In assemblea per “ritrovarci”

di Gianluca Cavion, presidente Confartigianato Imprese Vicenza

L’appuntamento è fissato per lunedì 25 ottobre, alla Sala Palladio della Fiera di Vicenza, a partire dalle ore 18. Sì: dopo mesi di incontri virtuali, l’Assemblea dei Soci di Confartigianato Imprese Vicenza si terrà finalmente “in presenza”, pur nell’ovvio rispetto delle norme anti-contagio ancora vigenti. E proprio da lì ripartiremo: dall’attuale convivenza con la pandemia, perché a noi spetta il compito di mandare avanti le nostre imprese nonostante il Covid-19. Ben sapendo che anche il lavoro è “salute”, economica e sociale.

In tale ottica, avremo con noi illustri ospiti, che dialogheranno con il direttore del “Giornale di Vicenza” Luca Ancetti sulla base della concretezza, del come agire, analizzando oggettivamente sia la situazione attuale, sia le prospettive. Avremo perciò modo di ascoltare il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il prof. Giorgio Palù, noto microbiologo oggi presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), ed Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi nazionale di Confartigianato.

Si tratta dunque di tre personalità “venete”, ma con una visione ad ampio raggio, e dunque in grado di comprendere le problematiche e le aspettative degli artigiani e dei piccoli imprenditori della nostra terra, quegli “alpini dell’economia” – come li definisce questo numero di FareImpresa – che non hanno mai mollato neanche nei periodi più duri del recente passato e che ora intravedono i primi segnali di ripresa, attendendo pure di capire quali saranno i vantaggi delle strategie delineate per utilizzare al meglio le risorse europee del PNRR, riforme comprese, o l’entità dei nuovi fondi messi localmente a disposizione dai vari bandi.

Nelle nostre domande, nelle nostre attese, non c’è spazio per questioni ideologiche, per schermaglie politiche: il nostro campo d’azione è quello del pragmatismo. Significativo, a tale proposito, è stato finora il nostro atteggiamento nei confronti della campagna vaccinale e degli obblighi relativi al

“green pass”: un’adesione basata sull’esigenza di rendere compatibile il lavoro e la lotta al virus semplicemente perché, se una delle nostre aziende va in sofferenza per mancanza di personale ammalato, rischia l’asfissia produttiva, rischia di chiudere.

Ma c’è anche molto altro di significativo, nel momento del “ritrovarci”, del dirci “dov’eravamo rimasti?” sapendo che, in questi ultimi mesi, molte cose sono cambiate, per forza o per scelta: abbiamo scoperto alcuni vantaggi della tecnologia digitale, abbiamo avuto il tempo per maturare nuove idee ma anche – e forse soprattutto – abbiamo capito ancora di più il valore di operare assieme ad altre aziende, in logiche di filiera.

Insomma: una volta esisteva il titolare all’insegna del “fasso tuto mi”, adesso trova sempre maggior spazio la disponibilità (anche per necessità) a collaborare con altre realtà produttive, siano esse dello stesso settore ma anche di comparti affini, mettendo a fattor comune le rispettive competenze. Il risultato è che la “rete” delle attività è sempre più interconnessa, in grado di portare tante piccole imprese a compiere, insieme, grandi imprese. Partendo sempre da qui, operando cioè nei nostri territori, assicurando ad essi lavoro, sviluppo, progresso. E non solo nel manifatturiero, ma anche nel campo dei servizi resi al pubblico, ai cittadini.

In questo processo, probabilmente determinante è la presenza delle nuove leve di imprenditori, di artigiani della giovane generazione, per i quali non esistono più barriere, campanili, individualismi inutili: essi sono già cittadini di un mondo abituato a interagire, a parlarsi in tempo reale.

Ma ulteriori forme di collaborazione si registrano anche su un altro fronte della nostra economia, quello delle piccole aziende che esercitano le attività di fornitura per l’industria. Ebbene: come Confartigianato, durante il recente festival “Città Impresa”, abbiamo ribadito che tale relazione è uno dei fattori determinanti per il successo di ogni distretto produttivo. Una relazione che non può e non dev’essere un semplice schema committente-fornitore, ma un allineamento di standard qualitativi, un propositivo scambio di conoscenze, esperienza, propensione innovativa. Testimonianza concreta ne è il nostro contesto vicentino e veneto, dove la catena dei rapporti è diffusa in una dimensione capillare, densa di specializzazioni che creano valore aggiunto e soluzioni tanto più vincenti quanto più condivise, frutto di fiducia e rispetto reciproci.

Ecco: questo è lo scenario nel quale ci stiamo muovendo, questa è la situazione della “ripartenza” che ci attende dopo quasi due anni di incertezze, di tanti drammi umani, di giorni nei quali le varie ordinanze – talvolta contraddicendosi – scandivano i nostri comportamenti, a casa come in azienda. Ognuno di noi ha cercato di tenere la rotta a tutti i costi, come Confartigianato abbiamo fornito valanghe di informazioni pratiche ai nostri soci, ciascuno ha stretto i denti. Non siamo ancora al “liberi tutti”, e chissà quando lo saremo. Ma intanto il nostro dovere lo facciamo, pretendendo altrettanto da chiunque.