Orientamento: l’importanza del ruolo di scuola e famiglia

Il percorso nella scelta della scuola superiore è un momento non semplice per i ragazzi di tredici anni e, per questo, hanno anche bisogno di chi li sappia accompagnare.

Tra le figure essenziali ci sono ovviamente i genitori, ma anche gli insegnanti, che conoscono attitudini, passioni e talenti dei ragazzi.
Il tutto in un’ottica di crescita personale, ma anche di proiezione verso un futuro professionale e lavorativo soddisfacente.
Altrettanto importante è conoscere lo scenario socioeconomico e il contesto in cui si vive. 
Queste le finalità dei vari percorsi di orientamento, tra cui quelli proposti da Confartigianato.

Tra le voci dell’iniziativa Il talento porta lontano” c’è quella di Marina Perego: psicologa, psicoterapeuta a indirizzo sistemico famigliare ed esperta proprio in Orientamento.

L’abbiamo interpellata.

Dottoressa Perego, come lei ha ricordato proprio durante la presentazione del percorso “Il talento porta lontano”, a 13 anni forse si è ancora “piccoli” per certe scelte, a fronte anche di un’offerta di percorsi scolastici sempre più articolata. Può spiegarci meglio questo aspetto?
La scelta dopo la terza media si inserisce in un momento delicato del ciclo di vita dei ragazzi, la preadolescenza, una fase di grandi cambiamenti, dove sembra difficile scommettere sul futuro scolastico e professionale dei ragazzi. In questo modo, l’offerta formativa ricca e articolata rischia di venire percepita dalle famiglie e dagli stessi studenti come dispersiva e ansiogena, per cui magari ci si ferma a prendere in considerazione solo i percorsi liceali. In realtà, l’offerta formativa ampia permette di poter scegliere il percorso più adatto allo studente, anche se questo implica necessariamente doversi soffermare a capire meglio due aspetti fondamentali per una buona scelta:  conoscere il sistema scolastico dopo la terza media, conoscere bene lo studente e le sue caratteristiche personali (attitudini, stili di apprendimento, interessi, valori, atteggiamento verso lo studio). Ecco perché l’orientamento ha un ruolo chiave e di supporto in questa fase.

Può accadere che la scelta del ragazzo non collimi con le sue vere attitudini…
Sicuramente non è facile identificare un profilo attitudinale completo per un ragazzo o una ragazza di 13 anni; lo sviluppo attitudinale a quest’età è in fase di maturazione, anche se è possibile iniziare a identificare alcuni aspetti della personalità. Cominciare a riconoscere le proprie attitudini è un primo passo importante per conoscerci meglio, e la conoscenza verso sé stessi porta solo aspetti positivi. Scegliere quindi una scuola in linea con le nostre attitudini ci facilita, perché possedere proprio le caratteristiche utili per quella tipologia di scuola agevola poi il rapido apprendimento e il buono svolgimento di determinate mansioni rispetto ad altre.

Quanto è utile il ruolo dei professori per individuare il percorso più idoneo da intraprendere? 
Il ruolo dei professori è molto importante in tale scelta. Innanzitutto, hanno uno “sguardo” più oggettivo e neutrale rispetto alla famiglia, e possono conoscere bene il ragazzo dal punto di vista dello stile di apprendimento e del metodo di studio. Dal mio punto di vista, la situazione è ottimale quando la famiglia sente di poter avere fiducia nel corpo docente, e già verso la fine della seconda media e l’inizio della terza inizia a chiedere un confronto con gli insegnanti sul tema. La famiglia, a sua volta, può avere uno “sguardo” più attento sugli interessi e le attitudini del figlio; capite bene quanto sia prezioso incrociare tali informazioni, quelle dei docenti e quelle dei genitori, per poter iniziare a pensare quali scuole potrebbero essere più idonee per quel determinato studente. Quando si verifica questa situazione di confronto e dialogo, il successo formativo dello studente è quasi sempre garantito.

Per i genitori la preoccupazione è che poi i figli trovino lavoro. Quanto le aspettative familiari, dalla scuola da frequentare al futuro lavorativo, possono influire nella scelta della scuola? E come fare per evitare troppe pressioni?
Le aspettative della famiglia hanno un ruolo determinante in tale momento di scelta. Difficilmente, a quest’età, un ragazzo ha la forza di poter scegliere senza l’influenza consapevole o inconsapevole della famiglia. Per questo ritengo che creare una rete di fiducia e collaborazione tra i tre attori fondamentali per la scelta (studente, genitori e insegnanti) già a partire dalla seconda media possa essere un grandissimo valore aggiunto. 

Considerato che i ragazzi hanno cinque anni di scuola superiore da affrontare, quanto e come va tenuto conto della realtà lavorativa in cui poi dovranno inserirsi?
Il mondo del lavoro oggi è in trasformazione continua ed è quindi impensabile effettuare una scelta pensando in terza media a quale percorso professionale ispirarsi. Troppe variabili, sia legate a un mondo del lavoro che cambia, sia al fatto che uno studente deve ancora compiere il suo percorso attitudinale, devono entrare in gioco in questo importante quinquennio. È solo con la scelta “dopo il diploma” che lo scenario del mondo del lavoro dev’essere preso in considerazione in maniera più determinante. Dopo la terza media, invece, suggerisco di pensare più alle diverse porte che ogni studente può aprire, ognuna di esse con un bel panorama di opportunità, e cercare di capire a quale (o quali) tra esse possono permettergli di fare più esperienze positive in linea con quello che egli è oggi: in termini di attitudini, interessi, stili di apprendimento, atteggiamento verso lo studio.

In che modo devono interagire mondo della scuola e mondo del lavoro per evitare un disallineamento e andare, invece, verso una convergenza di interessi a favore dello sviluppo personale e professionale dei ragazzi?
Il dialogo e l’interazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro è fondamentale, soprattutto in un contesto digitale dove tutto è interconnesso. In quest’ottica si stanno muovendo anche le Istituzioni, se solo pensiamo alla riforma degli Istituti Tecnici e Professionali contenuta nel decreto Aiuti-ter dello scorso settembre, dove l’obiettivo è rendere questi preziosissimi canali di istruzione e formazione più vicini a imprese e territori.

E se alla fine la scelta scolastica si rivelasse sbagliata, come va affrontata questa eventualità?
Sbagliare direzione non è un dramma, anzi: può essere l’occasione per capire meglio come siamo fatti. Sbagliando impariamo ciò che non è adatto a noi; l’importante è non continuare a sbagliare strada. Se i primi mesi o il primo anno non mi sento convinto della scelta effettuata, vale sempre la pena fermarsi un attimo a riflettere e valutare la possibilità di cambiare indirizzo. Passare cinque anni – in una fase della vita che è di crescita e di formazione anche per il nostro cervello – in una scuola non adatta a noi può essere deleterio. Molto spesso, invece,  gli studenti che cambiano indirizzo riportano l’esperienza stessa del cambio come positiva, oltre che come accrescimento della capacità di “Self-Efficacy”.

Per approfondire: https://marinaperego.com/

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