Legge di bilancio 2026
Il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion, e gli interessi per le imprese
Dopo settimane di confronto e revisioni, il testo definitivo della legge di bilancio 2026 è stato approvato agli sgoccioli di fine anno.
“È una manovra prudente, nella quale ha prevalso la linea del rigore e della responsabilità, anche a causa delle risorse limitate e della necessità di salvaguardare i conti pubblici” commenta il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion.
Fisco e investimenti
Sul piano fiscale la manovra introduce alcune misure apprezzabili, ma non sufficienti a sostenere in modo deciso gli investimenti delle imprese. La novità principale è il noto taglio dell’Irpef per quello che il governo ha identificato come “ceto medio”: l’aliquota per i redditi fino a 50mila euro scende dal 35% al 33%.
Apprezzabile anche il rifinanziamento della Nuova Sabatini, che facilita l’accesso al credito e sostiene la capitalizzazione delle imprese che investono nel rinnovo di macchinari e attrezzature.
Diverso il giudizio sulle detrazioni edilizie ed energetiche. Pur a parità di condizioni, la progressiva riduzione degli incentivi, iniziata nel 2025 e destinata a proseguire nel 2026, rischia di scoraggiare il comparto edile, già provato dagli effetti del superbonus. Le continue rimodulazioni annuali rendono inoltre difficile programmare i lavori nel medio-lungo periodo.
“Anche per quest’anno non è stata prevista alcuna agevolazione per la sostituzione delle caldaie a gas, un incentivo che nel 2024 aveva favorito il rinnovo di impianti obsoleti, migliorando efficienza energetica e sicurezza. La mancanza di continuità dei provvedimenti e l’incertezza normativa finiscono per frenare gli investimenti”, osserva Cavion.
Innovazione e Transizione
Restano forti perplessità anche sulla gestione degli incentivi per l’innovazione, in particolare su Transizione 5.0. Dopo numerosi cambi di impostazione, la misura risulta penalizzata da risorse insufficienti a coprire le domande presentate e dalla cancellazione delle maggiorazioni green, nonostante l’ampliamento degli elenchi dei beni agevolabili.
Per Transizione 4.0 sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro per coprire le richieste di credito eccedenti le risorse inizialmente previste. Tuttavia, lo stanziamento non garantisce una copertura adeguata per tutti gli investimenti già effettuati. Manca inoltre una “soluzione ponte” che consenta di trasferire gli investimenti non finanziati verso il nuovo superammortamento.
“La manovra dimostra attenzione alla tenuta dei conti pubblici e introduce correttivi fiscali utili, ma delude sul fronte degli incentivi all’innovazione. Le imprese artigiane avevano bisogno di certezze su Transizione 5.0 e sugli investimenti green: questa incertezza rischia di rallentare la crescita e bloccare investimenti già programmati”, sottolinea Cavion.
Liquidità e costi per le imprese
È giudicata positivamente l’eliminazione dei limiti alla compensazione tra debiti previdenziali e contributivi e crediti fiscali, che avrebbe lasciato inutilizzate risorse maturate negli anni precedenti, riducendo la liquidità delle imprese. In direzione opposta, invece, l’introduzione di una ritenuta d’acconto nelle transazioni tra imprese, che rischia di comprimere ulteriormente la liquidità, soprattutto delle realtà più piccole. Preoccupazione anche per l’aumento dell’accisa sul gasolio, che grava sugli autotrasportatori che non beneficiano del relativo rimborso.
Lavoro, contrattazione e welfare
Nel loro complesso le misure fiscali e contributive delineano un intervento articolato di sostegno al lavoro, alla contrattazione collettiva e alla stabilità dell’occupazione; è innovativa la misura dell’applicazione di un’aliquota sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi riconosciuti nel 2026 ai dipendenti del settore privato. La misura, attuata in concomitanza con i rinnovi contrattuali dell’artigianato degli ultimi anni favorisce, anche se in misura limitata, i redditi medi e medio-bassi, pur presentando alcune complessità applicative. L’intervento valorizza il ruolo delle parti sociali sostenendo la contrattazione collettiva e accoglie la richiesta di Confartigianato di includere anche gli aumenti retributivi previsti dai contratti rinnovati già dal 2024, che prevedono ulteriori tranche nel 2026.
Positivo anche il mantenimento di strumenti a sostegno della competitività delle micro, piccole e medie imprese, come il rafforzamento della detassazione dei premi di risultato e delle indennità legate a turnazioni, lavoro notturno e festivo che favoriscono un miglioramento del potere d’acquisto dei lavoratori senza incidere strutturalmente sul costo del lavoro.
Permangono tuttavia alcune criticità: il carattere temporaneo di alcune misure, i limiti economici talvolta contenuti e la complessità applicativa rischiano di ridurre l’impatto reale delle misure previste e rendono difficile la programmazione per le imprese.
Famiglia, giovani e demografia
Apprezzate le misure a favore delle lavoratrici madri, come il bonus mensile di 60 euro a integrazione del reddito, gli esoneri contributivi e gli incentivi alle assunzioni. Tuttavia, secondo Confartigianato, serve un impegno più concreto a sostegno della genitorialità e della conciliazione tra vita e lavoro, attraverso interventi organizzativi, economici e normativi più efficaci. Il sostegno, sottolinea l’associazione, dovrebbe partire già dal primo figlio, se si vuole davvero contrastare il calo demografico.
Limitati, infine, gli interventi a favore dei giovani. La gestione discontinua e sperimentale del bonus giovani negli anni passati ha creato incertezza nelle imprese, scoraggiandone l’utilizzo anche nel 2026.
“Pur riconoscendo la bontà di alcuni interventi, la mancata strutturalità delle misure ne riduce l’efficacia. Alcune andrebbero garantite almeno su base triennale. È inoltre necessario rafforzare l’apprendistato professionalizzante per favorire l’occupazione giovanile e ridurre il mismatch tra domanda e offerta di competenze”, aggiunge Cavion.
Previdenza e settori produttivi
Sul fronte previdenziale la manovra interviene in modo prudente, senza una riforma strutturale. Confartigianato apprezza l’attenzione alla sostenibilità del sistema e al contenimento degli effetti finanziari nel medio periodo, ma resta aperta la questione del rafforzamento delle tutele per lavoratori autonomi e artigiani, in un contesto di invecchiamento demografico e carriere sempre più discontinue.
“La stabilità del sistema previdenziale è un obiettivo condivisibile, ma servono tutele più solide per artigiani e autonomi. Senza interventi strutturali, il rischio è trasferire il peso della sostenibilità sulle future generazioni di imprenditori”, commenta il presidente.
Positivo infine il sostegno al settore moda, in forte difficoltà, con un nuovo stanziamento a favore del design e della fase di ideazione, e l’incremento delle risorse per l’internazionalizzazione, pari a 100 milioni di euro aggiuntivi nel 2026. “L’attenzione a settori in crisi e il rafforzamento degli strumenti per l’accesso ai mercati esteri favoriscono la diffusione del Made in Italy, in un contesto globale segnato dalla crisi dei mercati europei, in particolare quello tedesco, e dall’introduzione dei dazi americani”, conclude Cavion.