Maestri di futuro: l’artigianato fra tradizione e innovazione
Anche i Maestri Artigiani iniziarono in un mondo difficile. Ma ce l’hanno fatta costruendo, ogni giorno, il loro domani. È il miglior esempio per noi oggi
Cosa distingue un maestro mediocre da un buon maestro? A parità di competenze, a fare la differenza è la capacità di trasmettere la passione per il proprio mestiere. Nell’epoca in cui basta un clic per avere qualsiasi tipo di informazione, comprese quelle incontrollate e quelle elaborate dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale, l’illusione di sapere di tutto un po’ è la tentazione in cui cadono molti. La frase “si è sempre fatto così”, ormai, è roba da “boomer”, superata dalla più moderna “ma che ci vuole?”, sostituendo spesso la competenza con l’improvvisazione. Avere dati, cifre, numeri, oggi è forse la cosa più semplice grazie all’IA; più complicato è saperli leggere, così come saper leggere il mondo che ci circonda, o quella parte di mondo che ci interessa. Questo “sesto senso” non s’improvvisa, e non si può certo chiedere all’IA di attivarlo. È una abilità che si affina nel tempo, come il gusto, a forza di prove, errori, riprove, intuizioni, capacità di entrare in sintonia con chi o cosa si ha davanti. Certo non vuol dire chiudersi alle novità, alle nuove competenze. Il nocciolo è integrare il nuovo con il consolidato, l’innovazione con la tradizione, l’umana intelligenza con quella artificiale. Anche perché, senza questa integrazione, non c’è evoluzione, non c’è passaggio generazionale.
Nelle pagine di questo numero si leggerà come Confartigianato, attraverso le sue varie articolazioni, interpreta questo essere “Maestri del Futuro”, titolo anche dell’evento dedicato ai Maestri Artigiani del Veneto, per esempio interrogandosi sui nuovi megatrend del momento e il loro impatto sull’impresa. Ogni voce, che sia la demografia, la sostenibilità, la ridefinizione di confini politico-economici, l’evoluzione tecnologica e commerciale, porta con sé la necessità di un esercizio di immaginazione sul come ci si può posizionare o riposizionare. Proprio questo hanno saputo fare, nel loro divenire, i Maestri Artigiani, senza perdere la bussola del loro essere.
Vale anche per Confartigianato. E proprio sul futuro di essa si sono interrogati i 41 allievi dell’edizione 2024/2025 della Scuola di Politica ed Economia di Confartigianato. Il tema conduttore era “Un’Impresa Meravigliosa”, con al centro proprio l’identità, personale ma anche di famiglia, di gruppo, di impresa, che non dipende solo dal singolo, perché è costruita con altre persone, con il territorio, con la comunità, nella necessità di guardare avanti.
Un pensiero che si è sviluppato pure nel corso di Make It Pop, una due giorni di incontri e quattro conversazioni promossi dal Mestiere Comunicazione, Movimento Giovani Imprenditori, Digital Innovation Hub, con il contributo di Ebav e Camera di Commercio. Si è quindi parlato della comunicazione nel suo senso più ampio, al cui centro c’è stato lo “storytelling”. I relatori, tutti, hanno sottolineato l’importanza di valorizzare chi si è, la propria storia. In uno scenario che pare andare verso l’appiattimento, la scintilla dell’artigiano emerge. Dalla tendenza a muoversi sulle rotte del “personal branding” bisogna passare a selezionare, ricordare, educare al gusto, riprendere a toccare con mano. Così, uno dei relatori di Make It Pop, un fotografo e artista visivo multidisciplinare, Giovanni Cocco, ha raccontato la sua esperienza che l’ha portato a ritornare alla fotografia analogica per ritrovare il senso e il tempo della propria professione, che non vuol dire disprezzare le potenzialità delle nuove tecnologie. Si tratta solo di capire, e diversificare, ma anche di riappropriarsi con orgoglio del proprio passato per posizionarsi nel futuro.
L’unicità dell’artigianato, come più volte detto, è la cifra distintiva rispetto a ciò che altri possono fare in altre parti del mondo, con l’utilizzo di strumenti tanto sofisticati quanto senza “anima”.
In occasione del 19 marzo, festa di San Giuseppe patrono degli Artigiani, Confartigianato Nazionale ha proposto un momento di incontro e di riflessione dedicato al valore profondo del saper fare italiano, protagonista del Made in Italy. Non solo produzione e creatività, ma anche cultura e identità: l’artigianato come espressione viva di una tradizione che continua a innovare e a generare futuro. L’occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi dà l’opportunità, attraverso la metafora contemporanea della favola di Pinocchio, di testimoniare l’Artigianato come atto generativo capace di infondere anima alle cose e di narrare un sapere antico e innovatore”, si legge nella presentazione. Nel corso dell’incontro sono intervenuti studiosi e imprenditori, rappresentanti istituzionali, per un dialogo volto a mettere in luce come la cultura artigiana che rappresenta una risorsa strategica per il Paese, capace di coniugare qualità, bellezza e sviluppo, rafforzando il legame tra economia e comunità.
In un Paese, come l’Italia, disseminato di tanti “campanili” che vivono accanto ai centri cittadini, le imprese infatti rappresentano per la comunità altrettanti punti di riferimento. Lo sono per i lavoratori, che trovano nelle dimensioni artigiane una “seconda famiglia” la cui vicinanza con la prima permette un maggior grado di conciliazione delle esigenze (ne sono testimoni i collaboratori premiati con il Premio Fedeltà); per la collettività, che si fa numerosa e coesa, portando valore aggiunto (ne è esempio il progetto Inclusione Artigiana); per il benessere collettivo (i lavori manuali sono quelli più richiesti soprattutto da certe fasce di popolazione, e lì non c’è IA che tenga); per la storia del territorio, mantenendo vive lavorazioni ad alto tasso di ‘intelligenza artigiana’ (come per esempio i Tecnici Casari) e trattenendo qui le nuove generazioni; per le istituzioni, perché imprese vuol dire attrattività del territorio e quindi possibilità di spalmare i tributi comunali abbassandone il peso per il singolo. Senza dimenticare quelle realtà il cui nome riempie di orgoglio non solo chi vi lavora, ma un’intera provincia, regione, Paese: lo si è visto nel corso dei Giochi Olimpici e Paraolimpici di Milano-Cortina al cui successo hanno contribuito, in varia misura e in maniera più o meno esplicita, tanti e tanti artigiani.
La bellezza, l’armonia, ma anche il piccolo particolare che rende diverso quel pezzo o quel servizio rispetto a tutti gli altri, è l’essenza di un’opera d’arte che può anche essere un abito, una ceramica, una foto, un mobile, un pane, un componente metallico, una “app”.

Hanno collaborato a questo numero:
Carlotta Andracco, Flavio Biffanti, Gaia Anzolin, Nicola Carrarini, Valter Fabris, Cristian Farinea, Massimo Meggiolaro, Sabrina Nicoli, Marina Rigotto.
Direttore responsabile: Antonio Stefani
In redazione: Valentina Celsan, Stefano Rossi
Contributi multimedia: Corrado Graziano, Davide Samadello, Federica Vencato
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