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L’impegno di Confartigianato Vicenza sul fronte dell’alternanza scuola-lavoro: aziende disponibili, ma serve meno burocrazia

Francesca Sabella, della Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, e Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza

Tra le novità introdotte dalla Legge 107 sulla Buona Scuola, alcune importanti riguardano l’obbligo di avviare percorsi didattici in Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) per ciascuno studente delle superiori, a partire dalla classe terza, e da realizzare nell’arco del triennio per un minimo di 200 ore nei Licei e di 400 ore negli Istituti Tecnici e Professionali.

Con questa norma il Governo intende colmare la distanza che finora ha separato il mondo della scuola e quello delle imprese. I risultati di questo gap, purtroppo, si vedono nelle incerte prospettive occupazionali dei giovani e nelle difficoltà delle imprese a reperire manodopera qualificata. Per avvicinare la scuola, i giovani e le aziende artigiane, oltre ai due anni di sperimentazione dell’Alternanza Scuola-Lavoro, il Governo ha inoltre pensato al rilancio dell’apprendistato di primo livello e alle “Botteghe di mestiere” gestite da Italia Lavoro.
“L’Alternanza Scuola-Lavoro – commenta Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza – è la strada giusta, una novità nata per far incontrare il ‘sapere’ e il ‘saper fare’. Sebbene debbano essere ancora superati alcuni ostacoli burocratici rispetto alla già conosciuta e sperimentata formula degli stage, in una impresa artigiana uno studente impara molte cose e riceve molta attenzione. È necessario, quindi, aiutare gli imprenditori a insegnargliele”.
Per questo Confartigianato è impegnata a livello nazionale perché le piccole aziende protagoniste della formazione degli studenti siano riconosciute e premiate per l’impegno che si assumono, anche in termini di costi e adempimenti amministrativi”.
Anche a livello numerico, appare difficile che dal prossimo anno le aziende possano accogliere subito tutte le domande di Alternanza Scuola-Lavoro degli studenti dei licei e degli istituti tecnici e professionali. L’ipotesi più probabile, secondo uno studio della stessa Confartigianato sull’applicazione della riforma scolastica allo stato attuale, è che rimanga una quota di domanda insoddisfatta del 44%, distribuita in modo differente sul territorio (cifra che nel Vicentino si aggirerebbe sul 33%).
Durante l’incontro svoltosi oggi (25 maggio, ndr) nella sede di Confartigianato Vicenza dedicato al tema dell’ASL, è stata Francesca Sabella, della Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, a ricordare che in Veneto saranno 110mila complessivamente gli studenti interessati dall’ASL, circa 24mila dei quali in provincia di Vicenza. “Anche per la scuola – ha sottolineato la dirigente – il passaggio all’Alternanza non è così automatico, per questo serve una stretta sinergia con le imprese, per co-progettare le modalità di inserimento dei ragazzi e per studiare percorsi adatti al loro profilo. In tale ottica rientrano i numerosi incontri che stiamo avendo nella scuola e con varie realtà del mondo del lavoro, pubbliche e private, assieme alle quali verrà firmato un protocollo d’intesa a livello regionale. L’obiettivo di fondo, nel rapporto formativo che stiamo costruendo, è quello di far acquisire agli studenti non solo conoscenze specifiche ma anche competenze in senso lato, cioè quei requisiti ‘culturali’ che il mondo economico odierno richiede. Difatti le ore passate in azienda saranno valutate come quelle in aula, e la terza prova dell’esame di Stato potrà essere incentrata proprio dell’esperienza di Alternanza”.
Partendo da tali presupposti, Confartigianato Vicenza ha progettato un percorso di sensibilizzazione delle aziende che si articola in diverse tappe. La prima è consistita in un’indagine informativa e di adesione tra le aziende associate (con più di tre dipendenti). L’esito di trecento attestazioni di interesse è stato molto confortante, ulteriore testimonianza della responsabilità sociale nel mondo della piccola impresa, e rappresenta un primo pacchetto di aziende che sono state “consegnate” idealmente agli istituti vicentini con i quali Confartigianato si prepara a progettare i futuri percorsi di ASL.
Il passo successivo sarà la realizzazione di una scheda dati con cui tracciare i percorsi di Alternanza che verranno realizzati dalle aziende, permettendo così di monitorare i dati quantitativi (studenti/aziende coinvolte) ma anche qualitativi (attraverso la certificazione delle competenze e il possibile grado di occupabilità in uscita dalla scuola secondaria). Ancora, sono previsti incontri territoriali con dirigenti scolastici e imprenditori per approfondire gli aspetti più innovativi dell’Alternanza, oltre alla realizzazione di una guida operativa che riassume le attività che Confartigianato mette in campo per l’assistenza alle aziende.
Ora, dopo aver raccolto una prima adesione da parte degli imprenditori, che mette in evidenza anche il bisogno di approfondimento sulla nuova metodologia didattica, per Confartigianato rimangono alcuni aspetti critici della normativa che non incoraggiano la piena disponibilità del territorio.
Il primo ostacolo è ancora una volta la burocrazia. Le norme legate a salute e sicurezza vengono, ad esempio, applicate anche agli studenti coinvolti in percorsi di Alternanza in azienda. Perciò lo studente, pur non divenendo giuridicamente un lavoratore in senso stretto, viene comunque equiparato al lavoratore ed è destinatario delle stesse misure di tutela nel periodo della sua permanenza in azienda. Ne consegue la necessità non solo di valutare meglio la specificità normativa della presenza del giovane in azienda, ma anche che egli venga debitamente e preventivamente formato, sia dalla scuola che dall’impresa, su quanto attiene alla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.
“Anche a fronte di tutto ciò – aggiunge Sandro Venzo, delegato alle Politiche della Formazione e del Lavoro di Confartigianato Vicenza – proponiamo forme di sostegno o facilitazioni che possano aiutare l’interesse delle aziende verso l’Alternanza Scuola-Lavoro. Possono essere incentivi fiscali, contributi, riconoscimenti al valore formativo delle imprese, voucher formativi, particolari accordi con le scuole su inserimenti agevolati in azienda e quant’altro, ma anche semplicemente maggiore tutela e semplificazioni burocratiche”. Proprio perché, anche in tema di Alternanza, burocrazia e costi rischiano di complicare la partecipazione delle imprese a scapito dei giovani e delle imprese stesse, perché i ragazzi sono naturalmente portatori di creatività, innovazione ed entusiasmo, basti pensare alla loro apertura mentale nei confronti delle nuove tecnologie informatiche.


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