Occupazione: artigiani assumono ma mancano lavoratori

Nel primo semestre è proseguito il trend positivo nell’artigianato vicentino, e non mancano richieste. Ma, oltre alle incognite generali, resta il nodo delle figure e delle competenze difficili da reperire.

Nel primo semestre di quest’anno è continuata la crescita dell’occupazione dipendente nell’artigianato vicentino, nonostante le tante difficoltà riscontrate nel panorama economico, come l’escalation dei prezzi di materie prime e beni energetici: infatti, alla fine di giugno si è registrato un aumento dell’1,3% rispetto a un anno prima, e le prospettive sono di nuove assunzioni. È il dato che emerge dalla periodica analisi realizzata dall’Ufficio Studi della Confartigianato vicentina che, in questa tornata, ha coinvolto 1.801 micro e piccole imprese per un totale di 10.635 dipendenti. Un risultato che conferma la voglia di ripresa delle imprese artigiane e la loro capacità di resistenza e resilienza.

Avere la lungimiranza di guardare lontano, di investire in nuove tecnologie e imboccare la strada della sostenibilità, evidentemente ha dato i suoi frutti. Ora si spera solo che questo patrimonio di ricchezza e di competenze non venga sperperato. Perché, se prima si pensava di aver ormai superato il peggio, ora si attende l’autunno per capire se il trend verrà confermato o se si prospetta un altro periodo difficile e altri sacrifici. 

Territori e categorie

A livello territoriale, rispetto allo stesso periodo del 2021 si è rilevata la crescita del +2,7% dell’occupazione dipendente artigiana nel Nordest vicentino, in linea invece con la media provinciale l’Alto (+1,4%) e l’Ovest (+1,2%) vicentini, mentre l’area di Vicenza città ha registrato un incremento più contenuto, pari a +0,4%.

Anche nel dettaglio delle attività economiche si osservano differenze tra i vari settori. Sempre rispetto al I semestre 2021, le crescite maggiori dell’occupazione dipendente .si sono registrate nell’Artigianato Artistico (+3,9%) e nella Produzione (+2,9%); meno bene il settore della Mobilità, che ha segnato un -1,6% rispetto all’anno prima e in controtendenza rispetto al +2% registrato a fine 2021, e nella Comunicazione, che ha segnato un -0,4%, comunque in miglioramento rispetto a -1,6% registrato a fine 2021. 

I lavoratori. Chi sono?

Quanto al profilo dei lavoratori, continua la migliore performance dell’occupazione femminile, che a giugno 2022 è risultata l’1,9% in più rispetto a un anno prima, mentre l’occupazione maschile ha mostrato una crescita dell’1%. Ora la componente femminile rappresenta un terzo (34,4%) dell’occupazione dipendente dell’artigianato. 

Crescita più intensa per gli occupati stranieri, che hanno registrato una variazione tripla rispetto alla media totale, pari a +3,6% rispetto al I semestre 2021, mentre gli occupati italiani sono cresciuti dello 0,9%. Gli occupati di nazionalità straniera rappresentano adesso il 13,8% dell’occupazione dipendente delle imprese artigiane. È continuata inoltre, per la terza rilevazione consecutiva, la ripresa dell’occupazione degli “under 30”, che a giugno ha segnato un +1,5% rispetto all’anno precedente.
Che i dati di donne e giovani occupati nelle nostre imprese siano in aumento è un segnale inequivocabile di quanto l’artigianato rappresenti un’occasione di realizzazione personale e per mettere alla prova le proprie competenze. Nelle aziende artigiane conta quel che si sa fare, e investire in energie nuove e creatività è la strada migliore per non perdere posizioni e stare sul mercato. I lavoratori poi possono trovare nelle realtà artigiane un clima favorevole, anche per le stesse dimensioni aziendali, dove esprimersi al meglio e raccogliere soddisfazioni.

Per le altre classi d’età si conferma il trend degli ultimi anni: gli occupati dai 30 ai 50 anni registrano un calo pari a -1,5% rispetto a un anno prima, mentre la fascia di lavoratori “over 50” cresce del 5,6% (dato legato anche alle politiche pensionistiche). 

I dipendenti tra i 30 e i 50 anni rimangono la classe più numerosa, rappresentando il 48,7% dell’occupazione nell’artigianato; seguono gli “over 50” (28,4%) e gli “under 30” (22,9%). Continua invece la contrazione degli apprendisti, che nel I semestre di quest’anno hanno registrato un calo pari a -9,5% rispetto al I semestre 2021, la flessione più intensa da inizio 2020. All’opposto, cresce il numero di impiegati: del 4,7% rispetto a giugno 2021, e anche gli operai segnano un aumento del 3,0%. 

Le prospettive

L’analisi prova inoltre a capire le prospettive future, alla luce delle criticità ancora in atto. Nel mese di luglio le imprese totali della provincia di Vicenza prevedevano di assumere 7.620 lavoratori, 400 in più rispetto alle entrate previste lo stesso mese del 2021. Nel 28% dei casi per entrate stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato (erano 23,6% nel 2015, l’anno migliore per le assunzioni a tempo indeterminato grazie alle agevolazioni), mentre nel 72% per inserimenti a termine (tempo determinato o altri contratti con durata predefinita). Le entrate previste riguardano, oltre al settore dei Servizi, per il 60% le micro e piccole imprese (con meno di 50 dipendenti). Nel 59% dei casi, viene richiesta esperienza professionale specifica o nello stesso settore.

Figure richieste

Quanto alle principali figure richieste, sono molto ricercati operai nelle attività Metalmeccaniche ed Elettromeccaniche; in altri settori (1.440 entrate previste) le richieste riguardano cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici (1.150); seguono gli operai specializzati e conduttori di impianti nell’industria Alimentare (430), commessi e altro personale qualificato in negozi ed esercizi all’ingrosso (420) e personale non qualificato nella Logistica, facchini e corrieri (370 entrate previste).

Peccato che in un caso su due, ovvero il 50,4%, le imprese prevedano di avere difficoltà a trovare i profili desiderati. Un trend confermato anche dalle recenti stime di UnionCamere 2022-2026. Ciò ribadisce l’importanza di una ‘narrazione’ diversa dell’artigianato, anche da parte del mondo politico, che spesso incide non poco nelle scelte delle scuole superiori da parte delle famiglie. Non ci si stancherà mai di ribadire, inoltre, l’importanza di una maggiore condivisione d’intenti tra scuola e mondo del lavoro, affinché la formazione non sia fine a sé stessa ma, se non perfettamente allineata, almeno propedeutica per un mestiere. Ben vengano, quindi, le iniziative di riforma in tal senso del sistema formativo che hanno visto anche Confartigianato protagonista per permettere a tanti ragazzi di acquisire un sapere anche varcando i cancelli delle aziende

Tra i profili con maggior difficoltà di reperimento, come emerge dall’analisi, ci sono: Conduttori di mezzi di trasporto (73,2%), Operai specializzati nell’Edilizia e nella manutenzione degli edifici (69,1%), Operai specializzati e conduttori di impianti nelle industrie Tessile-Abbigliamento (65,8%), Progettisti, ingegneri e professioni assimilate (65,7%) e Operai nelle attività Metalmeccaniche ed Elettromeccaniche (63,9%).


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