
Non sempre e non tutto deve ricadere sulle imprese
di Gianluca Cavion, presidente Confartigianato Imprese Vicenza
Viste le premesse, la prima parte del 2026 poteva andare peggio. Per le nostre imprese è stato un semestre impegnativo sotto molti punti di vista. La prima sfida sicuramente è stata quella di cercare di capire quale strada la situazione internazionale stesse prendendo ma, come insegna la velocità tipica di questo tempo, ogni previsione poteva essere smentita nel giro di poche ore. Da qui la necessità di ‘ripartire’, ovvero di ripensare alla propria attività in un’ottica di continua elasticità.

La rigidità, intesa come struttura organizzativa dove ogni elemento è definito e finito, oggi non può reggere ai quotidiani urti che arrivano dall’esterno. Poi ci sono le dinamiche interne: dagli aumenti delle materie prime, delle forniture energetiche e del gasolio, passando per la carenza di nuovo personale, per l’imprenditore diventa così sempre più difficile programmare.
Eppure, ci dicono i dati del nostro Ufficio Studi, nei primi sei mesi del 2026 i livelli di occupazione delle imprese artigiane sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto all’analogo periodo del 2025, e questo vuol dire che l’artigianato in generale tiene, seppur con dei distinguo per settori. Da qui si deve partire per affrontare la seconda parte dell’anno, con un occhio rivolto anche alle scelte di programmazione amministrativa degli enti locali e del Governo nonché con rinnovata attenzione ai provvedimenti verso l’artigianato.
I primi interlocutori per l’impresa, e per Confartigianato, sono i territori e le loro Amministrazioni. Le scelte legate all’urbanistica, alla viabilità, ai tributi locali (come ad esempio la TARI), al funzionamento della macchina amministrativa, hanno un impatto sulle attività economiche e sui lavoratori, come abbiamo ribadito in occasione delle ultime elezioni comunali.
L’ascolto e il confronto tra mondo imprenditoriale e Comuni è il primo passo per evitare che, alle già complesse problematiche internazionali e di mercato, si sommino quelle locali. Tempo e risorse vanno dedicate al fare impresa, al creare occupazione, e non disperse a capire quale ufficio si occupa di cosa o qual è la giusta interpretazione dei regolamenti. Al proposito, da tempo come Confartigianato chiediamo una omogeneità degli attivi amministrativi, e la razionalizzazione dei diversi Uffici anche sotto il profilo economico, proprio per evitare che passando da un Comune all’altro cambi tutto (tassazione locale compresa). Analogo discorso vale per i contesti sovra comunali, fino al Governo. Confartigianato Vicenza, regionale e nazionale, è vigile su questi temi e non esita a portare le istanze dei suoi imprenditori nelle sedi istituzionali.
Accanto a questo è altrettanto importante ‘guardarsi attorno’ per capire come muoversi e come rimodulare il proprio fare impresa. Scorrendo l’agenda di questi primi sei mesi, accanto agli appuntamenti strettamente tecnici, abbiamo voluto anche proporre alcuni momenti di riflessione e ‘lettura’ di quel che sta accadendo. Lo abbiamo fatto attraverso incontri con esperti per poi calare quanto emerso, attraverso le diverse competenze presenti in Confartigianato, nella realtà delle nostre imprese.
Un esempio molto pratico è la discussione sulla mancanza di giovani da inserire in azienda. Sempre dai dati emersi dal nostro Ufficio Studi, a fine giugno 2026 gli occupati under 30 segnano un -3,6% rispetto a fine giugno 2025, quasi il doppio rispetto al -1,7% rilevato a fine 2025. In leggero calo gli occupati tra i 30 e 50 anni che segnano un -0,6% (in forte rallentamento rispetto al -3,6% osservato a fine 2025), mentre continuano ad aumentare gli occupati con più di 50 anni che segnano un +3% rispetto ad un anno prima, sebbene risulti la crescita più contenuta osservata dal 2014 (anno di inizio rilevazione). A questo si somma l’ancora bassa componente femminile degli occupati. I numeri ci dicono anche che (a fronte di una indubbia permanenza al lavoro degli over 50, sia per l’innalzamento dell’età pensionabile, sia perché mancano i giovani) vanno messe in atto azioni ad ampio raggio su politiche quali quella della famiglia, della conciliazione, del riconoscimento dei talenti (che altrimenti prendono la strada estera), della salute. Non si può perdere tempo né pensare che siano solo le aziende a dover fare i conti con queste realtà.
Tra l’altro, a guardare questi temi da un altro punto di vista, si tratta di altrettante occasioni per l’economia. I giovani che restano hanno bisogno di case (magari con recupero dell’esistente), ma anche di servizi (non c’è dubbio che quelli legati all’infanzia favoriscano anche le nascite); d’altro canto la cura della persona interessa anche molti over 50, che tra l’altro hanno una capacità di spesa maggiore. Tutto questo si può tradurre in lavoro per edilizia, sistema casa e arredo, servizi alla persona, attività legate al benessere e al tempo libero. Al contrario, una società anziana rischia di polarizzare solo su una fascia di popolazione politiche, spesa pubblica e privata, attività, innescando nel tempo un corto circuito. Da questo punto di vista sarà interessante la giornata proposta dal Movimento Giovani Imprenditori, che presenterà l’opinione appunto dei giovani artigiani. Un evento di incontro generazionale, perché se da un lato gli ‘over’ possono portare la loro esperienza, i più giovani hanno dalla loro una maggiore comprensione proprio di alcune dinamiche del contemporaneo.
