatazione (realistica) che l’esperta non risparmia ai genitori che la seguono, uno ‘schiaffo’ necessario per fermarci e fare il punto della situazione per ritrovare l’equilibrio e non avviarci, o continuare, su strade sbagliate.

Alcuni spunti

Per riprendere in mano la situazione, spiega la professoressa Lucangeli, c’è bisogno di recuperare le proprie esperienze, la propria storia, ma anche di avere una meta, un obiettivo da raggiungere. E per fare tutto questo sono necessari validi appoggi, guide pronte a spronare e incoraggiare, non certo a sostituirsi. Orientarsi vuol dire proprio questo: vuol dire essere autonomi nelle scelte e non essere “eterodiretti” (diretti cioè dall’esterno) da elementi occasionali.
I nostri ragazzi, aggiunge l’esperta, sono costantemente in allerta, soffrono di stress, di solitudine, vivono in un perenne stato di “languore di gioia” (che difficilmente trovano). Per riappropriarsi della gioia, i ragazzi devono ritrovare la motivazione: si può educare alla gioia a casa e a scuola. “Al proposito, ricordo che la scuola per i ragazzi è tempo di vita, lì passano gran parte del loro tempo con i loro coetanei, lì scoprono chi sono – aggiunge Lucangeli -. Il primo passo, quindi, per capire che scuola superiore frequentare, è capire ciò che mi caratterizza”. 

Scuola & Famiglia

L’esperta, nel rispondere alle domande dei genitori che hanno seguito il webinar, ha ricordato come la scuola italiana nata nel dopoguerra con l’intento di alfabetizzare i futuri cittadini, proponesse, in linea con i tempi, istruzione negli ambiti essenziali del mondo del sapere. Ma successivamente questi ambiti si sono progressivamente ampliati, mentre i metodi sono rimasti gli stessi: cioè “spiego e verifico quanto imparato dall’alunno”. Oggi invece, anche in forza delle progressive conoscenze sul funzionamento della mente, l’apprendimento passivo non è più efficace: serve una convergenza di saperi e competenze. Da qui, spesso, uno scollamento tra quanto accade in aula e una realtà esterna complessa e in costante divenire. Ma anche i genitori, non di rado, incappano nell’errore di usare schemi sorpassati, ‘fuori moda’ come un abito vecchio, quando si tratta di indirizzare i propri figli nella scuola della scuola superiore. Da qui il preconcetto che certe scuole non siano ‘prestigiose’ e ‘all’altezza’ come lo sono certe altre, un’idea ‘tradizionale’ che, di nuovo, non tiene conto che la qualità formativa, le proposte didattiche, sono ormai allo stesso livello nei diversi percorsi scolastici, sollecitati da una realtà che va veloce.
Il peccato d’origine quindi, fa capire Lucangeli, è che venendo da un sistema culturale, sociale ed economico in cui l’apparire spesso vale più della sostanza, si è portati a focalizzare l’attenzione su cosa pensano di noi gli altri, sulla nostra immagine esteriore, sui giudizi altrui: “Stiamo raccogliendo quanto abbiamo seminato negli ultimi vent’anni avallando un sistema che faceva, appunto, dell’apparire il suo centro. Ma ora è giunto il momento di cambiare. Analogamente, è il momento di superare la cultura (e l’istruzione) della ‘performance’, che porta ad acquisire nozioni ma non ad apprendere”.

E se sbaglio?

Proprio in termini di ‘performance’ richieste, due quesiti del pubblico ne hanno messo in luce aspetti diversi e contrapposti: come aiutare all’autovalutazione e alla scelta un ragazzo che va bene in tutte le materie scolastiche (quindi alte ‘performance’ in tutti i campi di studio), e come aiutare chi invece è ancora confuso nella scelta con un recondito timore del fallimento?
Al proposito, la professoressa ha spiegato: “Nel primo caso ben vengano le tante caratteristiche positive, perché si hanno e si può contare su più risorse. Si tratterà poi di aiutare il ragazzo nella scoperta dei propri talenti e nell’immaginarsi da qui a cinque anni, per cercare di capire quello che lo arricchisce come persona e quelle conoscenze che intende e vuole approfondire per farne una professione. Quanto invece a chi è ancora confuso nella scelta, ricordo che non è un dramma sbagliare. Dobbiamo superare l’idea che le scelte siano definitive e che sbagliare sia perdere tempo (vedi video sugli errori, ndr). Gli errori portano ad altre scelte, sbagliare è un tempo di apprendimento altrettanto prezioso di altri. Diverso, invece, il caso di chi peregrina, perché significa non trovare il proprio posto. E questo ha un altro significato”.

Orientamento universitario

Altrettanto importante è la scelta della strada universitaria da intraprendere. Al proposito le esperte del Polo dell’Apprendimento portano un eloquente esempio. Eccolo.

“Buongiorno, vi chiamo perché ho sentito che vi occupate di orientamento, anche per i maggiorenni?”
Elena ha vent’anni e ci contatta perché non riesce a capire se per lei sia meglio proseguire gli studi oppure iniziare a lavorare, questa cosa la fa sentire molto a disagio e si sente bloccata. Nei primi colloqui emerge che Elena non è consapevole delle sue abilità e delle competenze acquisite durante il percorso di studi e fatica a pianificare il suo futuro.
Ad Elena è stato proposto un percorso di orientamento che prevede sia il bilancio delle competenze sia lo sviluppo di alcune abilità come la pianificazione e l’organizzazione, fondamentali sia per portare avanti un percorso formativo sia per quello lavorativo. Durante il percorso Elena, attraverso la somministrazione di alcuni test e questionari, ha acquisito maggiore consapevolezza delle sue abilità in ambito verbale, numerico, spaziale e meccanico, ha sviluppato inoltre competenze trasversali come quelle comunicativa, di pianificazione e organizzazione; utili in diversi ambiti lavorativi.
Dopo il percorso Elena si è sentita maggiormente sicura di sé e ha potuto scegliere il percorso formativo più adatto a lei per raggiungere la posizione lavorativa in cui sente di potersi esprimere al meglio. Quando, al termine del percorso, abbiamo chiesto ad Elena come è stato per lei ci ha detto: “uno pensa che si va dallo psicologo solo quando ci sono malattie, invece il percorso che ho fatto io è un percorso che può fare chiunque. Credo che capiti a tutti di avere un periodo di indecisione, in cui non sai cosa vuoi fare, dove vuoi andare. Puoi decidere di chiarirti le idee da solo e puoi scegliere di farti aiutare da una persona competente, che può farti vedere le qualità che non vedevi e anche i limiti… che puoi superare. Per me il percorso è stato così” 

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