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In Fiera a Vicenza proclamazione dei Maestri Artigiani Confartigianato Bonomo: “L’Italia della piccola impresa che lavora e intraprende è una lezione per l’italia della burocrazia e del malaffare”

Il gruppo dei premiati 2015

Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza, ha aperto oggi con la sua relazione la 53ª premiazione dei Maestri Artigiani e Benemeriti alla Sala Palladio della Fiera, momento culminante della Settimana dell’Artigianato 2015.

Agostino Bonomo (Confartigianato Vicenza)

“Ogni volta che ci ritroviamo qui, assieme ai nuovi Maestri Artigiani, è come aprire una finestra e respirare una boccata di aria buona. È ritrovare la nostra stessa essenza, quella di gente che lavora e che dà lavoro. È sentirsi parte di quel territorio, popolato di piccole imprese, che costituisce la radice profonda del Made in Italy, e che fa stare in piedi il Paese non solo dal punto di vista economico, ma anche nel suo tessuto sociale, nelle relazioni tra le persone”.
“Se è vero che stiamo uscendo dal durissimo periodo della recessione e della congiuntura negativa, una buona fetta di merito ce l’ha proprio questo nostro mondo che ha saputo stringere i denti e, al tempo stesso, ha saputo innovare, cogliere inedite opportunità, rischiare nuovi percorsi. Perché questo vuol dire essere imprenditori”.
“È una lezione – ha proseguito Bonomo – che dovrebbe imparare quell’altra Italia, quella che sembra non cambiare mai, quella rappresentata da uno Stato che ti bastona subito se sbagli una virgola su un documento o versi con un’ora di ritardo, uno Stato che ti impone di ottemperare a leggi mal scritte, fumose, assurde, e che però non si accorge – o si accorge troppo tardi – delle malefatte che compiono alcuni pezzi dei suoi apparati. Pochi giorni fa abbiamo appreso dell’ennesimo scandalo a livello ministeriale, degli appalti pilotati, delle truffe ai danni della concorrenza. Ed è stato sbalorditivo sentir definire certe persone con l’appellativo di “supermanager”. Ma manager di che cosa? Di sicuro del proprio portafoglio, del proprio lauto conto in banca, non certo di ciò per cui erano stati messi lì, ovvero per operare a favore del bene comune. La corruzione non solo inquina il mercato e l’economia, ma sottrae al Paese 60 miliardi all’anno. Riusciamo a immaginare quante cose di pubblica utilità si potrebbero fare, con quella astronomica cifra? E ci rendiamo conto di quale devastante effetto abbiano, a livello di immagine internazionale, gli episodi di malaffare legati ai lavori pubblici in Italia? Vedremo, ora, se la legge anti-corruzione saprà mettere un freno a questo intollerabile malcostume”.
Una riflessione Bonomo l’ha dedicata anche alla politica del Governo. “Un Governo che – ha osservato – ha saputo prendere decisioni anche coraggiose, anche innovative, anche ascoltando le ragioni delle Pmi. Ma proprio perché l’Italia si fonda sulla piccola impresa diffusa, questo Governo deve anche trovare il coraggio, in sede UE, di dire un forte no ad azioni che privilegiano il modello nordeuropeo basato sugli interessi delle multinazionali che concentrano su di sé il lavoro, trasformando le attività indipendenti in proprie succursali”.
“Un caso attuale – ha aggiunto – è la lotta delle carrozzerie per salvaguardare la propria indipendenza, e con essa la libertà di scelta del cliente, rifiutando di trasformarsi in filiali dei grandi gruppi assicurativi. E anche la vicenda delle banche popolari, oggi costrette a diventare Spa tagliando sempre più i legami col territorio in cui sono nate e in cui raccolgono il risparmio, è frutto di tale concezione. Così come accade nel commercio, dove la grande distribuzione – spesso in mani straniere – fa la parte del leone a scapito dei negozi di vicinato, di quei piccoli esercizi che costituivano anche un presidio sociale”.
“È questo – si è chiesto Bonomo – il modello che vogliamo? O non è meglio far rinascere le città agevolandovi la presenza di attività urbanisticamente compatibili, inserite con intelligenza, poco impattanti perché dotate di attrezzature informatiche, o caratterizzate da lavorazioni manuali e creative? Anche attraverso tali presenze si configura l’idea della ‘smart city’ che torna a essere a misura d’uomo in quanto dotata di infrastrutture tecnologiche e servizi amministrativi più agevoli, che è frutto di una ‘ri-costruzione’ anche nel recupero edilizio, con una residenzialità attenta al risparmio energetico: una città che ci porti a frequentare nuovamente le nostre piazze, a beneficio pure del decoro e della sicurezza collettiva. Quella sicurezza che, ancora una volta, è lo Stato a dover garantire, fornendo di uomini e mezzi le forze dell’ordine, rendendo certe e immediate le pene per i reati, senza che un singolo cittadino sia costretto a difendere da sé la propria incolumità e quella degli altri. In questi ambiti, da lavorare ce n’è parecchio, anche nello scenario della ‘visione’ di un Veneto che aggreghi le varie realtà metropolitane mettendo a fattore comune le rispettive risorse, sviluppando le eccellenze locali in un sistema armonico”.
Non è poi mancato un cenno al tema dell’internazionalizzazione delle aziende, alla ribalta durante la Settimana dell’Artigianato, nella consapevolezza, ha ricordato Bonomo, di “quanto sia importante sostenere la vocazione ‘globale’ della nostra manifattura. In tal senso, come Confartigianato Vicenza non potevamo non cogliere per primi l’opportunità di essere presenti all’Expo, portando i nostri prodotti all’attenzione del mondo. La nostra è la terza provincia italiana per export, la seconda nell’ambito delle micro e piccole imprese. E se la Germania in dieci anni ha aumentato il valore di export sul Pil del 10%, Vicenza ha toccato il 42%, e senza contare le realtà della subfornitura che realizzano componenti destinati direttamente ad aziende estere”.
Tornando ai significati della cerimonia, Bonomo ha ribadito che “al di là delle loro qualità imprenditoriali e umane, i Maestri Artigiani rappresentano un esempio. Un esempio di impegno, di serietà, spirito di sacrificio, di capacità di aprirsi al nuovo e agli altri. E sappiamo quanto, di questi tempi, ci sia bisogno di buoni esempi, di valori importanti e solidi da trasmettere a quelle nuove generazioni che, oggi forse più di una volta, ci sembrano disorientate, fragili, in cerca di qualcuno che gli possa indicare un cammino nella vita reale, non nelle mistificazioni di cui è fin troppo affollata la realtà virtuale”.
“Da tali presupposti – ha spiegato – è nata anche l’idea del conferimento del titolo di Maestro Artigiano ad Honorem agli Alpini, comprendendoli tutti, sia quelli attualmente in divisa e sia quelli oggi in borghese ma sempre pronti a indossare il cappello con la penna quando c’è bisogno di dare una mano. Per questo abbiamo deciso di premiarli come ‘costruttori di pace’, facendone risaltare le loro peculiarità militari e civili ma anche l’affinità col nostro mondo imprenditoriale. Difatti, proprio gli artigiani vengono spesso definiti ‘gli alpini dell’economia’ per simboleggiarne la tenacia individuale e lo ‘spirito di corpo’ collettivo, di cui fanno fede i 20mila iscritti alla Confartigianato vicentina”.
“E non è un caso – ha aggiunto – che, proprio nella nostra provincia, migliaia di persone siano sia alpini che artigiani, protagonisti cioè di una doppia esperienza che si riverbera l’una sull’altra. Tipico, a questo proposito, è ogni intervento compiuto nell’ambito della Protezione Civile, dove davvero si ‘costruiscono ponti’, sia materiali che morali, tra chi ha bisogno di aiuto e chi non si tira mai indietro a fornirlo, nel nome della comune dignità umana”.
Arricchita per Confartigianato dagli interventi del vicepresidente nazionale e del presidente regionale, Claudio Miotto e Luigi Curto, e dalle parole del vice sindaco di Vicenza, Jacopo Bulgarini d’Elci, la cerimonia ha ripercorso le biografie dei premiati, chiamati sul palco a ricevere il riconoscimento per quanto realizzato.
Per i 35 anni di attività nell’azienda da essi fondata, e dove hanno imparato il mestiere decine di apprendisti, i dieci Maestri Artigiani proclamati quest’anno sono: Felice Baggio (Mobili e arredo, Pianezze), Alfredo Chilò (Lattoneria, Piovene Rocchette), Sergio Costa (Molitore, Chiampo), Irma Dalla Pria (Maglieria, Vicenza), Egidio Dellai (Edilizia, Schiavon), Aldo Peruzzo (Edilizia, Romano d’Ezzelino), Guido Rizzi (Termoidraulica, Costabissara), Vittorio Tadiello (Autotrasporti, Arzignano), Giovanni Torresan (Impianti Elettrici, Schio), Lucia Zaupa (Acconciatura ed Estetica, Vicenza).
Sono stati invece insigniti del titolo Dirigente Artigiano Benemerito per il loro ruolo associativo Giandomenico Bizzotto (Arredamenti, Rosà), Graziella Merlo (Acconciatura, Bassano del Grappa) e Pierluigi Zerbini (Pulisecco, Vicenza), mentre a Roberto Bortolati (Recoaro Terme), Giuliano Nicoli (Sandrigo) e Alessandro Stella (Vicenza) è andato il titolo di Pensionato Artigiano Benemerito per il loro impegno profuso ancora oggi nel gruppo Anap Confartigianato. È stato anche attribuito, per la quarta volta, il premio Imprenditore d’Eccellenza per l’innovazione, consegnato quest’anno a Stefano Zanotto della MicroValle (Microfusione e Protofusione) di San Pietro Mussolino. Sono stati inoltre festeggiati con il Premio Fedeltà cinque dipendenti di imprese artigiane distintisi per attaccamento al lavoro e all’azienda di appartenenza da almeno 25 anni: Renato Baggio dell’Autofficina Sandri (Tezze sul Brenta), Giampaolo Ghirardello della Rame Elettromeccanica (Vicenza), Silvano Marchesini della ditta Guzzonato Daniele & C. (Marano Vic.); Roberto Scalco della Carrozzeria Riva (Dueville) e Gianfranco Seganfreddo della Carrozzeria Spagnolo (Marostica).
Ma la mattinata, come detto, ha vissuto un altro momento significativo  con il conferimento del titolo di Maestro Artigiano “ad honorem” agli Alpini come “costruttori di pace” sia nei loro interventi in patria che nelle missioni all’estero. A ritirare l’attestato è stato il generale Federico Bonato, comandante delle Truppe Alpine di Bolzano. E al termine della cerimonia, accompagnata dalla Fanfara Storica dell’ANA Vicenza, nel piazzale antistante la Fiera è avvenuta la “riconsegna” alla Città di Vicenza dell’ordigno ormai noto come “Old Lady”, vale a dire la bomba della Seconda Guerra Mondiale che il 25 aprile 2014 venne disinnescata dal Secondo Reggimento Alpino del Genio Guastatori.


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